Piazza Piacenza “Smartworking diventi vera opportunità per i lavoratori e il nostro territorio”

La nota stampa di Piazza Piacenza

È un momento storico complicato per la nostra città, colpita in modo drammatico dall’epidemia del Covid-19 e da tutto quello che si è portata con se: morte, tristezza, posti di lavoro perduti, crisi economica e sociale. In questo quadro ci apprestiamo a vivere una campagna elettorale, nella primavera del 2021, che porterà a scegliere il nuovo sindaco che dovrà guidare la comunità piacentina fuori dal pantano, ma soprattutto dovrà occuparsi di dare alla nostra città una visione, l’idea di un futuro che non può e non deve esaurirsi nel mandato e nel programma elettorale.

Visione che purtroppo è mancata a questa amministrazione e forse anche a qualcuna delle precedenti. Piazza Piacenza vuole essere un laboratorio di idee al servizio della città che si rivolge e vuole coinvolgere i cittadini che hanno voglia di mettersi in gioco, soprattutto quella generazione che negli ultimi anni si è sentita meno rappresentata, e un po’ dimenticata dalla politica. Quella dei più giovani, fino ad arrivare ai 30enni e quarantenni. Nel ultimo periodo si è parlato tanto dì smartworking, il lavoro agile, veloce, che per tanti ha significato un paracadute ma anche un’emergenza da gestire all’interno della pandemia globale. Ed è proprio su questo tema che vogliamo concentrare la nostra prima uscita, sottolineando luci e ombre e possibilità che questo nuova modalità di lavoro può rappresentare per la nostra città.

La crisi che stiamo affrontando non è cosa dell’ultimo minuto. L’emergenza Coronavirus ha gravato di nuove difficoltà una situazione generale che appariva fragile già da almeno vent’anni: ai primi posti nell’eurozona per debito pubblico e disoccupazione (soprattutto giovanile) e agli ultimi per PIL. E tutto questo nonostante l’Italia continui ad assestarsi al vertice della classifica europea quanto a ore lavorate settimanalmente dai suoi cittadini.

Se la questione verte sul tema della produttività, appare chiaro che nessuna delle azioni politiche intraprese finora ha mai realmente funzionato. Ciò che proponiamo come Associazione Piazza Piacenza è qualcosa di ben più strutturale: siamo convinti che per invertire la tendenza in corso sia necessario un nuovo patto tra lavoratori, imprese e la comunità tutta nel suo complesso. A fondamento sarà una realtà che esiste già da diversi anni, ma che solo di recente siamo stati forzati a considerare con l’attenzione che si merita: parliamo dello smart working.

Benché quello degli ultimi mesi sia stato uno smartworking improvvisato e ancora approssimativo, abbiamo comunque incominciato a coglierne le ricadute positive per il singolo lavoratore e per l’intero paese in termini di ambiente, urbanistica, welfare e trasporti. Perché ciò avvenga, tuttavia, occorre riconoscere la novità dello smartworking in tutta la sua complessità e non limitarlo al semplice telelavoro. Lo smartworking correttamente inteso è la naturale conseguenza di una nuova idea di management, basata non più sul concetto di controllo ma su quello di autonomia.

Sul tema si è espresso con chiarezza Vittorio Pelligra in un recente articolo apparso sul Sole 24 Ore: in un mondo in cui hanno sempre più valore doti come la creatività e l’iniziativa, perché ostinarsi a portare avanti un modello tarato sulle necessità della catena di montaggio di chapliniana memoria? Attenzione, però: il concetto di autonomia non deve essere confuso con l’autosufficienza; esso fa il paio piuttosto con quello di autodirezione. La nuova idea di management presupposta dal lavoro agile implica la creazione di strutture organizzative nelle quali i lavoratori siano in grado e, soprattutto, siano desiderosi di interagire, perché valorizzati e messi nelle condizioni di sviluppare le proprie potenzialità.

Miope sarebbe poi tralasciare le ricadute positive che il lavoro agile può portare al nostro territorio. Che cosa accadrebbe se i tanti pendolari piacentini potessero lavorare anche al di fuori del proprio ufficio? La risposta va da sé: Piacenza e provincia acquisterebbero un immenso potere attrattivo. Infatti, giunti a questo punto, chi mai si accontenterebbe di un malmesso bilocale nella metropoli quando potrebbe vivere con più comodità nel proprio paese? È ciò che Massimiliano Fuksas ha recentemente definito Nuovo Umanesimo: reintegrare gli spazi della vita quotidiana, ripristinando l’unità tra il luogo in cui si vive, quello in cui si lavora e quello in cui si trascorre il tempo libero.

È indubbio che riadattare un territorio a un nuovo modo di vivere e lavorare implica investimenti importanti, di cui quello per la diffusione capillare del collegamento internet sarebbe soltanto uno dei tanti necessari. Ma proprio per questo è necessario iniziare a lavorare subito, così da gestire invece che subire il cambiamento in corso. Non sarebbe utopico nemmeno pensare che Piacenza e il suo territorio possa diventare residenza d’elezione per tanti non nativi: una città relativamente piccola, comoda, con un costo della vita sostenibile si proporrebbe come valida alternativa per tanti lavoratori di Milano, a patto che riesca a offrire servizi all’altezza, capaci di non far rimpiangere quelli metropolitani.

Con questi spunti di riflessione intendiamo inserirci in un dibattito che ci pare di grande attualità e interesse e al quale ci auguriamo possano contribuire anche forze politiche, associazioni di categoria, sindacati e ordini professionali. Questo il sasso che lanciamo: lungi dal rimanere una bella parentesi, lo smartworking deve trovare una modalità organica e regolamentata per sopravvivere e continuare ad apportare i benefici che già in questi mesi si sono scorti, per il singolo lavoratore e per l’intero nostro territorio.

Associazione Piazza Piacenza

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