“Il cinema di qualità resisterà, ma ha bisogno delle persone”

“Il cinema di qualità resisterà alla pandemia, ne siamo certi” ha detto il noto regista Ken Loach in una recente intervista streaming con la Cineteca di Bologna sulle sorti future della settimana arte, quando finalmente il Covid riuscirà ad assomigliare a un ricordo. Un dialogo trasmesso attraverso la piattaforma on-line MioCinema in occasione della rassegna dedicata all’autore.

A riprendere l’espressione del maestro è Enrico Leonardi del Cinema Corso di Piacenza, ancora dolorosamente chiuso per pandemia come gli altri suoi colleghi. Leonardi lancia un messaggio di speranza e fiducia, in cui tutti vogliamo e dobbiamo credere impegnandoci attivamente affinché si realizzi; ma nessuno più di lui, nessuno più degli operatori cinematografici conosce le gravi difficoltà quotidiane di questo periodo, la desolazione di una sala vuota: perché senza le persone, senza umana partecipazione, il cinema, come il teatro, non esiste. E fare cinema è molto più che stare dietro ad una cassa. Non a caso, dopo la seconda guerra mondiale, l’Italia rinasce anche attraverso  la ricostruzione del cinema: quel bisogno di condividere e allargare orizzonti, quella voglia di ridere dopo tanto dolore;, fiducia nel futuro come desiderio di riscatto.

Perché, ci ricorda Franco Fortini, autorevole e troppo spesso dimenticato intellettuale militante del Novecento sulla sua rivista ‘Il Politecnico’ (1945): “La parola cultura fa pensare ai libri o allo studio, a un sistema di conoscenze intellettuali. Per noi cultura è invece il modo nel quale gli uomini producono quanto è necessario alla loro esistenza, la particolare maniera, mutevole per il mutare dei mezzi di produzione, con la quale essi entrano in rapporto con gli altri uomini e con le cose. Cultura è la forma nella quale gli uomini, nella loro storia, si sono scambiati i prodotti del lavoro, costruite capanne e cattedrali, scelte le parole dell’amore; è la forma varia nella quale hanno fissato i costumi, i riti, le leggi; arato i campi, esplorato il mare, condotto gli eserciti, speculato i cieli, composto i poemi“.

Quello di cultura è un concetto troppo complesso e troppo profondo per sacrificarlo e ridurlo alle superficiali etichette di PIL o assembramenti, oggi dilaganti e mal gestite. E l’Italia e gli italiani, che culla di cultura sono stati e potrebbero essere, sembrano aver dimenticato troppo in fretta che, trascurando la cultura, la società mette a rischio la propria stessa sopravvivenza. Qui sotto, la nostra chiacchierata con Enrico Leonardi, che, insieme alla sua famiglia, si augura una prossima riapertura delle sale cinematografiche.

Il 2020 ha decisamente cambiato il panorama mondiale, soprattutto per cinema e teatri, primi a chiudere e sicuramente ultimi a poter riaprire. Un’ingiustizia per chi vive di e per la cultura?       

E’ una gravissima ingiustizia! La cultura in Italia dovrebbe costituire il fondamento della società, mentre viene completamente ignorata. Il periodo natalizio è quello in cui per antonomasia si va al cinema e a teatro: invece siamo costretti a restare chiusi, nonostante sia stato reso pubblico da un’indagine dell’ANEC (Associazione Nazionale Esercenti Cinema) che su quasi 380mila spettatori in tempi Covid c’è stato solo 1 contagio; sfido a trovare numeri più bassi! Il mondo della cultura in Italia è in ginocchio già da anni e questa situazione peggiora ulteriormente gli scenari, per cui probabilmente fra un anno conteremo molti meno cinema e teatri aperti.

 Al di là delle perdite economiche, qual è il vuoto più grande lasciato da queste restrizioni? Un cinema non è solo uno schermo.

Oltre alle perdite economiche queste restrizioni lasciano il vuoto incolmabile di vedere la sala vuota. Un cinema dovrebbe essere luogo di convivialità, dove scambiarsi momenti vissuti insieme e in qualche modo accrescere sé stessi: invece è un colpo al cuore vedere gli atri vuoti, le poltrone deserte e la sala così desolata, senza più anima, senza nemmeno sapere quando e se sarà possibile tornare a vederla piena.

Anche economicamente comunque non deve essere facile: funzionano i ristori del governo? Come si è modificata la vita quotidiana degli operatori cinematografici?

Economicamente è un dramma quotidiano. Purtroppo un cinema ha costi di gestione altissimi e anche se è chiuso ci sono tantissime spese da sostenere, la situazione diventa ogni giorno più pesante. I ristori del governo sono largamente insufficienti a coprire le spese che stiamo sostenendo. Avremmo bisogno di aiuti ben più ampi da parte delle amministrazioni, ma nessuno ci sta porgendo la mano in questo momento così drammatico. La nostra vita è cambiata radicalmente. La vita di noi esercenti cinematografici va oltre al lavoro che le persone ci vedono fare alla cassa del cinema. E’ un lavoro continuo che occupa tutte le giornate tra programmazione, ricerca dei film, costruzione delle rassegne, amministrazione e gestione dei social network…in un certo senso questo lavoro è una missione di vita, finisce per definire ciò che sei come persona. Oggi che non possiamo  più lavorare ci manca la terra sotto i piedi. Nonostante ciò continuiamo a tenere in funzione le macchine da proiezione e tutti gli impianti collegati, dal riscaldamento alle luci, per essere pronti alla riapertura di cui abbiamo urgente bisogno.

Proteste di categoria a cui avete aderito? Cosa e come avete contestato? La partecipazione è stata numerosa ed efficace?

Non abbiamo aderito ad alcuna protesta di categoria e non ne abbiamo avuto notizie. A noi interessa lavorare e troviamo inutile protestare. Siamo abituati a seguire scrupolosamente le leggi. I cinema sono sottoposti a controlli continui sulla sicurezza e per noi adeguarci alle nuove norme è stato semplicissimo. Detto questo, abbiamo notato che nessuna istituzione culturale ha protestato, segno che la Cultura è elegante, rispettosa di chi soffre ed interessata a sopravvivere lavorando e non lamentandosi.

I messaggi contraddittori del governo su aperture e chiusure hanno danneggiato indirettamente anche voi?

I messaggi contraddittori del governo ci hanno danneggiato direttamente! È fondamentale avvisare costantemente il nostro pubblico sulle riaperture, contattare fornitori per i film e i materiali e purtroppo la totale imprevedibilità rispetto a date certe sulle riaperture ha reso il nostro lavoro estenuante. Noi facciamo di tutto per tenere accesa l’attenzione sul cinema perché è importante mantenere l’avviamento che abbiamo costruito in anni di duro lavoro. Il nostro timore è che le persone si abituino a non uscire e preferiscano vedere un film in streaming piuttosto che al cinema, per noi sarebbe un grande colpo al cuore.

C’è stata una riapertura delle sale in estate-inizio autunno: il pubblico è tornato? Come ha accolto la ripresa del cinema? E voi in che modo l’avete favorita?

La riapertura è stata accolta con grande interesse dal nostro pubblico. Abbiamo lavorato molto bene nei pochissimi mesi di sospensione delle restrizioni. Siamo rimasti stupiti dagli ottimi risultati del nostro cinema nella città di Piacenza. E’ stato molto apprezzato il documentario su Paolo Conte, Via con me, e in generale la rassegna sull’arte, che dà sempre ottimi risultati. Per favorire il riavvicinamento del pubblico alla riapertura abbiamo lavorato molto sulla comunicazione tramite social network. Il cinema era perfettamente allestito nel rispetto delle misure anti contagio e ci siamo anche muniti di termo scanner per preservare i nostri clienti da qualsiasi rischio.

La produzione cinematografica non si è fermata, ma si è dovuta trasformare: dalla sala alle piattaforme, alla TV. Come si è adattata al cambiamento? Nella difficoltà, ci sono state anche novità positive da sfruttare?

Noi ci occupiamo di proiettare i film nel nostro cinema e purtroppo abbiamo visto come, se da un lato le produzioni cinematografiche hanno continuato a fare nuovi film, dall’altro le distribuzioni hanno accolto molto rapidamente la possibilità di bypassare le sale cinematografiche per spostarsi sulle molteplici piattaforme online. Ciò è stato un grande dispiacere per noi esercenti…In marzo e aprile pensavamo non ci fosse futuro per il cinema in sala, che le distribuzioni fornissero film solo in streaming, poi  a maggio LuckyRed ha creato la prima ed unica piattaforma streaming che mette al centro la sala ed il proprio pubblico, dal nome MioCinema. Questa piattaforma ci aiuta a restare a galla in un periodo cosi difficile funzionando diversamente dalle altre, una sorta di video network fidelizzato potremmo dire: per registrarsi bisogna infatti creare il proprio profilo scegliendo un cinema preferenziale, che naturalmente abbia aderito alla piattaforma. I proventi ricavati dall’acquisto on-line dei film da parte degli utenti vengono in parte destinati agli esercenti del cinema selezionato dal pubblico virtuale. Per questo tale piattaforma pone sempre al centro cinema e spettatori, attraverso film di qualità attentamente selezionati, rassegne tematiche e d’autore, interviste con cast e registi. Aspetto questo molto apprezzato e aggiuntivo rispetto al cinema tradizionale. I film scelti su MioCinema poi non richiedono abbonamento: dopo l’acquisto l’utente ha un mese di tempo per poter visionare il prodotto.

Nulla vieta di continuare ad usare questa piattaforma anche quando le sale finalmente riapriranno: è un mezzo comodo, che consente a più persone, rispetto a uno spazio cinematografico, di vedere film validi da casa. Lo abbiamo già fatto nel breve periodo di riapertura. Ma un salotto non è un cinema e non può veicolare la stessa emozione collettiva. Per questo è importante, anche in prospettiva futura, che i film trasmessi in streaming siano sempre diversi da quelli proiettati in sala o, comunque, che trascorra una buona distanza prima che il film dal cinema si trasferisca in piattaforma, per evitare la cannibalizzazione del primo ad opera della seconda. A dimostrazione di come dimensione virtuale e reale possano anche convivere e rafforzarsi vicendevolmente, a patto che entrambe vengano gestite in modo bilanciato e corretto. Speriamo di poterlo fare al meglio quanto prima.

La copertina del Morandini 2021 – Dizionario dei film e delle serie -, non ospita più in copertina un film italiano come le era abituale, ma un attore. È una presa d’atto del “cinema di piattaforma”?

Non conosciamo l’orientamento del Morandini, ma sappiamo che il cinema è fatto dagli attori, quindi non ci preoccupiamo di questo.

Se non si può stare in sala, almeno si continuano a produrre contenuti. Ma il cinema resta vivo? Che ne sarà a fine pandemia? Avete paura che l’industria ne possa decretare la fine?

Qui prendiamo a prestito le parole del grande regista Ken Loach, ospite nel nostro cinema nel 2005, che recentemente si è espresso proprio in tal merito. Il cinema di qualità resisterà alla pandemia, ne siamo certi. Il suo essere però esiste solo grazie alle persone che vanno in sala a vedere un film, senza di loro non c’è futuro per noi. Abbiamo bisogno che le persone tornino nel cinema per tenere viva un’esperienza unica al mondo: avete presente i bambini la prima volta al cinema? Come guardano con occhi stupiti lo schermo immenso, come si spaventano del sonoro alto e gustano i pop corn mentre i genitori faticano a tenerli a bada? Ecco, dentro di noi c’è sempre il bambino che siamo stati e lui si stupisce ogni volta che entra nel cinema; questa emozione si può vivere solo in sala, da dove sto rispondendo alle domande. Per il cinema commerciale ci aspettiamo più difficoltà nel ritorno ai tempi pre-covid, mentre per il film di qualità ci auguriamo un prospero futuro.

Quest’anno è stato un Natale senza cinema: addio a uno dei simboli dei pomeriggi in famiglia tra comicità, riflessione e animazione. Anche per questo abbiamo avuto meno da festeggiare.

Questo del 2020 è stato il Natale più triste di sempre per noi abituati ad esserci per il divertimento delle famiglie che si godono una stupenda giornata in compagnia. Non siamo riusciti a festeggiare, come potremmo? I cinema sono chiusi e non accadeva dai tempi della guerra, non abbiamo una prospettiva sul futuro; il momento non è certo incoraggiante.

Ma voi avete pensato l’alternativa: gli auguri in vetrina, una bella idea originale. Come nasce e a quale scopo?

L’idea degli auguri in vetrina è nata da me, ho pensato fosse un bel gesto per avere i nostri clienti nel cinema anche in tempi di pandemia. È importante far sentire il nostro pubblico partecipe delle sorti del cinema. Ribadisco che senza le persone un cinema è solo una grande scatola con un proiettore e uno schermo. Il cinema è persone, condivisione ed è bellezza. Noi siamo i nostri clienti, che sono anche amici. E’ emozionante avere nel nostro atrio l’alberello con attaccate le vostre letterine: rende vivo il cinema, di nuovo.

Purtroppo in Italia la cultura sembra non godere di particolari attenzioni, neppure nel Recovery Plan del premier Conte. Cosa vi aspettate a riguardo?

Noi non ci vogliamo affidare agli aiuti economici dal governo, ognuno deve fare la propria parte. Non ci aspettiamo che lo Stato porti le persone nel nostro cinema, quello è compito nostro attraverso un costante lavoro di marketing, comunicazione e selezione dei migliori film da proporre alla nostra città. Purtroppo però un cinema non si tiene aperto solo con la passione (cosa che ci piacerebbe tantissimo), quindi abbiamo bisogno che lo Stato ci aiuti economicamente perché è in gioco la sopravvivenza stessa dell’istituzione cinematografica e del suo significato profondo; almeno fino a quando le persone non si sentiranno abbastanza sicure per tornare in sala.

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