Fotovoltaico a Cadeo, Legambiente “Energie rinnovabili sì, ma non a scapito di fertile suolo agricolo”

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Intervento di Legambiente circolo di Piacenza Emilio Politi

Da poco più di una settimana la comunità Piacentina si interroga e discute sul progetto, presentato dalla ditta Fattoria Solare Sarmato di Reggio Emilia, di costruire un Parco Fotovoltaico dalle imponenti dimensioni nel Comune di Cadeo. Come Legambiente da sempre auspichiamo che finalmente si dia un deciso impulso alla transizione energetica verso fonti rinnovabili uscendo dalla schiavitù delle fonti fossili inquinanti ma anche oggi, così come sin dal lontano 2010 denunciavamo il rischio di uno sviluppo incontrollato dei mega impianti fotovoltaici a terra a discapito di fertile suolo agricolo , non possiamo che tornare a chiedere una totale moratoria ad ulteriore consumo di suolo, soprattutto se a destinazione agricola.

Il suolo è CIBO, il suolo è NATURA, il suolo è SALUTE, il suolo è FUTURO recitava la nostra campagna “Salva il Suolo” [People4Soil] del 2016, che ci ha visto raccogliere le firme e il sostegno di decine di migliaia di cittadini italiani a favore di una legge Europea contro il consumo di suolo. Con il consumo di suolo fertile si perdono tutti i vantaggi legati all’energia rinnovabile, soprattutto quando si potrebbero invece sia sfruttare le superfici esistenti di centinaia di capannoni che compongono il sistema logistico della provincia, sia immaginare soluzioni progettuali per installare pannelli sopraelevati che permettano la coltivazione del terreno,sia ricoprire di pannelli gli enormi piazzali di parcheggi cementificati della logistica ed aree industriali. Quindi nessun paradosso in quello che diciamo. La difesa dell’ambiente, che da sempre perseguiamo con sacrificio e costanza, non ci consente di penalizzarne una parte a vantaggio di un’altra.

Preservare il suolo, soprattutto quello agricolo, è da sempre una nostra lotta prioritaria sia che lo si debba difendere dalla eccessiva e inutile cementificazione residenziale, dall’esponenziale espansione logistica, dall’inutile espansione di centri commerciali, sia che lo si debba difendere da mega impianti fotovoltaici a terra. In questo sta la nostra coerenza. Stessa coerenza che vorremmo vedere nell’Opera Pia Alberoni – proprietaria dell’area in questione – laddove, per bocca del suo Presidente, si dice contraria alla costruzione del nuovo Ospedale su una sua area a destinazione agricola e nulla pare aver da dire su questo intervento.

Stessa coerenza che vorremmo vedere in chi è pronto a difendere il suolo agricolo ma non ad esempio il nostro ambiente fluviale e le sue enormi bio-diversità puntando su un modello di agricoltura e allevamento estensivo ed idro-esigente ben lontano dal concetto di low food e kilometro zero. Certo la normativa in materia non aiuta, presenta lacune e flessibilità eccessive, così come da tanti anni continuiamo a denunciare inascoltati. Ma è proprio per questo che le Amministrazioni che governano il territorio, dalla Regione al singolo Comune e gli Enti Preposti devono convintamente affermare e perseguire concretamente la inviolabilità del suolo, fermandone una volta per sempre il suo inutile consumo. Non bastano le dichiarazioni di principio ma occorre un reale controllo di quanto accade sul territorio. È questo che ci aspettiamo accada per Cadeo e il suo fertile terreno agricolo.

I VERDI “CONTRARI AL PROGETTO” – Sul tema inrvengono anche i Verdi EuropaVerde di Piacenza con una nota. “I Verdi di Piacenza sono contrari – scrivono -. La tesi da noi sostenuta è supportata dalla ineludibile necessità di conservare i terreni nelle migliori condizioni possibili. Il consumo di suolo che a Piacenza non conosce tregua, i cambiamenti climatici più che evidenti, ci impongono un’inversione di rotta. Le tre cose fondamentali che a Nostro avviso vanno poste in atto, non da oggi ma da ieri, sono: efficienza energetica, risparmio energetico, ed energia rinnovabile. Queste tre cose sono complesse ma non più rinviabili. Nella cultura d’impresa come nella vita normale deve entrare il rispetto per l’ambiente in cui tutti viviamo. Non è più accettabile lo ” scambio salute-lavoro”. Nei costi vanno calcolati anche il danno all’ambiente e i costi per la rinaturalizzazione dei luoghi”.

“Ad esempio installare un impianto fotovoltaico su un tetto non cambia nulla per la natura invece cambia molto perchè non può più sottrarre anidride carbonica dall’atmosfera trasformandola in ossigeno e se un quarto delle superfici già urbanizzate ( che sono di fatto le aree coperte da capannoni, uffici, parcheggi asfaltati e altre aree impermeabilizzate) fossero coperte da impianti di produzione di energia rinnovabile sarebbero circa 100.000.000 di mq destinati a produrre energia rinnovabile senza distruggere terreni agricoli. Si potrebbero produrre oltre 10 miliardi di KW/h (dati produttivi medi per la zona su elaborazioni dati GSE, per impianti di buona qualità realizzativa) all’anno senza consumare un mq di terreno in più rispetto a quello già consumato”.

“Se a questo aggiungiamo l’efficientamento nell’uso dell’energia e il risparmio di tutte le forme di energia che ancora oggi hanno uno spreco enorme probabilmente non ci servirebbe consumare buona terra. Dobbiamo migliorare l’impatto ambientale di quella immensa bruttura che ha trasformato gran parte della pianura piacentina in una distesa di capannoni. Rimangono poi tutti gli edifici residenziali esistenti sui quali si possono realizzare impianti per l’autoproduzione di energia. A noi sembra un po’ la fiera delle occasioni perdute”.

“Vorremmo chiudere ricordando che per decenni sulla nostra terra veniva prodotta circa il 10%di tutta l’energia elettrica consumata in Italia attraverso gli idrocarburi e l’energia nucleare con le relative ricadute negative, sul nostro territorio. Oggi dopo l’esplosione della “logistica” non vogliamo più diventare un altro territorio sfruttato in modo iniquo per produrre energia “verde” uccidendo quello che di più verde non c’è, la fotosintesi clorofilliana, prodotta, col sole, la terra, l’acqua e i vegetali. Spesso veniamo accusati di essere contro a tutto tale accusa la respingiamo decisamente la nostra è una proposta diversa di sviluppo, più rispettosa dell’ambiente in cui viviamo, che non riduce il lavoro ma che lo cambia e lo aumenta per tutti”.

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