Accorpamento Camera di Commercio, “Se tempi troppo rigidi Piacenza rischia di essere penalizzata” foto

Accorpamento Camere di Commercio e nuova governance, se i tempi di definizione del nuovo assetto fossero troppo rigidi Piacenza rischierà di fare la fine del vaso di coccio.

Lo ha messo bene in chiaro il presidente dell’ente Filippo Cella, protagonista dell’audizione della commissione sviluppo economico presieduta da Antonio Levoni. La riforma delle Camere di Commercio sta infatti per concludere il suo giro, in un contesto fortemente cambiato, fa presente Cella, rispetto al 2017 quando di fatto venne decisa l’unificazione con Parma e Reggio. E proprio Cella – con ogni probabilità futuro commissario dell’ente – chiede un aiuto al mondo della politica, affinché vengano tutelati non solo la rappresentatività di Piacenza quanto anche le risorse del territorio. Tema questo sempre sensibile, a maggior ragione ora nella situazione di crisi generata dal Covid.

“Il primo punto riguarda la territorialità di Piacenza – ha detto Cella -, è assodato che con l’accorpamento vi sarà una sede centrale (a Parma, ndr) e poi verranno mantenute sedi distaccate. Noi ci batteremo affinché non siano un contentino e che tutte le attività di sportello, rivolte alle aziende, siano presenti. Secondo aspetto da tenere presente è che rispetto al 2017 i territori ora non sono più così sinergici e in sintonia. Dovremo quindi difendere la rappresentanza di Piacenza all’interno nei nuovo consiglio”. Tre anni fa si era parlato di una ripartizione equa dei consiglieri: 10 per ciascuna provincia. Ora, dice Cella, potrebbe non essere più così e qualora l’attribuzione dei posti dovesse avvenire dietro il numero complessivo di aziende presenti sul territorio, Piacenza rischia di vedersi attribuire solo 4/5 consiglieri, con 29 mila aziende sul territorio, contro le 47mila di Parma e le quasi 60mila di Reggio.

“Altro tema riguarda la difesa dei propri patrimoni – fa presente Cella -, bisogna puntare a un’equa ripartizione delle risorse da investire sui territori. Il patrimonio della Camera di Commercio di Piacenza si avvicina ai 16-17 milioni, sappiamo che quello di Reggio è importante, Parma invece ha sempre avuto aspetti economico finanziari di altro tipo, con forti partecipazioni in società controllate come Fiere di Parma (al 60%)”. Proprio per questo, la richiesta che viene fatta, anche al mondo politico, è di procedere – una volta decadute le Camere di Commercio alla fine dell’anno – ad un accorpamento “non con tempi rigidi e troppo serrati. I termini devono essere definiti con l’aiuto della Regione e qui – osserva Cella – può essere utile un intervento della politica -, altrimenti rischiamo di non trovare un accordo e di andare meramente a un conteggio numerico”.

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