“Alta incidenza di positivi, ma numero ricoveri resta basso”. Più medici per il contact tracing

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“Quella di Piacenza nell’ultimo mese è la provincia in Emilia Romagna che ha il numero di positivi per abitante più alto, ma al tempo stesso siamo fra le province che, sempre in proporzione per abitanti, hanno un numero di ricoverati fra i più bassi”.

Lo ha detto il direttore generale Ausl Luca Baldino intervenendo nella seduta del consiglio comunale dedicata al nuovo ospedale per fare il punto sull’emergenza Covid nel piacentino. “Questo – evidenzia – significa probabilmente che tutti gli investimenti fatti in termini di personale, soprattutto sul territorio, stanno pagando: in questo momento abbiamo 22 medici, e altrettanti infermieri, che lavorano nelle Usca, erano in sei quando siamo partiti. Uno dei problemi avuti a marzo era che i pazienti arrivavano in ospedale con una malattia già in stadio molto avanzato”.

Attualmente – ha spiegato Baldino, sono circa un centinaio le persone ricoverate per il virus: “Due si trovano intubate in terapia intensiva, ci sono poi tre pazienti con il casco in terapia intensiva respiratoria. Stiamo ricoverando pazienti con un livello di gravità molto più basso rispetto al passato e non tanto perchè il virus sia mutato, i virologi ci dicono che ciò non è vero, ma perchè riusciamo a gestire meglio la presa in carico. Non abbiamo quelle situazioni descritte dai giornali con persone che aspettano per ore sulle ambulanze prima di poter essere messi al pronto soccorso, così come non abbiamo problemi sull’esecuzione dei tamponi: siamo la provincia in regione che per abitanti fa il maggior numero di tamponi; adesso con il polo di Le Mose non ci sono code, in 20 minuti il tampone si fa”.

“L’ospedale – ha aggiunto – è sotto pressione ma non in sofferenza, abbiamo cento ricoverati ma possiamo arrivare a numeri decisamente maggiori; abbiamo inoltre tutta una serie di interventi già pianificati che si attivano mano a mano che aumentano i ricoveri e soprattutto adesso siamo in grado di ragionare dieci-quindici giorni in anticipo”. “La vera sofferenza – avverte – non sarà tanto quella di gestire i pazienti Covid, ma di farlo toccando il meno possibile le altre attività. Fino ad un certo punto riusciremo a lasciarle quasi intonse, oltre un certo livello qualcosa dovremo andare a sacrificare. Non c’è l’intenzione di usare le sale operatorie come posti di terapia intensiva, adesso non ne abbiamo bisogno a meno che davvero non arrivi l’apocalisse. Attualmente i pazienti Covid vengono ricoverati in Medicina d’Urgenza e Malattie Infettive e abbiamo fatto l’accordo con la clinica Sant’Antonino per collocare i pazienti a bassa intensità, considerando che fra poco inizieremo ad avere anche le normali polmoniti da influenza, come avviene tutti gli anni”.

Baldino ha invece ammesso “qualche difficoltà” sul fronte del contact tracing a causa “dell’incremento fortissimo nell’ultima settimana dei positivi”. “Il tema delle scuole – ha spiegato – porta un carico di lavoro molto più alto rispetto a quello per un positivo trovato fuori dall’ambito scolastico”. “Abbiamo preso una sessantina di medici a contratto libero professionale da mettere sul contact tracing, parliamo purtroppo di medici non specializzati che possiamo utilizzare solo per alcune attività, e altri ne stiamo assumendo: oggi abbiano circa un giorno e mezzo-due di ritardo sulla parte complessa dell’inchiesta, subito viene invece fatta una inchiesta “light” con l’isolamento di positivo e conviventi, ma nelle prossime settimane dovremmo metterci a posto. Se ho capito bene in questo momento a Milano sono in ritardo di due settimane rispetto alle inchieste, il che significa che di fatto non si sta più facendo il contact tracing perchè si va oltre il tempo di quarantena”.

Per quanto riguarda gli infermieri, “l’obiettivo di assumerne 170 in più che avevo dato a luglio ormai è abbondantemente superato e oggi nella stragrande maggioranza opera sul territorio ad eseguire i tamponi a domicilio”, mentre la criticità maggiore è quella che riguarda i medici del pronto soccorso: “Non è facile trovare medici – spiega Baldino -, stiamo attingendo dal serbatoio di medici laureati ma non specializzati, questa è una difficoltà che riguarda tutta Italia”. A tal proposito, Baldino ha voluto precisare che in questo momento “l’azienda non ha nessun limite economico, l’indicazione della Regione è prendere il personale che serve: il problema è riuscire a trovarlo”.

Sul territorio sono attive la struttura di San Polo “dedicata a persone positive e asintomatiche che non riescono a rispettare l’isolamento nella propria abitazione”, e quella di Cortemaggiore insieme ad altre in corso di attivazione fra cui una a Calendasco “destinate a pazienti positivi con pochi sintomi ma non autosufficienti”. Baldino ha infine risposto alla proposta del consigliere Roberto Colla che chiedeva test gratuiti anche per le badanti: “Lo stiamo già facendo con le badanti di agenzia, assimilare le badanti a operatori sociosanitari e immetterle in un contesto di screening periodico è una cosa che avrebbe molto senso. Il problema è l’organizzazione, ma è una cosa che ha senso e che l’azienda è in grado di fare: abbiamo continuato a comprare attrezzature e possiamo eseguire un numero di tamponi in laboratorio molto superiore a quello che stiamo facendo in questo momento”.

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