Privacy e internet: perché è così importante?

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Vi siete mai chiesti quante ore al giorno trascorriamo su internet? Tante, forse più di quelle che vi aspettereste. Secondo gli ultimi dati ciascuno di noi, ogni giorno, trascorre 6 ore e 42 minuti connesso alla rete, di cui 2:15 ore utilizzando dispositivi mobile come smartphone e tablet.

Inoltre in un anno passiamo 100 giorni attaccati al computer o allo smartphone, circa il 27% di tutto il tempo che abbiamo a disposizione. Ci sono però grandi differenze tra le varie nazioni. In cima alla classifica dei paesi che trascorrono più tempo su internet troviamo le Filippine con oltre dieci ore al giorno, seguite da Brasile (9 ore e 29 minuti), Thailanda (9:11) e Colombia (9 ore). Tra i paesi che fanno un uso ridotto di internet il primato spetta al Giappone, (che si ferma a 3 ore e 45 minuti), seguito da una serie di paesi europei come Germania, Francia, Olanda, Svizzera, Belgio e Austria che si fermano tutti sotto le cinque ore. Diverso il caso dell’Italia, che si trova poco sotto la media mondiale con 6 ore e 4 minuti passati quotidianamente in rete.

Come proteggere la nostra privacy su internet

I metodi per proteggere la privacy su internet sono diversi. È possibile, innanzitutto, utilizzare una rete VPN che sia in grado di proteggere le nostre connessioni. Una VPN maschera la tua attività online indirizzando la connessione attraverso un server diverso da quello della rete che stai utilizzando. Tale rete può crittografare i dati, ossia convertirli in un codice che non può essere tradotto né intercettato da fonti non autorizzate. Inoltre una rete VPN può utilizzare il tunneling, un protocollo che incapsula le informazioni in un formato diverso. Questo protocollo è capace di nascondere le informazioni inviate e ricevute mentre si utilizza Internet sulla propria rete privata.

Una rete VPN è quindi in grado di mettere al sicuro i tuoi dati su internet. Con una VPN, i dati vengono crittografati da remoto sul server privato per garantirne la riservatezza. Anche accedendo a una rete Wi-Fi configurata da un cybercriminale, i tuoi dati non sono comunque visibili.

Internet indispensabile per il quotidiano: l’importanza della privacy

Internet è dunque uno strumento indispensabile per la nostra quotidianità. Tra lavoro, svago e affini sono tante le applicazioni e le piattaforme che utilizziamo durante la giornata. Ma lo facciamo nel modo corretto? Stiamo attenti alla nostra privacy su internet? Purtroppo non sempre. Fino a poco tempo fa, prima dell’esplosione delle tecnologie e dei servizi digitali, la privacy era legata al concetto di “essere lasciati soli”. Il bene tutelato dal diritto era, per così dire, il proprio quieto vivere o, al massimo, la reputazione. Solo in contesti eccezionali, il bene tutelato poteva essere la libertà individuale e collettiva. Pensiamo, ad esempio, ai regimi totalitari realmente esistiti negli ultimi secoli.

Oggi però tutto è cambiato e chi sostiene che la privacy non gli riguardi in quanto “non ha nulla da nascondere”, sbaglia e di grosso. L’errore, infatti, è pensare di sapere in anticipo quale aspetto della propria vita potrebbe, in futuro, causarci problemi. Oggi ogni aspetto della nostra vita si riflette quasi automaticamente in rete. Comunichiamo via chat o e-mail, raccontiamo tutta la nostra vita nei social, acquistiamo, prenotiamo e paghiamo online, accediamo a numerosi servizi pubblici via web. Ancora, esprimiamo i nostri desideri o le nostre paure utilizzando i motori di ricerca, carichiamo i documenti e le foto sul cloud.

Insomma, nell’ecosistema digitale parla di noi anche il “come” facciamo queste cose. I “metadati”, ossia l’ora in cui facciamo un acquisto o la velocità con cui clicchiamo su un sito o da dove digitiamo, sono tracciati. E dati e metadati sono la vera e propria benzina della new economy. Nessuno dei servizi a cui ci siamo abituati negli ultimi dieci anni – dai social network agli smart assistant – sarebbe possibile senza dati.  Nemmeno sarebbero possibili i vari componenti della cosiddetta “digital transformation” delle aziende, considerata imprescindibile per la competitività, ancor più nel mondo post Covid-19. Senza non potrebbero esistere lo smart working, Internet of Things, edata-driven business intelligence.

Ed i dati che servono alla new economy sono proprio quelli che ci riguardano più spesso, ossia attraverso i servizi che ci localizzano, ci chiedono quali sono i nostri gusti, tracciano le nostre scelte, archiviano i nostri post e le nostre foto. In alcuni casi, poi, monetizzano i nostri dati cedendoli a terzi a pagamento (illecitamente, a volte). I dati digitali, infatti, differentemente dal “passaparola”, possono essere copiati – identici a sé stessi – infinite volte e trasferiti a costi bassissimi.

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