Dal campetto della chiesa alla sfida da allenatori, i fratelli Inzaghi si raccontano al Festival dello Sport

Dal campetto della chiesa a San Nicolò ai successi in campo e alla sfida, oggi, da allenatori. Filippo e Simone Inzaghi si sono raccontati al “Piccolo Teatro” di Milano in occasione del Festival dello Sport, organizzato da Gazzetta dello Sport e dal Trentino, intervistati dal giornalista GB Olivero.

Una passione per il calcio, quella dei fratelli Inzaghi, scoppiata fin da bambini anche grazie a papà Giancarlo: “I ricordi delle prime partite a San Nicolò sono indimenticabili – le parole Simone – abbiamo cominciato nel campetto della chiesa e al parco giochi tra le scuole elementari e le medie: eravamo sempre lì a giocare dalla mattina alla sera, ricordo nostra madre che ci veniva a chiamare perché era ora di cena”. Partite che si spostavano anche nella mansarda di casa: “Una porta era quella del bagno e l’altra era il camino – il ricordo di Pippo -. Un giorno, in una finta e controfinta, ho sentito crack. Mi sono rotto il quinto metatarso, ho fatto la lastra: 35 giorni di gesso. Mio padre ci ha sempre seguito, ci ha trasmesso la la sua passione per il calcio: non dimenticherò mai quando ci portava a vedere il Piacenza, andavamo nel triangolo dove si scaldavano i giocatori per fare la foto con loro, noi con il cuscinetto del Piacenza. Se non ci fossero stati i nostri genitori, che ci facevano giocare a calcio ma ci obbligavano ad andare a scuola, il diploma di ragioniere non l’avrei avuto e comunque la scuola è stata importante”.

Parlando del confronto con il fratello, Pippo ha sottolineato che “se Simone fosse stato bene fisicamente avrebbe fatto meglio di me perché ha doti tecniche superiori alle mie. È stato sfortunato dal punto di vista fisico, al di là del fatto che ha realizzato 4 gol in una sola partita di Champions ed è stato decisivo per lo scudetto della Lazio. Ha avuto un grave problema alla schiena che lo ha segnato, faceva fatica ad allenarsi, ha stretto i denti, con il problema che aveva ha fatto il massimo che poteva fare. Per questo problema alla schiena, do uno scoop, a 21 anni Simone fu bocciato dal Milan perché fu diagnosticato il fatto che non potesse giocare a calcio, ma lui nonostante tutto ha fatto quello che ha fatto negli anni successivi”. “Sono molto fortunato, ho avuto un fratello che mi è rimasto sempre vicino – ha replicato Simone -. È un punto di riferimento, non solo in campo ma anche nella vita. Anche da piccolo veniva sempre a vigilare e controllare e sostituiva sempre mio padre quando non c’era. Pippo avrebbe segnato tantissimo anche con il Var, è un vincente nella vita e come calciatore, forse è stato celebrato poco in alcuni momenti”. Il gol fatto da lui che avrei voluto segnare? “Sicuramente mi sarebbe piaciuto segnare in finale di Champions League”.

Pippo ha ricordato anche l’esperienza con il fratello in Nazionale “La foto del primo giorno alla Borghesiana insieme è un ricordo che non dimenticherò mai. L’emozione di vederlo in ritiro come quando eravamo ragazzini, ma stavamo parlando di Nazionale maggiore…sono cose pazzesche che ci sono successe. È stata una grande soddisfazione anche per i miei genitori”. Pronto l’aneddoto anche di Simone: “Quel giorno arrivai e chiesi nella hall: ‘Scusi, per la camera?’ Risposta: ‘Ci ha già pensato tuo fratello, tu sei con lui’. Mi aveva già sistemato con lui per controllarmi anche lì!”.

Poco prima di Natale i fratelli Inzaghi si ritroveranno da avversari in Serie A, questa volta come allenatori, Pippo sulla panchina del Benevento, Simone su quella della Lazio “Non penso mancherà una telefonata o un messaggio – dice Pippo – sarà un giorno speciale al di là del risultato, ma allo stesso tempo sarà strano vederlo da avversario. Quando ci siamo sfidati a Bologna lui vinse 2-0 e a fine partita sembrava avesse perso, per me era un momento complicato e lui probabilmente si sentiva anche un po’ in imbarazzo che quella partita potesse decidere il mio destino”. Parlando di allenatori, Simone ha voluto ricordare Giuseppe Materazzi che lo fece esordire in serie A con la maglia del Piacenza: “Con me ha fatto qualcosa di speciale: eravamo cinque attaccanti, io ero il più giovane e penso che nessun addetto ai lavori e nessun giornale mi avrebbe messo titolare la prima partita contro la Lazio. Invece Materazzi, nonostante Rizzitelli, Stroppa, Rastelli e Piovani, venne alla mattina e mi disse che avrei giocato titolare, cambiando probabilmente tutta la mia carriera calcistica”.

Simone è pronto per allenare la Juventus? “Può allenare chiunque – afferma Pippo -, ma il legame che ha con la Lazio è difficile da spezzare. Il mio sogno è che possa fare il Ferguson della Lazio, è nato per fare questo, è laziale dentro e la società dovrebbe tenerselo stretto. Sarebbe problematico sostituirlo, perché ha tutti i connotati per essere un allenatore vincente”.

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