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Rumori molesti, in un anno 25 richieste di intervento. Decibel fuorilegge per un terzo delle attività controllate

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Rumori molesti, a Piacenza fuorilegge un terzo delle attività controllate. Sono i dati di Arpae (anno 2019) che riguardano la nostra provincia: su 32 attività controllate, in dieci casi si è infatti riscontrato almeno uno sforamento dei limiti; allo stesso modo su 33 sorgenti controllate, 11 sono risultate fuori legge.

Tutti i dati, recentemente aggiornati, sono contenuti nel sito Dati ambientali Emilia-Romagna che propone una serie di informazioni sull’esposizione della popolazione al rumore e sulle strategie che amministrazioni, enti e soggetti gestori intendono mettere in atto per la riduzione dell’inquinamento acustico. “Secondo le Linee guida OMS presentate nell’ottobre 2018 a Basilea – ricorda Arpae -, il rumore rappresenta uno dei maggiori rischi ambientali per la salute fisica e mentale e per il benessere dei cittadini europei; l’esposizione a rumore può infatti causare annoyance, effetti sull’apparato cardiovascolare, sul metabolismo, sul sonno e può avere ripercussioni negative sulle performance cognitive dei bambini”.

Venticinque complessivamente le richieste di intervento effettuate lo scorso anno da parte di cittadini (con esposti o segnalazioni) giunte ad Arpae: di queste cinque hanno riguardato attività produttive (industriali, artigianali, agricole, ecc.), 19 attività di servizio e commerciali (come locali pubblici, circoli privati o negozi), mentre una ulteriore segnalazione ha interessato infrastrutture stradali e ferroviarie; pur essendo il traffico veicolare – fa notare Arpae – la principale e più diffusa sorgente sonora nel contesto ubano, esso non costituisce il motivo più ricorrente nelle segnalazioni di disturbo inoltrate dai cittadini alle Amministrazioni locali.

A livello regionale il 57% delle richieste di intervento è riconducibile ad attività di servizio e commerciali: la sorgente specifica in questi casi è stata individuata in impianti installati al servizio dell’attività, quali condizionatori, impianti di ventilazione/aspirazione ecc. (70% dei casi) e nell’attività musicale (32% dei casi). “Sovente – scrive Arpae -, la rumorosità prodotta dall’aggregazione di persone, all’aperto o al chiuso, è comunque già di per sé rilevante nel determinare condizioni di disturbo alla popolazione”.

ESPOSIZIONE AL RUMORE – “Dai dati disponibili sull’esposizione della popolazione al rumore e da quelli derivanti dall’attività di vigilanza e controllo delle sorgenti di inquinamento acustico – spiega Arpae – emerge uno stato di criticità piuttosto diffuso. Negli agglomerati urbani (in cui risiede oltre un terzo della popolazione regionale) gran parte dei cittadini è esposta a elevati livelli sonori per lo più determinati dal traffico stradale. Inoltre, sorgenti sonore puntuali, prevalentemente riconducibili ad attività di servizio e commerciali, producono inquinamento acustico e disturbano i residenti, con conseguenti richieste di intervento alle Autorità competenti”.

Nella nostra provincia il 76,7% della popolazione (dati 2017) è esposta a livelli di rumore diurno (Lden) tra i 55 e i 74 dBA (decibel ponderati, che considerano la diversa sensibilità dell’orecchio alle diverse frequenze), mentre nel periodo notturno (Lnight) il 42,4% è sottoposto a livelli tra i 50 e i 69 dBA. “Si conferma – viene evidenziato – che il rumore, e in particolare quello prodotto dal traffico stradale, continua a rappresentare una rilevante criticità ambientale. Nelle grandi aree urbane della regione (in cui risiede oltre un terzo della popolazione regionale), la percentuale di persone esposte a Lden > 55 dB(A) risulta complessivamente pari al 65%; anche l’esposizione al rumore notturno, che come noto può produrre disturbi del sonno, è decisamente significativa, con il  51% dei cittadini esposto a Lnight > 50 dB(A)

PIANI CLASSIFICAZIONE ACUSTICA – La Legge 447/95 prevede l’obbligo per i Comuni, già introdotto dal DPCM 01/03/91, di procedere alla classificazione acustica del territorio di competenza (zonizzazione acustica), vale a dire all’assegnazione a ciascuna porzione omogenea di territorio di una delle sei classi indicate dalla normativa (e, conseguentemente, dei limiti a tale classe associati), sulla base della prevalente ed effettiva destinazione d’uso del territorio stesso. Dai dati disponibili presso Arpae risulta che al 31 dicembre 2019 238 dei 328 Comuni della regione (73% del totale) hanno approvato la classificazione acustica del territorio. La percentuale di popolazione zonizzata è pari al 91%, mentre il territorio zonizzato è il 75% del territorio regionale.

Nel piacentino sono 28 i comuni (60,9% del totale) che risultano aver approvato la classificazione acustica: Agazzano, Alta Val Tidone, Borgonovo, Cadeo, Caorso, Carpaneto, Castell’Arquato, Castel San Giovanni, Castelvetro, Cortemaggiore, Fiorenzuola, Gossolengo, Gragnano, Gropparello, Monticelli, Piacenza, Pianello, Piozzano, Podenzano, Pontenure, Rivergaro, Rottofreno, San Giorgio, Sarmato, Travo, Vernasca, Vigolzone, Villanova. Lo stato di attuazione dei piani di classificazione acustica – scrive Arpae nel report – è piuttosto disomogeneo nelle diverse province: Rimini è la provincia con la minor percentuale di comuni zonizzati (52%), mentre in provincia di Ravenna tutti i comuni risultano zonizzati. Le percentuali di popolazione zonizzata più elevate si riscontrano, oltre che per Ravenna (100%), per le province di Bologna e Parma (> 90%).

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