Terme San Martino, nuovo stop ai carotaggi “Vogliamo vederci chiaro”

“La storia dei carotaggi per le acque termali sul terreno di San Martino è sorprendente ed interessante. Sorprendente perché quando sembra di esser a conclusione arriva una sorpresa che ferma tutto. Interessante perché stando dietro a delibere, bandi, criteri, amministratori si impara un sacco di cose su come potrebbe funzionare meglio”.

Inizia così il comunicato del Comitato Terme e Val Trebbia, in cui si apprende di una nuova “frenata” nelle operazioni di carotaggio nell’area di San Martino a Bobbio. “L’ultimo stop è di mercoledì 13 – si legge -. Nell’incontro del Comitato con i sindaci dell’Unione, alla domanda a che punto siamo con l’attribuzione dei fondi per i carotaggi la risposta è stata che il punteggio ottenuto è basso: perciò niente fondi. L’anno scorso la richiesta di finanziamenti si era persa in un cassetto. Nessuna spiegazione su come e perché sia potuto accadere. Quest’anno la domanda arriva in regione, ma non ha punteggio. Due stop: i carotaggi su san Martino disturbano? – si chiede il comitato.

“L’indagine era cominciata nel 2018 – continua la nota -: tutti i personaggi della storia, i sindaci dell’Unione val Trebbia-Luretta, l’assessore all’Ambiente erano d’accordo nell’indagare la situazione delle acque. Tutti tranne il sindaco Pasquali, totalmente contrario fin dall’inizio. L’indagine però nel 2018 è partita e i risultati han derubricato la vecchia sorgente storica come inquinata ed impraticabile, ma soprattutto han segnalato sotto San Martino alte probabilità di acque termali. Vengono concordati due carotaggi di conferma. Nel frattempo i 55mila mq di San Martino sono all’asta, con un valore via via sempre più basso. Anziché scivolare verso il suo destino nella disattenzione generale, invece succede che con i carotaggi l’attenzione su San Martino si accende”.

“Le elezioni comunali del 2019 cambiano gli equilibri in Unione e il sindaco Pasquali ne diventa presidente – ricorda il comitato -. Sui carotaggi non perde occasione per dichiarare che “son soldi buttati via” e infatti da parte dell’Unione non c’è traccia di richiesta di completamento. Viene presentata un’interpellanza in consiglio regionale e quindi l’Unione si adegua e prepara la richiesta. La sorpresa è che questa richiesta non arriverà mai in regione: si è persa in un cassetto. Proprio così: l’ arroganza è così forte che manco viene data una scusa plausibile. Altro anno di lettere, incontri, inseguimenti di delibere, sindaci ed assessori, arriviamo alla richiesta fondi del 2020. Questa volta la sorpresa è che, arrivata in regione, riceve un punteggio basso. Non sappiamo ancora per quali criteri e motivazioni. Eppure il progetto riguarda la valorizzazione di una risorsa dell’Appennino, esattamente quello che sentiamo proporre migliaia di volte nei discorsi elettorali comunali, regionali e nei convegni”.

“Una risorsa – evidenzia il comitato nella nota -, quella termale, che se recuperata andrebbe a vantaggio di tutta la valle e dell’ospedale di Bobbio. Non ha punteggio un progetto già iniziato, i cui primi risultati sono stati considerati promettenti da parte dei tecnici della regione? Si trattava ora di completare una indagine già avviata e autorizzata, per una una spesa di 20mila euro, una cifra abbastanza contenuta, a fronte della pioggia di interventi a cui la regione ci ha abituati. Se il rifiuto per i carotaggi è così tenace da arrivare al ridicolo, vuol dire che sono importanti. Cercheremo di capire e attrezzarci – conclude il comunicato -. Il Comitato non ha giacche da tirare né crediti elettorali da riscuotere, ma faremo tutto il possibile per vederci chiaro in queste acque termali. Come si usa dire, risorsa della valle”.

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