I facchini licenziati scrivono al vescovo Adriano “Ci aiuti nel nome di papa Francesco”

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Nuovo blitz alla Gls di Montale (Piacenza) nella serata del 25 novembre, da parte di una decina di lavoratori licenziati oltre un anno fa e ora, come stabilito dalla Corte di Appello di Bologna, in attesa di essere reintegrati.

La manifestazione ha seguito di pochi giorni un’altra plateale protesta, che ha visto i facchini incatenarsi alle rulliere, e si è risolta nel giro di poco meno di un’ora, grazie alla efficace mediazione degli agenti di polizia presenti sul posto, con Digos e reparto di prevenzione crimine. Nelle scorse settimane la Corte di Appello di Bologna ha riconosciuto le ragioni delle mobilitazioni che, quasi 2 anni fa, portano al licenziamento dei lavoratori dal magazzino di Montale, disponendone il reintegro. Provvedimento che Natana doc spa (ora fornitore di servizi nell’hub piacentino di GLS) non vuole ora attuare sostenendo che al momento del licenziamento era operante la Seam srl. Una posizione inaccettabile per Usb.

Facchini protesta

“I 16 facchini licenziati sono rimasti un anno e 8 mesi in silenzio, in attesa che il giudice decidesse – spiega Paolo Campioni, delegato confederale provinciale Usb Piacenza -, ora che la sentenza è a loro favore non è più possibile attendere oltre. Dietro a questi lavoratori ci sono famiglie a cui devono provvedere. I conti sono in rosso, la cassa integrazione è finita. Sono stati aiutati un po’ dalla Caritas e abbiamo chiesto aiuto anche al vescovo di Piacenza: gli abbiamo scritto, chiedendogli una mano per risolvere questa situazione. Come ha detto papa Francesco nella sua enciclica “Fratelli tutti”, in cui parla proprio di questo, di dare aiuto concreto. Abbiamo inoltre già chiesto un incontro anche al prefetto, stiamo aspettando la convocazione”.

“L’avvocato che segue la pratica, Jacopo Sanchez, ha presentato un ricorso d’urgenza per accelerare il reintegro dei lavoratori, dimostrando la situazione di difficoltà economica in cui vertono. Durante la vertenza, Gls aveva detto che se il giudice si fosse dichiarato a nostro favore, avrebbe reintegrato i lavoratori. Ed è per questo motivo che siamo venuti qui: se Gls avesse proceduto subito a concedere nuovamente il tesserino, queste persone avrebbero potuto ricominciare da subito a lavorare. Ma non è stato concesso e quindi è partita la protesta, che è durata poco perché proprio perché se chiediamo il rispetto delle regole, è perché noi per primi siamo disposti a farlo”.

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