Blitz all’interno dello stabilimento Gls dei lavoratori in appalto licenziati

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“A poco più di un anno dal loro licenziamento per sciopero i lavoratori del magazzino GLS di Piacenza hanno deciso di riprendersi questa notte quel posto di lavoro che una sentenza ha loro riconosciuto, ma che il loro datore di lavoro non vuole rispettare”.

Lo scrive in una nota il sindacato autonomo Usb che motiva l’azione intrapresa venerdì 20 novembre da un gruppo di ex lavoratori del magazzino di Montale. Dopo un’assemblea tenutasi davanti alle ribalte i lavoratori hanno deciso di entrare in magazzino salendo sulle saracinesche delle baie (i portoni attraverso cui si movimentano le merci) e si sono incatenati alle rulliere. “Come si ricorderà i facchini iscritti ad Usb vennero licenziati – recita la nota del sindacato – per aver dato vita ad una serie di scioperi in cui chiedevano sicurezza sul posto di lavoro. Dopo una lunga serie di iniziative sindacali, tra cui l’occupazione del tetto del magazzino per circa due settimane e di carattere legale, finalmente la Corte di Appello di Bologna ha riconosciuto le ragioni della loro protesta, il sacrosanto e Costituzionale diritto di sciopero e applicato il dettato dell’art. 18 sancendo il loro reintegro al posto di lavoro. Un reintegro che Natana doc spa (fornitore di servizi nell’hub piacentino di GLS) non vuole ora attuare sostenendo che al momento del licenziamento era operante la Seam srl”.

Il video tratto dalla pagina Facebook di Usb Piacenza

Secondo la nota di Usb “tutto ciò avviene dopo che nei ripetuti incontri di carattere istituzionale, sia in sede locale, che ministeriale i vari attori: dalla Prefettura di Piacenza alla stessa GLS, affermarono con perentorieta’ che ci si poteva attenere unicamente al pronunciamento del tribunale”. “Il loro gesto di rientro al lavoro è un richiamo forte alle autorità competenti – spiega Usb – per il ripristino della legalità, ma anche un gesto esemplare per tutta la comunità degli onesti, di chi paga le tasse, di chi viene sfruttato, di chi è oppresso dalla precarietà. Esemplare perché afferma che resistere ai soprusi e alle ingiustizie é una strada tortuosa e difficile, ma l’unica percorribile perché con determinazione porta al cambiamento in meglio”.

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