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Ironia più forte del Covid, a Piacenza arriva Satiri di Storie Festival “limited edition”

Torna presto a Piacenza Satiri di Storie: il Festival della Satira che assicura al pubblico piacentino risate e divertimento, non ha rinunciato alla sua quarta edizione, in calendario il 12 e il 13 settembre prossimi.

Rassegna di eventi e spettacoli comici con ospiti di eccezione, organizzata e diretta dall’attrice Letizia Bravi, l’evento sarà quest’anno in limited edition a causa dell’attuale emergenza sanitaria. Quasi in risposta e superamento dell’impossibilità odierna di muoversi liberamente e trasversalmente tra gli spazi, l’onda espansiva del festival si fa linguaggio. Linguaggio satirico come strumento di analisi interiore e sociale, di comunanza e distanza tra noi e le cose,  tra noi e gli altri. Senza perdere il gusto del divertimento.

Così in ‘Pourparler’, spettacolo di e con Annagaia Marchioro ispirato alla stand-up comedy americana, che sabato  terrà compagnia al Baciccia (via Dionigi Carli 7, Piacenza) dalle 21 e 30. Un viaggio alla scoperta della potenza delle parole, tra i personaggi più disparati e bizzarri e tante storie: storie d’amore e ribellione, di vita; parole di protesta, rivoluzionarie eppure semplicissime, a conoscerle davvero. Parole troppo spesso dimenticate o usate a sproposito.

Domenica 13 settembre vedrà invece sul palco l’attrice Letizia Bravi insieme a Marco De Francesca, presso il Teatro Trieste Trentaquattro (via Trieste 34, Piacenza) In due repliche – una pomeridiana  e l’altra serale – gli attori saranno alle prese con ‘Nuovi Poveri’, ultima produzione della compagnia milanese Guinea Pigs: un’attrice che ha bisogno di riaffermare se stessa e la sua professione e un attore – architetto che progetta interni lusso, dovranno confrontarsi con una comunità di nuovi poveri e con le loro storie. Sembra però non ci metteranno molto a diventare a loro volta personaggi di storie ‘scomode’ da raccontare, perchè, in fondo, la distanza tra noi e gli altri è  molto minore di quanto si creda.

In attesa allora che lo ho humor di Satiri di Storie porti a Piacenza la sua ventata di vigore, più che mai necessaria in questo momento, abbiamo chiacchierato con Letizia Bravi, mente indiscussa dell’iniziativa, per qualche interessante anticipazione.

Torna anche quest’anno il Festival piacentino della Satira, giunto alla sua quarta edizione, pensato nel rispetto delle norme anti-covid. Immagino la realizzazione non sia stata semplice, in un panorama incerto e mutevole come quello attuale.

La realizzazione non è stata affatto semplice e tutt’altro che scontata, dati i tempi e la situazione che stiamo vivendo attualmente. Pensa che a gennaio avevo tutt’altri piani per l’edizione 2020 di Satiri di Storie Festival: dovevano esserci una serie di spettacoli in collina, in provincia e c’erano già accordi in essere con dei comuni della valle. Poi è arrivato il Covid ed è saltato tutto. Con la ripartenza, mi sono ovviamente posta il quesito se farlo o no, ma mi sembrava giusto come messaggio tenere alto il morale e mostrare come sappiamo tutte e tutti reagire con resilienza e spirito di adattamento. Gli eventi sono pochissimi e limitati, due, così come i posti proprio perché l’ho pensata come un cofanetto Deluxe, una limited edition. Se siamo “limitati” dalla situazione, allora facciamo sì che questo diventi una scelta stilistica e programmatica.

L’anno scorso la rassegna si è mossa polifonicamente attraversando arti e media differenti, tra recupero della tradizione satirica piacentina e impronta nazionale del festival con ospiti illustri della satira ufficiale. Stavolta sembra invece concentrarsi di più sul linguaggio come strumento satirico, soprattutto l’appuntamento di sabato.

Quest’anno sono tornata principalmente al teatro, è vero, sarà che ho sofferto molto, in quanto è  uno dei settori più duramente colpito dalla crisi dovuta all’emergenza sanitaria. Ho visto colleghe e colleghi in crisi per la mancanza di lavoro, io stessa in questi mesi ho lavorato principalmente in video, pubblicità, podcasting e non ho potuto fare il mio mestiere, che per me è vitale. La tua osservazione sull’importanza  del linguaggio è giustissima. Il linguaggio è l’arma della satira: basta pensare alle battute, i giochi di parole…Se il linguaggio è il nostro strumento per codificare il mondo, la satira può essere quello strumento che lo decodifica, capovolge i significati, i ruoli, sovverte l’ordine prestabilito. Sabato sera in particolare, tutto questo sarà evidente.

Grande protagonista dello spettacolo è, non a caso, Annagaia Marchioro della Tv delle Ragazze, convinta, come i greci antichi, che noi conosciamo solo le cose che sappiamo nominare e che la discriminazione inizi dalle parole. Partirà da qui “l’indagine comico- scientifica” del suo “pourparler”?

Sì. Annagaia, oltre che una comica talentuosa, è anche attivista e filosofa, due ambiti ai quali io stessa mi sono appassionata in quarantena. Quest’anno la comicità di Satiri di Storie Festival credo si tinga di sfumature più riflessive, anche con #nuovipoveri. Non potevo fare finta che non fosse successo nulla: questi due spettacoli hanno il merito, a mio avviso, di portare temi alti, importanti con il linguaggio diretto e sereno della risata senza cercare la battuta a ogni costo.

La satira è in effetti linguaggio e non genere, che cambia in base ai diversi soggetti e tempi stigmatizzati: Nelle storie di Annagaia Marchioro, di personaggi, di ‘paesaggi umani’ sembrano entrarne parecchi. Forse, in fondo, ci siamo un po’ tutti noi?

Assolutamente. Dostoevskij disse che ‘la bellezza salverà il mondo’, oggi io credo che questo ruolo spetti anche all’ironia. L’ironia ci permette di prendere meno sul serio noi stesse, noi stessi e le altre persone, ci fa scendere dal nostro piedistallo quotidiano, piedistallo sempre più fomentato dai social.

E arriviamo a ‘Nuovi poveri’, spettacolo che ti vedrà attrice e ‘personaggio’ al teatro ‘Trieste 34’. Sembra chiaro qui il riferimento alla situazione attuale.

Pensa che questo spettacolo è stato concepito un annetto fa. Evidentemente avevamo presagito qualcosa. È nato dalla lettura che la compagnia Guinea Pigs, di cui faccio parte, fece di un piccolo libretto di Marc Augè: Diario di un senza fissa dimora. Ci colpì tantissimo, tutti noi pensammo che dicesse qualcosa di noi e quel qualcosa erano i nostri sogni di ricchezza e i nostri incubi di povertà. Siccome parliamo anche di noi e in scena siamo noi stessi, il tutto è stato concepito un po’ come un stand-up comedy, un genere che ci permette di mettere alla berlina noi stessi e i nostri comportamenti. Siamo in un circo abbandonato, ognuno può vedere in questa immagine quello che lui ritiene sia la sua ‘festa’ mancata.

Ma andiamo oltre. Guinea Pigs, la compagnia milanese che ha prodotto la rappresentazione, abbraccia spesso progetti incentrati sul superamento del limite, fisico ed emotivo. È stato così anche questa volta?

In questo caso, abbiamo lavorato sul confine tra attore e personaggio: per buona parte del tempo io e Marco siamo noi stessi in scena, non recitiamo, improvvisiamo anche se dovessero venirci da fare delle battute o se si aprissero momenti di dialogo con il pubblico. In altri punti invece il confine si sfilaccia, dei personaggi che facciamo ad un certo punto portano, mostrano delle parti anche di noi, che ci appartengono.

Affermi il bisogno di ‘riaffermare te stessa’  in un periodo tanto disorientante. Pensi di esserci riuscita, o almeno di averci provato tornando a Piacenza con Satiri di Storie?

Sicuramente è stato importante non perdere l’appuntamento annuale e, nonostante le difficoltà del caso, dire ‘ci siamo’. Credo sia (stato) un periodo complesso ma che ha messo in luce le persone e i progetti che per noi davvero contano. Satiri di Storie Festival è sicuramente, per me, uno di questi.

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