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L’innovazione finanziaria a Piacenza: seminario in Cattolica

Fintech, il noto gruppo di lavoro che si occupa di tecnologia finanziaria che appoggia famiglie e imprese, prenderà casa anche a Piacenza.

Di questo e molto altro si è parlato nella teleconferenza, promossa dal Centro Studi di Politica Economica e Monetaria Mario Arcelli, del 17 novembre tenuta all’ Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza e condotta dal rettore e docente di economia e giurisprudenza, Francesco Timpano. Il punto focale dell’incontro è stato relativo al fatto di come Fintech possa fornire, alle imprese piacentine, le proprie forme di finanziamento, oltre a nuovi operatori finanziari che si aggiungono ai servizi bancari.

ItaliaFintech comprende, tra le varie realtà finanziarie, Borsadelcredito, Conio, Credimi, Epic, Fifty, Groupama SCF, Lendix, Modefinance, MoneyFarm, N26, Satispay, Virtualb, Workinvoice, Younited Credit, Soldo, Soisy, Raisin. Esse si occupano di servizi di soluzioni per famiglie e imprese tramite canali digitali: advisory, gestione dei risparmi, pagamenti, finanziamenti e equity. La piattaforma comunicativa e partecipativa “italiafintech.org” sarà il luogo dove il colosso finanziario pubblicherà i risultati delle proprie attività. I progetti Fintech sono idee finalizzate alla consulenza finanziaria, di famiglie e imprese, presentate nella maniera più comprensibile e chiara possibile proprio per andare incontro a tutti i bisogni dei propri clienti.

Nella nostra città il promotore è Carlo Marini, imprenditore piacentino ed ex direttore di banca, che già investe da parecchio tempo nel settore finanziario e che, nel suo nuovo progetto imprenditoriale di “supply chain financing” (finanza legata alla gestione del ciclo attivo e passivo delle imprese) da Milano a Venezia, ha visto l’opportunità di rendere Piacenza un nesso Fintech fra le due città. “Contribuendo – ha affermato – a portare sul territorio le competenze ed il dinamismo che in diverse città italiane, a partire da Milano, si stanno sviluppando attorno al tema dell’innovazione finanziaria, oltre a essere una realtà di grande valore sia per le imprese piacentine, sia per i giovani laureati della città”.

L’operazione è avvenuta tramite la società Keda Srl (sempre di proprietà Marini) che si occupa di progetti d’innovazione volti alla creazione di valore per le aziende. In questo contesto si colloca la partnership che Keda ha stretto con il laboratorio di progettazione “Next Generation EU” dell’Università Cattolica coordinato dal rettore stesso. “Nel momento in cui la finanza si avvia ad una profonda rivoluzione tecnologica – ha commentato Timpano – diventa sempre più importante lavorare con menti fresche, capaci di fare problem solving fuori dagli schemi tradizionali e in questo senso il Laboratorio rappresenta un interlocutore chiave per radicare questo dialogo anche a livello piacentino”.

Queste le parole invece di Claudio Cacciamani dell’Università di Parma. “Le nostre strutture finanziare rendono difficile l’accesso al credito; in particolare le assicurazioni non possono fare prestiti come le banche, mentre all’estero, in alcuni paesi, sono state trovate soluzioni adeguate. Ora è quindi necessario dare indicazioni operative per rendere più fluido l’accesso al credito stesso”. Giovanni Ferri dell’Università Lumsa di Roma ha poi affermato “Crescita ed innovazione funzionano in binomio”. Per dare valore all’affermazione ha menzionato la crisi del 2008, sostenendo che “una innovazione può sì liberalizzare l’economia, ma questo porterebbe anche a delle disuguaglianze in quanto l’instabilità finanziaria fa parte di un ciclo politico-economico; se lo sviluppo genera diseguaglianze, bisogna distinguere e valutare le promesse del Fintech”. Ferri ha precisato come Fintech “possa generare delle transizioni sostenibili passando da una finanza “predatoria” ad una “responsabile”, si pensi al “Green Deal” europeo”.

Alessandro Scortecci del Fondo Nazionale Innovazione ha quindi spiegato che “delle 12.000 start-up, molte rimangono allo stadio iniziale, sviluppando una “bassa profittabilità”. Sono pochi gli attori dei fondi “venture capital”, c’è una limitata partecipazione ed una mancanza di specifica cultura diffusa del “venture capital” e della nuova imprenditorialità”. Il Fondo Nazionale Innovazione si è posto come incarico “l’obiettivo di rendere il venture capital un asse portante dello sviluppo economico e dell’innovazione del Paese, creando i presupposti per una crescita complessiva e sostenibile dell’ecosistema venture capital facendo crescere l’eco-sistema. Altri obiettivi sono la crescita complessiva e sostenibile del Venture capital italiano, sviluppando la “community”, facendo evolvere il sistema per far crescere il mercato”.

La dottoressa Paola Papanicolaou del Gruppo Intesa Sanpaolo gli ha fatto eco, sottolineando che il  “venture capital è il motore dell’innovazione”. Per questo l’organizzazione lo sostiene per “le aziende che la vogliano introdurre al loro interno e per coloro che si vogliono rinnovare. Le soluzioni Fintech e i network – ha concluso -, sono nuovi modelli di business che velocizzerebbero la crescita della società”.

Al dibattito hanno preso parte anche altri professionisti del settore, tra cui: prof. Federico Arcelli (Università Cattolica e Oliver Wyman), Carlo Brunetti( Italian Angels for Growth), Franco Egalini (Fondazione di Piacenza e Vigevano, sostenitore di Rivista Economia Italiana) e Francesco Rolleri, presidente di Confindustria Piacenza.

Davide Cingolani

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