Luigi Cavanna ospite della trasmissione Rai 1 “Da noi … a ruota libera”

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Il professor Luigi Cavanna ospite, nel tardo pomeriggio di domenica 6 dicembre, della trasmissione di Rai 1 “Da noi … a ruota libera”, condotta da Francesca Fialdini.

In collegamento da Piacenza, ha raccontato l’esperienza delle Usca durante la prima ondata della pandemia. Un metodo che si è conquistato anche la prima pagina del Time. “Piacenza è molto vicina a Codogno, epicentro della prima ondata di contagi – racconta Cavanna – e, quando ci siamo resi conto che tanti malati arrivavano al Pronto soccorso, in un numero sempre crescente, tutti con alle spalle una storia di giorni e giorni di febbre, tosse, mancanza d’aria, con la direzione sanitaria dell’Ausl di Piacenza abbiamo pensato di mettere in atto le cure precoci domiciliari. Proprio per evitare che i malati arrivassero in ospedale e facendo partire velocemente le terapie a casa. Come farlo, però? Siamo partiti con un minimo essenziale, ma adeguato: l’ecografo per l’ecografia ai polmoni, il saturimetro, i tamponi, i farmaci. In questo modo abbiamo evitato che queste persone dovessero recarsi in Pronto Soccorso, ricevendo le terapie adeguate e guarire a casa propria”.

La conduttrice Fialdini ha chiesto al prof. Cavanna se abbia mai provato paura, durante la fase più acuta dell’epidemia, dovendo recarsi direttamente in casa di pazienti malati. “Noi sanitari abbiamo avuto paura e l’abbiamo tutt’ora – la risposta -, fa parte del nostro lavoro. Ma proprio la paura ci porta all’autocontrollo e soprattutto alla protezione, a fare il possibile per non ammalarci. Certo che abbiamo avuto paura, entravamo in case isolate, di persone infette, in camere da letto in cui si sentiva che l’aria non era stata cambiata da tempo. Avevamo la percezione di poter correre dei rischi, ma al tempo stesso la consapevolezza di aver messo in atto tutto il necessario per proteggerci. E non ci siamo ammalati”.

“Personalmente, insieme al caposala Cremona, abbiamo soccorso più di 330 persone, sul piacentino sono poi partite delle unità mobili e tanti colleghi, grazie all’attività delle Usca, seguendo così migliaia di pazienti”.

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