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Giornata del Dono, Gino Strada “Ritroviamo la nostra umanità, serve impegno dei giovani”

“Aiutare le persone in difficoltà è un gesto umano, normale, che disegna una società meno aggressiva, più equa. Questa umanità va recuperata, ce ne siamo dimenticati”.

Gino Strada, fondatore di Emergency, è stato tra i protagonisti, accanto a Suor Antonella Teresa Sincletica del Monastero Carmelitane Scalze di Piacenza, Giornata del dono, organizzata dall’università Cattolica di Piacenza e dedicata all’economia solidale, alla cooperazione e alla cittadinanza attiva, con la partecipazione di associazioni e testimonianze di buone pratiche. Strada è stato introdotto da Paolo Rizzi, docente di Politica economica, Anna Maria Fellegara, preside della Facoltà di Economia e Giurisprudenza e da Anna Adorno, referente del gruppo Emergency di Piacenza.

“Emergency è nata nel 1994, per essere una risposta al dramma delle persone che si vedevano la vita rovinata dalla guerra – ha raccontato Strada -. Il 90% delle vittime è composto da civili, in zone dove sono pochissime le risorse, sia economiche che di assistenza. Da questa contraddizione è nata la voglia di fare qualcosa e quel qualcosa è stato Emergency. In poco più di 25 anni l’associazione è riuscita a fare cose di gran valore, non solo per i numeri (11 milioni di persone curate in giro per il mondo), ma per il percorso che si è fatto e che ha portato ad identificare come unico antidoto alla guerra la costruzione di diritti umani. Prendiamo la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, chiediamoci: ma è così, abbiamo tutti gli stessi diritti? Chi nasce in Mali ha la stessa dignità di chi nasce ad Oslo? Non credo. Eppure ci piace pensare che quella dichiarazione possa avere un senso e da lì è nato il nostro impegno. Oggi ciò di cui abbiamo bisogno è una forte reazione ideale, culturale dei giovani. Da questa situazione possiamo uscirne solo con la solidarietà e non con l’egoismo, la grettezza”.

“Dobbiamo capire cosa vuol dire società, comunità e quali obblighi questo comporti. Essere curati è un diritto di tutti e non perché sta scritto da qualche parte, ma basterebbe ragionare: se siamo una comunità, non è vantaggio di tutti che ciascuno sia curato al meglio? Si può parlare di diritto, ma anche di comportamento razionale. Per questo, ripeto, è necessaria una reazione solidale, estesa, dei giovani. Il mondo vecchio è quello che ha consentito il verificarsi di queste situazioni, e non parlo solo del Covid, con la nostra capacità di non capire che l’altro sei semplicemente tu visto dall’altra parte dello specchio”.

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