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In 500 sul Facsal per protestare contro il decreto “Lasciateci lavorare”

La pioggia battente non ha fermato lunedì pomeriggio la manifestazione contro le chiusure imposte dall’ultimo DPCM del governo Conte per contrastare la diffusione del coronavirus.

La manifestazione sul Facsal contro il Dpcm

Circa 500 persone si sono date appuntamento all’ingresso del Facsal di Piacenza. Si tratta di personale delle palestre, commercianti, pubblici esercizi che lamentano pesanti ripercussioni imposte dalle normative. Uno striscione recita: “Facile per chi ha lo stipendio dire agli altri di stare a casa”. Unanime la voce che si è levata: “Rispettiamo le misure di sicurezza e vogliamo lavorare”.

“Siamo persone che lavorano da 40 anni, e che hanno sempre contribuito alla crescita di questa città, abbiamo fatto tutto il possibile spendendo soldi ed è assolutamente sbagliato essere penalizzati in questo modo – ha detto Daniele Bavagnoli, titolare della palestra Acrobatic Fitness di Piacenza – A Piacenza sono stati fatti controlli da parte dei Nas, i centri sportivi erano in regola, lo stesso nel resto d’Italia, e hanno chiuso ugualmente. Lo stesso vale per i ristoratori: dire che un ristorante deve chiudere alle sei di sera, significa dire che non può aprire. Abbiamo aperto dal 25 di maggio, non è successo niente fino al 15 settembre e poi hanno dato la colpa alle palestre, ai ristoranti e ai bar, quando invece sono state aperte le scuole senza fare nulla per quanto riguarda i trasporti. Siamo stanchi, abbiamo sempre lavorato, si dovrebbero vergognare per come ci hanno trattato”.

Anche numerosi rappresentanti del mondo della politica hanno partecipato alla manifestazione: il consiglio comunale è stato sospeso perché è venuto meno il numero legale: gli esponenti di parte della maggioranza non hanno infatti partecipato la seduta per prendere parte alla manifestazione. Presenti tra i manifestanti il consigliere di Fratelli d’Italia Giancarlo Tagliaferri e della Lega Matteo Rancan, così come i parlamentari Tommaso Foti (FdI) e Pietro Pisani (Lega). Ingente anche lo schieramento delle forze dell’ordine, presenti sia per controllare il traffico congestionato a piazzale Genova sia per verificare che la manifestazione non degenerasse come accaduto in altre parti d’Italia.

I manifestanti, in corteo, si sono poi diretti in Piazza Cavalli: tra di loro persone con fischietti e coperchi di pentole per fare rumore, c’è chi scandisce “Vogliamo lavorare”. Tanti i cartelli e gli striscioni di protesta, a manifestare anche numerose partita Iva, rappresentanti di ludoteche e strutture sportive. “Palestre e piscine luoghi sicuri” – recita un cartello.

Un gruppo ha proseguito la protesta prima a Barriera Genova per spostarsi successivamente lungo via IV Novembre e raggiungere lo Stradone Farnese, accendendo fumogeni e lanciando slogan contro il governo Conte. Le forze dell’ordine hanno deviato il traffico, presidiando la situazione. I manifestanti – ridotti ormai a una ventina di persone, alcune delle quali provenienti da altre province del Nord Italia – sono poi tornati a piazzale Genova. Qui, grazie alla preziosa mediazione degli agenti della Questura, è stato possibile raffreddare gli animi e consentire la conclusione della manifestazione.

“RESTRIZIONI A TAPPETO PROVOCHERANNO MORTE ECONOMICA DI TANTE ATTIVITA” – Sulle nuove restrizioni decise dal Governo interviene anche Fida Piacenza (Federazione Italiana Dettaglianti Alimentari) per voce della presidente Giorgia Tosi: “Abbiamo testato per primi nei negozi del dettaglio alimentare i protocoll icovid e funzionano, questo nuovo dpcm non fa differenza tra i colleghi di altre categorie che si sono adeguati alle norme e quelli che noncuranti delle conseguenze hanno continuato a svolgere le loro attività come se il Covid19 non fosse un problema e sentendosi i più furbi”. “Quello che serve – prosegue la Presidente – sono controlli frequenti e punizioni severe a chi non rispetta e non fa rispettare le regole. Queste restrizioni a tappeto provocheranno la morte economica di tantissime attività e incentiveranno il contagio nelle abitazioni private, dove nessuno vede e nessuno può controllare.”

Le parole della Presidente di FIDA Piacenza, si uniscono a quanto dichiarato dalla Presidente Nazionale di FIDA e Vice Presidente Confcommercio, Donatella Prampolini “Pur essendo rappresentanti di una categoria tra le meno colpite da questa pandemia, non possiamo che dirci preoccupati per la piega che stanno prendendo gli eventi. Credo che tra le voci ascoltate dal Governo per prendere decisioni in merito ai DPCM, manchi la nostra. I nostri punti vendita sono restati sempre aperti, anche durante la fase uno, quando nessuno sapeva bene come comportarsi e mancavano i presidi anticovid, abbiamo stilato dei protocolli di sicurezza e la prima cosa da fare, sarebbe stato verificare con noi, se quei protocolli abbiano poi effettivamente raggiunto il loro scopo”.

“I nostri associati – sottolinea la presidente Prampolini – senza che nessuno lo imponesse, in estate hanno sottoposto il personale ai test sierologici, proprio per accertare se il rispetto delle misure di sicurezza fosse stato sufficiente e i risultati sono stati ottimi: pochissimi sono stati i contagi sui luoghi di lavoro e i pochi casi, quasi sempre riconducibili a cause esogene. Pertanto è incomprensibile come si possa pensare che la soluzione per contrastare l’aumento dei contagi sia quella di chiudere attività produttive, dove, lo dimostrano i fatti e non le parole, le procedure anticovid vengono rispettate e funzionano. Il Governo si concentri invece sui trasporti pubblici o su talune strutture pubbliche dove pare che i protocolli non esistano”.

“Si riapra e si riapra subito, perché il rischio vero è quello di far morire le imprese con la conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro!” – conclude.

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