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Landscape off Limits, gli studenti del Politecnico ridisegnano Piacenza

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Si chiude con una intensa presentazione dei lavori degli studenti la prima settimana del workshop Landscape Of[f] Limits, organizzato dal Polo di Piacenza del Politecnico di Milano e dalla Scuola di Architettura AUIC. I 70 studenti iscritti (foto in allegato) sono divisi in 3 diversi gruppi-atelier e stanno lavorando (a distanza) a progetti e visioni per le aree fluviali del Po e per una connessione più forte con la città.

I PROGETTI

I titoli dei lavori (si allegano alcune immagini) raccontano sinteticamente gli obiettivi:

Atelier 1 Waiting for the Po

Coordinamento: De Molfetta&Strode (Federico De Molfetta, Hope Strode) – Lugano

Una serie di video illustrano gli aspetti più identitari del fiume e della sua costa. Le immagini e i suoni sono strumenti per immaginare un futuro diverso, in cui la qualità ambientale sia anche un driver per un uso collettivo degli spazi, con progetti di diverso impatto economico e di durata temporale.

Atelier 2 Future planetary ruins

Coordinamento: Nowa srl – Navarra Office Walking Architecture (Marco Navarra) – Caltagirone

Il gruppo immagina la dismissione del viadotto della A21, che diventerebbe una straordinaria rovina contemporanea. Gli studenti, anche attraverso il confronto con casi-studio delle diverse città di provenienza, leggono il territorio e lo rappresentano come fosse lo sfondo di un video-game.

Atelier 3: Mapping ideas, Designing places

Coordinamento: APS Landscape (Valerio Morabito) – Reggio Calabria

L’obiettivo dei progetti è rafforzare la qualità del paesaggio attraverso una serie di piccoli e grandi interventi che hanno lo scopo di ridurre la distanza, fisica e virtuale, tra città e natura. Percorsi e punti di osservazione sono gli strumenti utilizzati per fare del Po il vero parco pubblico della città.

VIRTUALITA’ – Il workshop ha nella distanza uno dei suoi fattori caratteristici. Tutte le attività sono condotte sulla piattaforma di Microsoft TEAMS, contribuendo a realizzare geografie “particolari”. Infatti gli studenti sono espressione di 20 nazionalità (Cina, Francia, Germania, India, Iran, Turchia, Bangladesh, Brasile, Portogallo, Cile, Colombia, Egitto, Etiopia, Giordania, Indonesia, Italia, Kosovo, Libano, Spagna) – in buona parte iscritti ai diversi corsi del Politecnico, in parte da altre Scuole partner – ma stanno lavorando su Piacenza da luoghi diversi per via dell’emergenza COVID: alcuni si trovano a Piacenza (25), altri in diverse città italiane (10). Molti in alcune città della Cina (15), in altri paesi europei (10, soprattutto Francia e Germania) ma anche in Iran, India, Turchia, USA e Bangladesh.

L’organizazione del workshop, supportata dagli uffici del Politecnico, reagisce a questa condizione particolare enfatizzando proprio il tema dell’interazione e dello scambio. Per questo è stato aperto e continuamente aggiornato il sito web https://landscapeofflimits.com/ che è uno straordinario archivio di documenti e di idee.

UN SITO PER PIACENZA – Nei giorni sta diventando un “luogo” in cui ognuno (docenti, addetti ai lavori, ma anche tutti i cittadini) può vedere le idee per Piacenza degli studenti del Politecnico. Contribuendo se volesse con video o testi. L’obiettivo è che questo sito possa diventare uno strumento, anche per le amministrazioni pubbliche per confrontarsi con le possibilità di uso e di trasformazione delle aree del Po che i progetti propongono e suggeriscono.

PROGRAMMA CONFERENZE – Sempre nel sito, sono visibili le conferenze che supportano il workshop e che sis ono già tenute nei giorni scorsi. Nei primi giorni della prossima settimana ce ne saranno due, entrambe alle 18, al link https://bit.ly/32xq4IX, di grande interesse:

– Lunedì 07 settembre parlerà Mario Súñer, un architetto paesaggista dello studio di Barcellona Batlle i Roig, autore di interessantissimi progetti di “riparazione” di territori degradati, come discariche o aree industriali dismesse;

– Martedì 08 settembre invece, sempre alle 18, ci sarà Hans Ibelings, teorico e storico dell’architettura, olandese ma che vive e lavora in Canada, dove affronta la questione attualissima dei modi con i quali architettura e progetto sono impattati dal riscaldamento globale.

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