Carbonext, il Tar respinge il ricorso dei comitati “Valutiamo appello al Consiglio di Stato”

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Intervento dei Comitati “Aria Pulita in Val d’Arda”, Basta Nocività in Val d’Arda”, Cittadini per l’Ambiente Rurale” e Legambiente, Circolo “Emilio Politi” di Piacenza

Dopo oltre quattro anni dalla presentazione (il 31 ottobre 2016) e due udienze (il 29 ottobre 2019 e il 4 dicembre 2020), lo scorso 7 gennaio è stata pubblicata la sentenza sul ricorso al TAR del Lazio n° 12684/2016, proposto da cittadini residenti nei quattro Comuni dell’Alta Val d’Arda (Castell’Arquato, Lugagnano Val d’Arda, Morfasso e Vernasca) o proprietari di immobili nella zona del locale cementificio, contro il Decreto Ministeriale n° 22 del 2013 (cosiddetto “Decreto Clini”) sui Combustibili Solidi Secondari (CSS) e la sua applicazione nel cementificio Buzzi Unicem in comune di Vernasca (PC), nota alle cronache come “progetto CarboNeXT®”.

I Firmatari del ricorso furono 180, in rappresentanza di altrettanti nuclei famigliari. Il ricorso è stato respinto. Ciò significa che il suddetto cementificio, come numerosi altri su tutto il territorio nazionale, potrà continuare a bruciare CSS ottenuti da rifiuti, sia urbani che speciali, alla stregua di altri combustibili, ovvero senza essere soggetto alle norme e regolamenti sull’incenerimento dei rifiuti stessi. Il che viene confermato dalla sentenza rappresentare un miglioramento anche per quanto riguarda le emissioni di inquinanti (laddove, peraltro, l’unico termine di paragone considerato è il pet-coke, come se ad esso non ci fossero ulteriori alternative, benché si tratti probabilmente del peggiore tra i combustibili fossili, a sua volta rifiuto tossico nocivo fino al 2002, e poi anch’esso “sdoganato” per legge), miglioramento conforme alle politiche europee per la promozione dell’Economia Circolare.

E ci viene ricordato pure che non ci sarebbero evidenze scientifiche sufficienti per ritenere questa pratica di dubbio effetto sulla salute e quindi da evitare in base al Principio di Precauzione. Ci viene inoltre ribadito, riguardo al traffico pesante in Val d’Arda, che “un incremento massimo di 6-8 mezzi al giorno” è “pienamente sostenibile dal punto di vista dell’ambiente e della salute”.

Noi ci permettiamo di continuare ad essere scettici. E di continuare a ritenere che il “Decreto Clini” sia un “vecchio arnese” a servizio di una concezione delle relazioni industriali e di un modello di sviluppo che presto o tardi verranno superati anche nella pratica corrente. Con i nostri pochi mezzi da privati Cittadini e semplici Volontari continueremo ad impegnarci affinché ciò avvenga il più presto possibile, per il futuro dei nostri Territori e di chi li abita e li abiterà. Valuteremo quindi approfonditamente la sentenza, per decidere se l’appello in Consiglio di Stato possa risultare utile a questo scopo.

Nel frattempo, vale infine la pena di sottolineare come il Tribunale stesso, pur respingendo il ricorso, abbia ritenuto di compensare le relative spese di lite riconoscendo “la rilevanza sociale delle questioni prospettate e la particolare difficoltà tecnico-scientifica della materia”.

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