Le Rubriche di PiacenzaSera - Nave in bottiglia

Addio Sergio, eri l’altra metà del calcio

Il ricordo del giornalista Mauro Molinaroli di Sergio Montanari, storico giocatore biancorosso

Vivere è anche ricordare. E’ vero. Ma il ricordo nasconde, a volte, il rimpianto, il bisogno di tornare indietro nel tempo e scrivere dell’amico Sergio Montanari che ci ha lasciati: Sergio è stato uno dei difensori più rappresentativi nella storia del Piacenza di ieri, povero ma bello. Per diverse buone ragioni. Era piacentino, non si tirava indietro quando era chiamato a combattere pe la causa biancorossa, soprattutto nei momenti più bui della sua centenaria storia, a risollevare le sorti della squadra.

Spesso ci ha messo la faccia. Sergio viveva l’altra metà del calcio perché di mestiere ha fatto per lungo tempo il postino. Al mattino il giro delle lettere e al pomeriggio il campo. Un giorno, stanco di chi si complimentava con lui per la doppia professione dandogli il merito di non aver mai abbandonato le Poste, rispose che, se qualcuno gli avesse garantito un futuro economicamente tranquillo nel mondo del calcio, egli avrebbe abbandonato volentieri la borsa e la bici per indossare la tuta e allenare giovani talenti. Così non è stato. Sergio ha continuato, per lunghi anni a pedalare di mattina e ad allenarsi, nei pomeriggi. Storia d’altri tempi la sua. Fatta di passione e di sacrifici, di volontà e di amore per il calcio.

Insieme a Ottavio Favari, rappresentato, tra la metà e la fine degli anni Sessanta, un esempio di professionalità e di serietà. Sergio arriva anche in serie B. Attento, agile e scattante, possedeva doti atletiche notevoli. Sapeva assumersi le proprie responsabilità. In una città, Piacenza, che viveva nel 1968 il sogno della serie B con il presidente Romagnoli e si rifaceva il trucco dopo anni di amarezze calcistiche, Sergio assomigliava a Bertoldo, furbo, saggio e contadinesco. Non si perdeva in ragazzate e assomigliava, nei contenuti, più al Grande Trap che agli Abatini. Non aveva la genialità di Righi o la signorilità di Bozzao, ma quando il Piacenza chiamava, Sergio rispondeva. Nel 1978 ebbe il compito di sostituire in panchina Ezio Galbiati. L’anno successivo tornò a fare il vice. Ma andò bene ugualmente. In quegli anni si alternarono, con scarsa fortuna, diversi allenatori: Fornasaro, Losi, Matté e Sergio Montanari era sempre dietro le quinte a suggerire, raramente appariva.

Nel 1983 sostituì il tecnico Angeleri a sei giornate dalla fine del campionato. Il Piacenza era messo malissimo. Sergio tentò il miracolo: evitare la retrocessione in C2. Il Piacenza retrocedette oltre che per colpe proprie, per una sciagurata classifica avulsa. Se Montanari fosse arrivato prima, chissà. Poi l’esperienza nel settore giovanile con la prima gestione Garilli e ora che se n’è andato resta il ricordo di una persona che ha voluto bene a Piacenza. In ogni modo Sergio merita un posto nel Pantheon dei biancorossi illustri.

Mauro Molinaroli

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