“Incontri”: la disabilità? Ogni volta una storia da raccontare

Che cos’è la disabilità? Dipende da come la si racconta.

Una categoria stereotipata e preconcetta, in cui tutti sono allo stesso modo, senza sfumature e differenze; comoda proiezione di chi semplifica la realtà senza indagarla. Ma la realtà è un’altra. Nella realtà ci sono le persone e le loro storie. Persone con storie di disabilità infinitamente diverse le une dalle altre, dove parole e vissuto individuali sono indispensabili per capire davvero i problemi quotidianamente affrontati. A partire da questa preziosa consapevolezza prende vita il festival ‘Incontri – Lettura, scrittura e fragilità’, evento nato dalla collaborazione tra Asp Città di Piacenza e la casa editrice piacentina Officine Gutenberg in occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità del 3 dicembre, e trasmesso in diretta Facebook sabato 5 dicembre per la sua seconda edizione.

Diversi gli scrittori e i giornalisti coinvolti, spesso autori e protagonisti dei loro racconti, numeroso il pubblico in ascolto sullo schermo; a conferma del successo dell’iniziativa, che il canale on-line non ha fermato. In apertura del festival, condotto da Lorenzo Rai di Officine Gutenberg, il giornalista di Radio Popolare Alessandro Principe, ha parlato del suo libro: “In gamba fratello” Round Robin editrice, presentato da Brunello Bonocore di Asp. “Un testo molto scorrevole – ha detto Bonocore –  che consiglio a tutti di leggere per immergersi nella vicenda dei due protagonisti, entrambi in sedia a rotelle: uno gentile e ottimista, l’altro arrabbiato e provocatorio”.

“Sì, questa è appunto la storia di due amici in sedia a rotelle molto diversi tra loro, che però instaurano un legame profondo e condividono avventure – spiega Principe -. A un certo punto decidono addirittura di diventare supereroi per contrastare le ingiustizie, mettendo alla berlina chi ingenuamente pensa che loro, seduti, non possano dar fastidio”. E così cominciano a girare di notte, sotto la pioggia, per rimuovere un cartello con la scritta “Rampa per handicappato”, o incalzare chi parcheggia sul marciapiede; piccole incursioni che per loro assumono una valenza enorme. “La scelta di rendere i personaggi supereroi di un’impresa quasi fumettistica, è provocatoriamente voluta, decisa insieme a uno dei protagonisti del racconto, che è anche mio amico nella realtà – ha sottolineato l’autore -. Obiettivo far sorridere il lettore, scansando con l’ inverosimile esaltazioni e pietismi inopportuni, che spesso si incontrano nell’approccio alla disabilità”.

Sul tema è intervenuto poi Matteo Schianchi, autore e volto noto a Piacenza nell’ambito di handicap e inclusione, ricorda Bonocore, “denunciando la cattiva informazione veicolata da diversi media sull’argomento”. Schianchi, docente e responsabile della videoteca e della sezione cinema della Ledha, ha potuto constatare in prima persona l’abuso di linguaggio ‘politicamente scorretto’ riguardo alla disabilità: proprio per questo ritiene “urgente che i mezzi di informazione assumano una posizione chiara nella scrittura, evitando di legittimare messaggi unilaterali o fuorvianti”. Un buon antidoto? Interviene ancora Principe “scrivere storie vere, raccontate da persone che le hanno vissute”, come ha fatto lui con “In gamba, fratello!”.

Ma il racconto non è solo scritto, anche le immagini parlano. Soprattutto le fotografie scattate da Emanuele Galante per la mostra ‘Alza la testa (Non è solo un modo di dire)’ ai ragazzi disabili psichiatrici della cooperativa piemontese Emmaus, rappresentata da Alessandro Milanesio. Le immagini, mostrate da Galante dopo l’intervento di Principe, diventano “strumento di espressione emotiva, ma anche di acquisizione di dignità, inclusione e visibilità, sovente non concesse al mondo della disabilità”. A Galante e Milanesio si sono affiancati anche Paolo Menzani, presidente della Cooperativa Officine Gutenberg e la redazione del Civico 11 da lui gestita, premiando Galante per la foto più apprezzata e annunciando l’imminente uscita del volume “Le 101 cose da fare a Piacenza se sei speciale”, edito da Officine Gutenberg. Sfida prossima è promuovere un futuro gemellaggio tra Emmaus e Officine Gutenberg.

Dopo il tono essenzialmente sereno, a tratti divertente, della prima parte della giornata, la seconda tranche del Festival ha toccato note più impegnative; senza però diventare mai faticosa. Con il coordinamento di Barbara Belzini giornalista di Libertà, insieme allo scrittore Giovanni Battista Menzani, stavolta lo scavo nel dolore e il coraggio di affrontarlo senza rimanerne sopraffatti, sono stati protagonisti, attraverso autori che nelle loro opere hanno direttamente o indirettamente raccontato sé stessi. A cominciare da Daniele Mencarelli, con il suo ‘Tutto chiede salvezza’ (edizioni Mondadori), vincitore del Premio Strega Giovani.

Nel libro, lo scrittore racconta la propria esperienza di ventenne allo sbando e fuori controllo sottoposto a TSO, in una settimana impossibile da dimenticare: un’esperienza traumatica, dolorosa, eppure “profondamente necessaria – dice Mencarelli – per me, rialfabetizzato alla vita e alle emozioni grazie a incontri con persone straordinarie. E i miei libri lo raccontano: sono un viaggio nella mia rieducazione sentimentale, attraverso lo scambio con queste persone; a cui con i miei scritti ho dato la possibilità di raccontarsi, che altrimenti non avrebbero avuto”. Perché questo fa un’artista, e soprattutto un poeta, secondo l’autore “Trasforma in arte pura i quotidiani strumenti della sua tortura – come ha ricordato Barbara Belzini citando una sua poesia -. Un’arte che non vuole curare, ma condividere”. E così Daniele Mencarelli: che trasfigurando il dato biografico in forma letteraria, trasforma il vissuto in elemento condiviso.

Ultimo incontro letterario quello con Costanza Rizzasca d’ Orsogna, giornalista al Corriere della Sera e scrittrice della sua prima opera narrativa “Non superare le dosi consigliate”, edizioni Guanda. “Chi è convinto si tratti di un libro sul body shaming (derisione dell’aspetto fisico) o sul fat shaming (presa in giro del soggetto obeso) non ne ha ben capito il senso” denuncia l’autrice. “Per la mia protagonista, Matilde – sorta di alter-ego della scrittrice -, il cibo è sicuramente centrale, ma solo come mezzo per il suo bisogno costante e crescente di amore”. Così, il disturbo alimentare di Matilde, il suo bisogno continuo di mangiare, si inseriscono in un mondo complesso di rapporti famigliari disfunzionali, dipendenze, perfezionismo ossessivo e ricerca di affetto, che spiegano e li alimentano il rapporto col cibo. “Persino lo stile di scrittura diventa volontariamente funzionale a rispecchiare la disfunzionalità alimentare di Matilde – ha sottolineato Rizzasca d’Orsogna -. Una scrittura bulimica, ridondante, menzognera, che non lascia mai spazi vuoti e non è per nulla lineare”. Temi di cui si parla ancora troppo poco e che l’autrice, toccata in prima persona, ha voluto mettere a nudo; trovando apprezzamento soprattutto tra il pubblico femminile.

Infine, ultimo gradito ospite, Girolamo Laquaniti, scrittore e poliziotto già presente alla scorsa edizione, e intervenuto stavolta per decretare la vincitrice del contest letterario, promosso da ‘Incontri’ l’anno passato: la vittoria è andata a Paola Cerri. Ma il traguardo del festival, tra incontri umani e confronti artistici, ha segnato una linea ben più importante di un vittoria letteraria: la consapevolezza che non c’è “disabilità” senza una storia da raccontare e non c’è racconto senza lo sguardo delle persone che lo vivono.

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