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Aprirono un bar un mese prima del lockdown “Anno duro, ma rispettando le regole sono arrivati i risultati”

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Quando hanno inaugurato il loro Paris Bistrot in corso Garibaldi a Fiorenzuola (Piacenza), Silvia Gozzi e suo marito, Samuele Copelli, non avrebbero mai immaginato, come tutti, cosa sarebbe successo di lì a poco.

Era il 12 febbraio 2020: dieci giorni dopo viene scoperto il cosiddetto “paziente uno” a Codogno. In un battibaleno il covid capovolge il mondo e la vita di tutti quanti: il suono delle ambulanze, le restrizioni sempre più stringenti, la chiusura totale di tutte le attività non essenziali, bar e ristoranti compresi. “A neanche un mese dall’apertura – racconta Gozzi, proprietaria del locale che offre servizi di caffetteria, pranzo a mezzogiorno e tavola calda – ci siamo trovati costretti a chiudere. Prima di lanciarci nella nuova attività, io e mio marito eravamo già proprietari di un bar a Fiorenzuola, poco distante dal Paris Bistrot: è arrivata l’opportunità per ampliarci e così abbiamo deciso di coglierla”.

Il lockdown è stato un colpo duro, ma la coppia di titolari del Paris Bistrot – che si occupano personalmente di tutti i servizi del locale, dalla cucina, al bar, alla consegna a casa – si è rimboccata le maniche. “I danni economici ci sono stati, senza dubbio – afferma Gozzi -, ma da quando si è potuto fare il take away e la consegna a domicilio ci siamo subito attrezzati. Per noi è stata una prima volta, ma i risultati sono stati positivi. A Fiorenzuola eravamo tra i pochi ad offrire questi servizi e questo, credo, ci ha permesso di farci conoscere ulteriormente. Anche dopo le riaperture – continua – in molti hanno continuato, e continuano, ad affidarsi a queste nuove modalità di consumo: nonostante ci si possa sedere al tavolo, noto che la colazione da asporto va ancora forte”.

Paris Bistrot

L’interno del Paris Bistrot

Con post ed aggiornamenti quasi quotidiani sulla pagina facebook dedicata, i due gestori del bar hanno capito l’importanza e le potenzialità dei social in questo momento storico. “Di questo lato se ne occupa mio marito – spiega l’esercente -, si tratta indubbiamente di un valore aggiunto per farsi conoscere e promuovere la nostra attività”. In un anno di vita così particolare, Silvia Gozzi preferisce attendere prima di tracciare un bilancio sull’andamento del suo Paris Bistrot. “Il momento incerto non aiuta: noi abbiamo lavorato bene, non ci sono state grosse differenze di incassi rispetto al bar che gestivamo in precedenza; anche sul fronte dei ristori e dei contributi sull’affitto abbiamo sempre ricevuto tutto ciò che ci spettava. E’ però difficile stabilire se, in condizioni normali, ci sarà un’ulteriore crescita; oppure se semplicemente siamo stati bravi ad adattarci alle difficoltà del periodo: diciamo che mancano i termini di paragone” .

“Ciò che posso dire con certezza – conclude – è che noi siamo soddisfatti di come abbiamo lavorato, mettendoci il massimo impegno ed attenendoci alle regole: non è facile, ma è la strada giusta per ottenere risultati”.

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