Magico Palazzo Farnese con il Gran Galà della Lirica

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Un duplice successo ha riscosso il “Gran Galà Lirico –Luci sul melodramma e…” andato in scena sabato sera nel “magico” cortile di Palazzo Farnese e con il quale si concludeva la stagione estiva della grande lirica che vuole essere, soprattutto, un segnale di volontà di ripresa in tutti i sensi in attesa della riapertura dei teatri che, ci auguriamo, arrivi in fretta.

Ben 18 le romanze, sinfonie e preludi interpretati da cantanti di assoluto livello, musicata da un’orchestra (Orchestra Filarmonica Italiana) forte di ben 52 elementi diretti con raffinata maestria dall’affermato direttore Fabrizio Cassi e da un gruppo di cantanti che hanno rivaleggiato in bravura riscuotendo unanimi e prolungati consensi ed applausi. In particolare la mezzosoprano Cristina Melis, cagliaritana d’origine ma bolognese d’adozione e che avevamo recentemente ammirato a Castell’Arquato in Suor Angelica, ha impressionato per la potenza e la bellezza della voce e sicura tecnica di canto.

Il personaggio più atteso era, però, il tenore Fabio Armilliato, un attore prestato alla lirica con voce squillante e duttile con un repertorio che spazia da Tosca (ci è piaciuto molto il suo “E lucean le stelle”) ad Otello (non entusiasmante in “Dio mi potevi scagliar”). Accanto a loro hanno ben figurato il basso Marco Spotti (convincente soprattutto in Attila ma bene anche in Mefistofele e nei Masnadieri), la soprano Benedetta Torre dall’ottima tecnica di canto e voce calda e raffinata) ed il baritono Federico Longhi, autorevole con bella padronanza musicale.

Molto apprezzato ed intelligente si è rivelato l’accompagnamento dei cantanti, facendoli precedere da un testo letterario scritto con toni eleganti ed evocativi dalla piacentina Giulia Bassi e letto con ammaliante bravura dall’attore Mino Manni le cui letture riesumavano scritti di Arrigo Boito in occasione del 50° anno di attività del maestro Giuseppe Verdi dopo il primo insuccesso del “Il Corsaro” del 1839 ed alla vigilia ella composizione di Otello. L’esperimento della lettura aneddotica prima dell’esecuzione ci sembra un’ottima soluzione da ripetere nei futuri concerti.

Il secondo successo riguarda la riesumazione di un capolavoro (anche se può essere prematuro definirlo tale) storico-musicale ambientato a Piacenza e che celebra le sue bellezze, la sua provincia, il suo fiume ed il suo splendido palazzo Farnese in una composizione operistica musicata da Costantino Palumbo (allievo del Mercadante) e scritta da Arrigo Boito nel tardo ottocento dal titolo “Pier Luigi Farnese”, che narra la tragica vicenda della congiura Farnesiana con relativo assassinio del duca (Storia narrata da un prezioso libro edito dalla Banca di Piacenza) avvenuta nel 1547. L’opera, che avrebbe dovuto andare in scena nel 1891 al teatro Costanzo di Roma, non fu rappresentata per contrasti tra compositore e direttore del teatro e cadde nel dimenticatoio finchè alcuni soci degli Amici della Lirica lo (lo scomparso presidente Sergio Bonacore ed il sig. Dino Anelli) con grande cura e dedizione riuscirono a recuperare l’intera opera di cui sono stati presentati il preludio e la romanza del baritono (interpretata da Federico Longhi) entrambi assai apprezzate. A questo punto ci si augura di poter un giorno ascoltare l’intera opera sia per la sua bellezza che per l’omaggio alla città descritta e narrata così nobilmente.

Serata, dunque, assai piacevole ed importante onorata dalla presenza dell’assessore comunale Jonathan Papamarenghi e dall’avvocato Corrado Sforza Fogliani, presentata con eleganza dalla signora Silvia Casagrande alla presenza di un folto e caloroso pubblico assai generoso in consensi ed applausi: va riconosciuto grande merito agli Amici della Lirica che hanno avuto nella Amministrazione comunale e nella Fondazione teatri Piacenza preziosi collaboratori.

Ed è proprio con l’attivissima presidentessa Giuliana Biagiotti che facciamo un bilancio della manifestazione: “Sono davvero molto soddisfatta per l’esito della serata. Il pubblico ha riempito tutti i posti disponibili, i cantanti sono stati davvero molto bravi (qualcuna – vedi la Melis) ancor di più con un’orchestra di prim’ordine, autentico lusso per questi tempi. La soddisfazione più grande è stata senz’altro l’aver potuto presentare brani dell’inedita opera Pier Luigi Farnese coronando un sogno ed un progetto di Sergio (Bonacore, defunto marito – n.d.r.) e di Dino Anelli che tanti anni e tanta passione hanno dedicato a questo intento che ritengo molto prezioso per Piacenza e per la lirica in particolare. Per questo mi sento in dovere di ringraziare tutti quanti i miei collaboratori che hanno lavorato così splendidamente.”

Luigi Carini

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