Daniele Novara ospite a Gossolengo “Bambini e ragazzi vittime silenziose della pandemia”

Bambini e ragazzi sono i grandi dimenticati nella storia della pandemia che ormai da un anno ha stravolto le vite di ciascuno: vittime silenziose e fragili del nemico invisibile – si ammalano infatti poco o nulla – non vanno ad ingrossare la percentuale di decessi da Covid 19, e per questo, fanno poco rumore. Ma certo sono loro a subire più danni dall’isolamento imposto a causa delle misure anti- contagio; loro che più di tutti hanno bisogno di contatto, di esperienze collettive.

Almeno così la pensa Daniele Novara, noto pedagogista piacentino e italiano fondatore del CPP (Centro Psico – Pedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti), che, anche nel suo ultimo libro: “I bambini sono sempre gli ultimi. Come le istituzioni si stanno dimenticando del nostro futuro” (editrice Bur 2020), spiega come “in Italia l’attenzione sociale verso le nuove generazioni sia scarsa ormai da decenni e la pandemia da Covid abbia solo amplificato una tendenza in atto: ma senza investire sui giovani, non si può costruire futuro”.

Ospite lo scorso venerdì 19 febbraio della biblioteca comunale di Gossolengo nell’ambito della rassegna culturale “Il Contagio delle idee, promossa dall’amministrazione locale, l’esperto ha fatto quindi il punto “sugli effetti del distanziamento sociale tra bambini e adolescenti”: a intervistarlo l’assessore alla Cultura Sabrina Inzani dopo i saluti del sindaco Andrea Balestrieri. Un dialogo ad ampio respiro, che dai bambini della scuola materna approda al complicato mondo adolescenziale e ai problemi innegabili di questi mesi prospetta possibili rimedi: a tutta la comunità educante, ma soprattutto ai genitori, figure con cui i giovani – specie in questo periodo – si trovano in contatto anche troppo stretto.

“Isolamento prolungato, mancanza di gioco all’aperto hanno fatto male anche ai bambini della materna – ha spiegato Novara, riferendosi soprattutto alle chiusure della prima ondata di pandemia -. Uno studio pubblicato nel giugno 2020 dall’ospedale Gaslini di Genova ha evidenziato l’aumento di comportamenti regressivi e contrazioni emotive proprio nei bambini dai 3 ai 6 anni, anomalie solo in parte rientrate durante la stagione estiva. Per fortuna i bambini dell’asilo non indossano le mascherine, come invece succede alle elementari, ma a portarle sono le maestre. Questo costituisce un danno secondo l’esperto perché i piccoli, esseri sensoriali per eccellenza, hanno bisogno di rapportarsi ai volti per costruire relazioni”.

Tanto peggio gli alunni delle elementari, costretti a portare la mascherina per ore quando per Novara non c’è alcuna prova scientifica che i bambini siano soggetti o veicolo di contagio. “Invece, proprio a causa di questa presunta contagiosità, abbiamo separato i bambini dai nonni e li abbiamo chiusi in casa, pensando prima ai bisogni del cane che ai loro, come ricorderete da circolare ministeriale” dice pungente l’esperto. E alla domanda di Inzani se non ci sia qualcosa di positivo nel riavvicinamento in casa tra figli e genitori che spesso lavorano da remoto, il pedagogista non lascia dubbi: “Assolutamente no, bambini e ragazzi hanno bisogno di interagire con i loro coetanei, non di ritornare morbosamente al nido materno. Come fanno a crescere, a imparare il senso del limite attraverso il confronto con gli altri, a diventare autonomi se mamma e papà fanno sempre tutto?”.

“Consiglio continuamente ai genitori di non isolare i figli: non è ancora proibito portarli fuori a giocare – ironizza Novara -. Il movimento e la natura sono fondamentali per bambini e ragazzi, altrimenti si creano disfunzioni dello sviluppo”. E se il bisogno di socialità è essenziale per i bambini, “esseri sensoriali, ma anche molto abitudinari”, lo è ancora di più per gli adolescenti, “altamente imprevedibili, in piena evoluzione cerebrale: chiedere a un adolescente di stare sempre in casa con i genitori è come pretendere che un pesce cammini sulla subbia: niente di più innaturale, niente di più lesivo per lo sviluppo psico-evolutivo”.

Per non parlare della massiccia, esasperata tendenza di ragazzi, o a volte bambini, a rifugiarsi otto dieci ore al giorno davanti a videogiochi e realtà virtuali, sottolinea allarmato Novara: “A quel punto è lo strumento che domina la persona, non più il contrario, e recuperare un sano processo di sviluppo psichico non è per niente facile. Sono innumerevoli infatti le segnalazioni di primari ospedalieri e di medici di base per l’aumento di suicidi, ma soprattutto di comportamenti autolesivi, anoressia disturbi del sonno: in particolare la fascia di adolescenti che presentava fragilità pregresse, con la pandemia e spesso con l’impossibilità di psicoterapia ravvicinata, è finita fuori controllo”.

Situazione acuita da una prolungata didattica a distanza, che certo non ha aiutato: “Che la Dad offra un servizio, ma faccia emergere disagi e disuguaglianze ora ce lo dice anche il premier Draghi, ma noi tecnici lo evidenziamo da tempo senza essere ascoltati – ha detto Novara -. Decisioni continue sulla chiusura delle scuole sono state prese senza che nel Comitato Tecnico Scientifico ci fosse un solo esperto di infanzia e adolescenza: un paradosso ridicolo, se non fosse inaccettabile. Eppure, ormai lo sappiamo, non sono le scuole l’origine dei focolai e i trasporti, dopo un primo periodo, sono nettamente migliorati”. Il risultato di tutte queste chiusure? “Bambini e ragazzi molto arrabbiati, frustrati, disorientati e demotivati, che io vedo quotidianamente nel mio studio – spiega il pedagogista -. E genitori troppo spesso lasciati soli, esitanti per paura di sbagliare qualsiasi mossa”.

Si è fatto molto per combattere il Covid, ma adesso è ora di occuparsi dei giovani: “Sono loro che dovranno guidare la nazione. Per fortuna hanno un cervello plastico, mille risorse di recupero – conclude Novara -, ma stavolta la musica inizi a cambiare davvero”.

Micaela Ghisoni

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