“Anche da noi picco epidemico, dobbiamo fare di tutto per non tornare a pressare gli ospedali”

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“Oggi anche in Emilia Romagna abbiamo toccato con mano questo nuovo picco epidemico, molto consistente a livello internazionale e nazionale. Siamo fra le regioni che eseguono più test e hanno una curva epidemica ancora gestibile, ma dobbiamo far di tutto per non far circolare il virus e non tornare a pressare i reparti ospedalieri”.

E’ l’assessore regionale alla Salute Raffaele Donini a fare il punto della situazione sull’andamento dei contagi in Emilia-Romagna, dopo l’aumento dei positivi registrato negli ultimi giorni. Sottolinea che al momento la situazione negli ospedali è “ancora sotto controllo”, spiegando che la maggior parte dei focolai nella nostra regione si registra in ambito famigliare. “Al momento l’indice tra i casi positivi e il numero di tamponi eseguiti è del 2,5%, tra i più bassi tra le regioni con un picco epidemico – ha detto Donini passando in rassegna i numeri contenuti nell’ultimo bollettino regionale -. L’eta media dei contagiati è di 43 anni, non così bassa come nell’estate scorsa, ma neanche corrispondente a quella della prima ondata di marzo – aprile; la situazione dal punto di vista dell’impatto sui reparti ospedalieri è sotto controllo, al momento abbiamo 226 persone ricoverate per Covid e 14 in terapia intensiva”.

VIDEO – LE PAROLE DELL’ASSESSORE DONINI

Prevalentemente in Emilia Romagna si registrano focolai di tipo familiare: “Nascono dalla positività di uno dei componenti che, soprattutto se asintomatico, può trasferire il contagio ad altri famigliari o amici – spiega Donini -. Vi è poi qualche caso sporadico di focolai in realtà produttive, ma non legati a settori particolari, a cui si aggiunge qualche caso positivo di ritorno dall’estero, oltre a nuovi casi nelle residenze per anziani individuati grazie agli screening. 340 poi le scuole con almeno un caso positivo, senza particolari focolai, per 460 casi complessivi: 400 riguardano studenti e 60 persone che svolgono mansioni lavorative”. “Il fatto che il 50% dei positivi all’atto della constatazione di positività sia già in isolamento – sottolinea Donini – ci fa ben sperare sul fatto di continuare ad essere tempestivi nell’individuare e spegnere i focolai che dovessero riscontrarsi anche nei prossimi giorni”.

Quindi le azioni messe in campo dalla Regione per contrastare l’epidemia, a partire dalla capacità di testare i cittadini: “Oggi siamo stabilmente sopra i 60-65mila tamponi a settimana, a marzo se ne potevano fare meno di 3mila al giorno, a cui si aggiungono i test sierologici e l’attività sul territorio delle Usca. Dal 12 ottobre vi sarà la possibilità della vaccinazione antinfluenzale; l’anno scorso sono stati vaccinati 850mila cittadini, quest’anno ne potremo raggiungere 1 milione e 400mila: l’invito è quello di fare il vaccino, a partire dalle persone che rientrano nelle categorie più vulnerabili”.

Dal 19 ottobre nelle farmacie delle regione sarà inoltre possibile svolgere gratuitamente il test sierologico per individuare la presenza di anticorpi Covid: “Ci rivolgiamo agli studenti fino ai 18 anni e anche agli universitari, alle famiglie degli alunni da 0 a 18 anni e a tutto il personale docente e non docente: sarà anche possibile ripetere il test a distanza di qualche settimana”. Arriveranno invece dal 26 ottobre i cosiddetti tamponi rapidi: “Un test molto affidabile, ne prenderemo 2 milioni di kit, estendibili ad un altro milione, per presidiare il mondo della scuola e quello del lavoro, publico e privato. Doteremo poi di questi kit anche i medici di medicina generale che si renderanno disponibili a questa azione di screening”.

Infine l’appello ai cittadini ad avere un “comportamento responsabile”, seguendo regole e indicazioni per ridurre il rischio di contagio: “Il rischio zero in un mondo che è ripartito non esiste, esiste invece la possibilità di limitare il picco epidemico attraverso una maggiore prudenza e responsabilità, dall’uso delle mascherine, all’igiene delle mani, al mantenimento del distanziamento sociale. “Oggi siamo fra le regioni che testano di più e che in questo picco epidemico hanno una curva ancora gestibile, dobbiamo fare di tutto per non far circolare il virus e soprattutto non tornare a pressare i reparti ospedalieri. Tra panico e indifferenza c’è un’ampia terra di mezzo fatta dalla responsabilità di ciascuno di noi, dal senso civico, dalla coscienza civile e da quel sentimento di prudenza che deve indurci ad un modo di vivere che è quello di convivere con una pandemia in corso. Abbiamo molti più strumenti della prima ondata per poter vincere questa sfida con l’aiuto di tutti”.

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