Vino, Confagri “Le nuove misure costeranno 8 milioni alle aziende regionali. Servono fondi aggiuntivi”

“L’inserimento dell’Emilia-Romagna nella cosiddetta zona gialla, a minor rischio, non deve far calare l’attenzione sul settore agricolo regionale. Servono fondi e stanziamenti aggiuntivi per contenere gli effetti negativi delle nuove misure anti Covid-19 in vigore fino al 3 dicembre. E soprattutto devono arrivare in fretta”.

Lo dice il presidente regionale di Confagricoltura, Marcello Bonvicini, che rilancia, in chiave locale, la richiesta di ulteriori risorse finanziarie contenuta nella lettera inviata al commissario Ue all’agricoltura e sviluppo rurale, Janusz Wojciechowski, dal presidente nazionale dell’organizzazione agricola, Massimiliano Giansanti, dove si sollecita “anche un significativo aumento dei massimali per la concessione degli aiuti pubblici nell’ambito del regime straordinario varato dalla Commissione”. A preoccupare è, in particolare, il comparto vino dell’Emilia-Romagna. “I mancati apericena e la chiusura alle 18 di enoteche, vinerie e ristoranti – prosegue Bonvicini – ci costeranno 8 milioni di euro e a pagare il conto più salato saranno le tante piccole e medie aziende, all’incirca 10.000, che rappresentano oltre il 60% del tessuto vitivinicolo regionale”.

“Sono infatti più di 17.000 le aziende viticole in regione – ricorda Confagricoltura -. Nella provincia di Ravenna si concentrano 4.004 imprese, segue Modena con 2.691, Forlì-Cesena (2.491) e Reggio Emilia (2.483); quindi Bologna con 2.013, Piacenza (1.494), Rimini (962), Parma (763) e Ferrara (356)”. Confagricoltura Emilia Romagna, stima inoltre “un danno economico pari al 70% del fatturato per i vini venduti nel canale Horeca – dal Sangiovese al Pignoletto, ai vini dei Colli parmensi e piacentini -, e una perdita più contenuta per i vini bianchi romagnoli e per i lambruschi, perché indirizzati in particolare alla grande distribuzione, che ha risentito in misura minore della crisi dei consumi. Uscirà fortemente penalizzato anche l’agriturismo – sottolinea l’organizzazione di agricoltori -, nell’anno in cui l’epidemia sanitaria si è già portata via gran parte del reddito dei primi 6 mesi”.

“La serrata serale, fino al 3 dicembre, farà perdere agli agriturismi emiliano-romagnoli oltre 10 milioni di euro di fatturato e lascerà a casa, senza lavoro, migliaia di persone”, avverte Gianpietro Bisagni, presidente regionale di Agriturist, gli agriturismi associati a Confagricoltura ossia la metà delle strutture attive da Rimini a Piacenza. Le stime di Confagricoltura Emilia Romagna passano al setaccio 861 agriturismi – su un totale di 1.200 in regione -, che “lungo la via Emilia, nelle aree di pianura come in quelle pedecollinari e montane, offrono il servizio di somministrazione pasti (156 nella provincia di Bologna; poi Forlì-Cesena (142), Piacenza (132), Modena (115), Ravenna (97), Parma (95), Reggio-Emilia (55), Ferrara (35) e Rimini (34)”.

“Esprimiamo apprezzamento alla Regione per aver concesso, in via del tutto straordinaria, l’autorizzazione a fare le consegne a domicilio, accogliendo velocemente il nostro appello. In un momento così delicato, il food delivery aiuta a mantenere e fidelizzare il cliente”, rileva infine Bisagni.

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