A Piacenza lavoro e sicurezza al top. Male la salute e l’ambiente

Posizionamento generale positivo del nostro territorio nel confronto con la realtà nazionale, con alcune aree di miglioramento suggerite dal paragone con quella regionale emiliano-romagnola.

E’ quanto emerge, in estrema sintesi, dalla nuova edizione 2020 del rapporto BES (Benessere Equo e Sostenibile) che l’Amministrazione provinciale di Piacenza ha pubblicato sul suo sito all’interno dello spazio dedicato alla Statistica, andando così ad aggiornare i dati e gli indicatori dello scorso anno riferiti al territorio provinciale. Il progetto BES, nato dalla collaborazione a livello nazionale tra gli uffici di statistica delle province italiane (riuniti nel CUSPI), l’UPI e l’ISTAT, in questa edizione registra un numero maggiore di adesioni rispetto al 2019, con la partecipazione di 31 enti, in dettaglio 24 province e 7 città metropolitane in 14 regioni, ma soprattutto vede la presenza di tutte le province (con la Città metropolitana di Bologna) dell’Emilia-Romagna, che diventa quindi la prima regione italiana ad avere un set completo a livello territoriale di informazioni sul BES.

Il rapporto della provincia di Piacenza (SCARICALO QUI) anche quest’anno mette a confronto una settantina di indicatori riferiti a 11 dimensioni (Salute, Istruzione e formazione, Lavoro e conciliazione dei tempi di vita, Benessere economico, Relazioni sociali, oltre a Politica e istituzioni, Sicurezza, Paesaggio e patrimonio culturale, Ambiente, Ricerca e innovazione, Qualità dei servizi), cercando così di valutare il progresso della nostra società non soltanto dal punto di vista economico, ma anche dal punto di vista sociale e ambientale, e guardando agli aspetti della disuguaglianza e della sostenibilità.

Dal confronto con la realtà italiana, la provincia di Piacenza evidenzia 6 dimensioni su 11 che si collocano ben al di sopra della media nazionale: si tratta di quelle riferite all’istruzione e formazione (in particolare con i buoni risultati relativi ai NEET e alla competenza alfabetica degli studenti), al lavoro ed alla conciliazione dei tempi di vita (qui invece con riguardo soprattutto all’incoraggiante andamento degli indici su occupazione, sulla partecipazione giovanile al lavoro e al tasso di disoccupazione da leggersi in termini decisamente positivi rispetto alla media), al benessere economico (specie con riferimento alla condizione reddituale delle famiglie, dei lavoratori dipendenti e dei pensionati), alle relazioni sociali, a politica e istituzioni (dove emerge la buonissima performance dell’Amministrazione Provinciale in tema di prestazioni amministrativo/finanziarie) ed infine alla sicurezza.

Focalizzandosi nello specifico sugli aspetti occupazione, il rapporto evidenza come il tasso di persone che lavorano a Piacenza sia al 74,6% (età compresa tra 20-64 anni). Un dato leggermente inferiore a quello dell’Emilia-Romagna (75,4%), ma comunque di oltre 11 punti più alto di quello medio italiano (63,5%). Il tasso di occupazione giovanile riferito ai 15-29enni, attestato al 39,7%, sebbene più basso dell’indice regionale (40,8%) supera di quasi otto punti quello nazionale (31,8%). Sono invece sempre elevate nella nostra provincia le differenze di genere in tema di occupazione, con il tasso femminile più basso di oltre 15,9 punti rispetto a quello maschile, meglio della media italiana (- 19,5 punti), ma peggio della media regionale (-13,8 punti).

Anche con riferimento alla disoccupazione Piacenza evidenzia valori degli indici allineati (sempre verso il basso) a quelli regionali e migliori di quelli nazionali. Il tasso complessivo riferito alla popolazione di età compresa tra 15 e 74 anni, pari al 5,8%, è inferiore di oltre il 40% rispetto al dato italiano (10,0%), mentre il tasso di disoccupazione giovanile (16,5%) è più basso, sempre rispetto a quello medio nazionale, di oltre il 25%. Rimane un punto di debolezza della situazione locale il tasso di infortuni mortali e di inabilità permanente, che con 15,5 casi ogni 10.000 occupati, risulta a Piacenza più alto di oltre il 30% del valore che si rileva mediamente a livello nazionale (11,6), superando – pure se non di molto – anche il dato regionale (14,5).

Non solo economia e lavoro, a confronto con la realtà nazionale, Piacenza evidenzia altre cinque dimensioni “sotto media”. Si tratta di Salute, Paesaggio e patrimonio culturale (in particolare negli indicatori riferiti alla densità di verde storico ed ai visitatori degli istituti d’arte), Ambiente (dove siamo penalizzati, come altre province, dalla cattiva qualità dell’aria), Innovazione, ricerca e creatività, Qualità dei servizi (con una buona prestazione per le interruzioni del servizio elettrico senza preavviso, ma con una penalizzazione per il sovraffollamento degli istituti di pena).

In chiaroscuro, per il territorio piacentino, il confronto con la realtà emiliano-romagnola. Scendono infatti a due le tematiche BES a vantaggio di Piacenza, nello specifico quella della Sicurezza (dove gli indici sono migliori, in particolare per i delitti) e quella dell’Ambiente (dove facciamo meglio con riguardo al superamento dei valori limite di biossido di azoto e all’energia prodotta da fonti rinnovabili). Per le dimensioni sulle quali si registrano al contrario i divari più significativi occorre menzionare, ad esempio, in tema di salute la speranza di vita alla nascita e il tasso standardizzato di tumore, in tema di relazioni sociali i permessi di soggiorno dati agli stranieri, in tema di politica e istituzioni la presenza delle donne a livello comunale, in tema di innovazione la propensione alla brevettazione. Particolarmente buoni (sopra media) rimangono infine anche nel confronto regionale gli indicatori riferiti alla capacità finanziaria dell’Amministrazione Provinciale, il livello di competenza alfabetica degli studenti e la diffusione delle istituzioni non profit.

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