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“Pugni Chiusi”, monologo tra sport e diritti umani all’Open Space 360°

Nell’ambito delle iniziative di sensibilizzazione sulle tematiche della disabilità e della fragilità sociale, ASP Città di Piacenza in collaborazione con il Comune di Piacenza propone uno spettacolo teatrale assolutamente inedito.

Si tratta di “Pugni Chiusi”, un monologo scritto da Maurizio Boschini e interpretato da Jacopo Trebbi con la regia di Gianni Marras. Lo spettacolo, ad ingresso gratuito (ma occorre prenotarsi), è in programma per domenica 27 settembre alle ore 21 presso l’Open Space 360° di via Scalabrini 19. Al termine della rappresentazione, della durata di poco più di un’ora, è previsto un breve incontro con l’autore del testo, Maurizio Boschini. Una rappresentazione di Pugni Chiusi, riservata a un gruppo di persone detenute, è stata programmata il giorno stesso nel pomeriggio presso la Casa Circondariale di Piacenza.

LO SPETTACOLO –  In un garage pieno di oggetti impolverati si aggira un uomo in preda a nostalgie e ricordi. E’ un ex atleta e dopo un po’ svela di essere Peter Norman, australiano, medaglia d’argento nei 200 metri piani alle Olimpiadi di Città del Messico nel 1968. Il protagonista ricorda il clima di quegli anni ed in particolare del ’68 ma soprattutto quanto fosse importante per lui quella partecipazione alle Olimpiadi e quanto ancora più importante la performance che lo portò inaspettatamente a migliorarsi incredibilmente ed a giungere secondo nella finale olimpica del 16 ottobre 1968 tra gli americani di colore Smith e Carlos che parevano irraggiungibili. Ma proprio quello che dove essere il momento più bello per un atleta, vale a dire la premiazione, diviene quello che complica per sempre la vita di Peter.

I due americani negli spogliatoi svelano il loro piano: per mettere in evidenza le condizioni di diseguaglianza degli uomini di colore cammineranno a piedi scalzi fino al podio e , al momento dell’inno USA in onore del primo classificato, indossando un guanto nero e reclinando il capo, con il pugno chiuso esibiranno il “black power salute”, il saluto dei gruppi afroamericani più radicali nella lotta per i diritti umani. Peter, informato pochi minuti prima delle intenzioni degli altri due componenti il podio, non ha esitazioni; anche lui intende solidarizzare in qualche modo partecipando a questa protesta: si fa prestare da un altro atleta americano un distintivo di una organizzazione a favore della tutela dei diritti umani e lo espone durante la premiazione sulla sua tuta.

Come è noto i due americani vengono radiati dalla loro federazione ed espulsi dai Giochi Olimpici ed al loro rientro in Patria sono oggetto di una serie continua di vessazioni ed umiliazioni. Peter apparentemente all’inizio sembra cavarsela con qualche critica ma in realtà la Federazione Australiana di atletica leggera e buona parte della opinione pubblica ( in Australia la situazione dell’”apartheid” nei confronti degli aborigeni non era certo inferiore a quella che si viveva negli USA) vogliono dimenticarsi prima possibile di quel gesto di solidarietà e di quel loro atleta, anche se aveva ottenuto un risultato fantastico con il tempo di 20,06 che ancor oggi è il record australiano su questa distanza.

Iniziano qui le disavventure sportive e personali per un uomo come Peter Norman che aveva avuto fino a quel momento una vita semplice, regolare, scandita solo tra impegno religioso nell’Esercito della Salvezza, famiglia e sport. Peter viene sempre più dimenticato, scaricato e quando tenta di avere il pass per le Olimpiadi di Monaco del 1972 nonostante più volte abbia ottenuto i tempi di qualificazione viene bloccato dalla Federazione che per quella rassegna Olimpica non invia nessun velocista. Peter cade in depressione ed anche nell’alcolismo; vive di lavori precari come insegnante di educazione fisica o garzone di macelleria, ma non rinnega mai quel gesto di solidarietà. Oramai la sua storia sembra finita nel più completo oblio; neppure per le Olimpiadi di Sidney del 2000 la sua figura viene ricordata, anzi per potere vedere le gare dal vivo viene ospitato dalla delegazione americana.

Ma proprio dagli Stati Uniti cominciano a ricordarsi di lui e dopo molto tempo si ritrovano insieme Norman, Smith e Carlos. La storia di Peter viene recuperata ma solo in extremis. Si , in extremis, perché il 3 ottobre 2006 alla età di 64 anni Peter Norman muore per un attacco cardiaco. La bara al suo funerale il 9 ottobre 2006 sarà portata a spalla a Melbourne da Smith e Carlos che terranno anche un sermone funebre in ricordo di un uomo buono e coerente, che aveva pagato caro un gesto di solidarietà a favore dei diritti umani. Nel 2012 infine, con una documento approvato dalla Camera dei Rappresentanti Australiana, a sei anni dalla morte la figura di Peter Norman viene riabilitata e vengono porte le scuse ufficiali per il trattamento che Peter subì al suo rientro dai Giochi Olimpici di Città del Messico. E con la lettura integrale da parte di una voce fuori campo di questo breve documento si conclude il monologo.

Per informazioni e prenotazioni contattare Brunello Buonocore di Asp Città di Piacenza o telefonicamente al 348/8713619 o tramite mail: brunello.buonocore@asp-piacenza.it

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