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Baby gang e risse, il sindaco “La repressione non basta”. Trespidi “Servono agenti in borghese”

Baby gang, risse, episodi di violenza. Un tema – già portato all’esame del Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica – salito alla ribalta della cronaca locale dopo i diversi episodi accaduti negli ultimi giorni nella zona del centro storico che ha tenuto banco anche durante le comunicazioni nella seduta di lunedì del consiglio comunale di Piacenza.

“Ritengo che il tema non sia affrontato in modo adeguato da parte di coloro che hanno responsabilità per quanto riguarda la sicurezza e l’ordine pubblico – l’affondo di Massimo Trespidi (Liberi) -. Lo Stato, nelle sue diverse articolazioni, deve essere presente: questo non lo si vede solo dalle volanti che ogni tanto girano o sostano in centro storico, perche il problema così non si risolve. C’è bisogno di altro, innanzitutto un servizio di polizia in borghese, perchè quando le forze dell’ordine arrivano con lampeggianti e sirene i fatti sono già avvenuti e gli interessati spesso dileguati. Il coordinamento non funziona per niente, la situazione non è affatto sotto controllo”.

“Il tema – sostiene Trespidi – va affrontato non solo dal punto di vista della repressione, ma anche da quello della prevenzione educativa in particolare nei confronti di quella fascia di età, tra gli 11 e 17 anni, per la quale i servizi post scolastici sono del tutto carenti. Invito a destinare risorse necessarie per l’attivazione di questi servizi necessari, ma va fatto anche un lavoro di presidio che oggi non c’è: al di là di parole e riunioni serve un coordinamento molto più efficace, portando le forze dell’ordine, soprattutto in borghese, sul territorio”.

“Il tema del presidio è essenziale – ha concordato Christian Fiazza (Pd), mentre la collega Giulia Piroli ha sottolineato l’importanza di intervenire anche “sul fronte educativo: se si depotenziano o chiudono centri di aggregazione giovanile è difficile poi proseguire o riattivare quel lavoro importante di strada che permette di comprendere meglio alcuni fenomeni”. “Ben venga la prevenzione – ha osservato Sergio Dagnino (5 Stelle), ma il fenomeno è molto più ampio e necessita di riposte ben più elaborate”. “Le istituzioni – il parere di Roberto Colla (Piacenza Più) – devono lavorare perche non si arrivi all’intervento delle forze dell’ordine, non possiamo avere un poliziotto ogni due cittadini”. Per Carlo Segalini (Lega) “l’argomento delle bande giovanili è all’ordine del giorno, mi dispiace però che nessuno abbia mai parlato del ruolo della famiglia: perche i genitori non si interessano di quello che fanno i propri figli adolescenti?”.

IL SINDACO “CONTROLLI E PROGETTI EDUCATIVI” – Alle parole dei consiglieri ha replicato in chiusura il sindaco Patrizia Barbieri: “Già dallo scorso aprile – ha ricordato – avevo lanciato l’allarme sulle bande giovanili. Il lockdown, la mancanza della scolarità, il fatto di essere stati a lungo chiusi in casa, ha favorito un certo tipo di situazioni, determinato spesso da minori che venivano da fuori città. Ciascuno deve fare la propria parte: l’anno scorso ho fatto la famosa ordinanza per evitare gli assembramenti in centro storico, uno strumento per cercare di intervenire su un fenomeno che si stava delineando. E’ un fenomeno complesso, un problema di cui dobbiamo farci carico. Ultimamente è stata avviata una riflessione anche con i residenti di alcune zone, la cittadinanza è stata molto collaborativa, ha la volontà di risolvere il problema nella consapevolezza che non si può farlo solamente dando le multe, anche se questi percorsi vanno fatti per responsabilizzare le famiglie”.

“I controlli sono necessari, ma accompagnati da progetti educativi che stiamo cercando di portare avanti, con la collaborazione fondamentale degli educatori di strada. Concordo che servano estrema attenzione e risorse da investire”.

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