Quantcast

Gasparini (Confagri) “Recovery Plan sia funzionale per il domani delle future generazioni”

Nota stampa Confagricoltura Piacenza

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) è il programma di investimenti che l’Italia deve presentare alla Commissione europea nell’ambito del Next Generation EU, lo strumento da 750 miliardi di EUR per rispondere alla crisi pandemica provocata dal Covid-19. Il 25 gennaio è iniziato il confronto tra il Governo e le parti sociali agricole sul Recovery Plan (Il Piano nazionale di ripresa e resilienza – PNRR), che destina all’agricoltura 2,5 miliardi di euro, in seguito all’aumento varato nei giorni scorsi rispetto alla prima bozza del piano.

Nell’accordo provvisorio a livello europeo condiviso dal Consiglio e dal Parlamento è stabilito che ciascun piano nazionale dovrà dedicare almeno il 37% della dotazione per sostenere la transizione verde e almeno il 20% la trasformazione digitale. Il sostegno sarà strettamente collegato alle raccomandazioni del semestre europeo, che individuano le sfide fondamentali che ciascuno Stato membro deve affrontare per rafforzare la competitività e la coesione sociale ed economica.

“Chiediamo che il programma sia davvero funzionale a costruire un domani per le generazioni future –commenta Filippo Gasparini, presidente di Confagricoltura Piacenza – Quotidianamente riscontriamo un percorso contrario che mina la tenuta delle piccole imprese e di conseguenza la tenuta sociale del Paese. Ci preoccupa il rischio che la transizione verde possa essere un’accondiscendente avvallo della politica alle richieste dello pseudo-ambientalismo che combatte progresso e tecnologie, profitto e produttività, nella sostanza, traducendosi in un danno all’ambiente e in un’ipoteca sul futuro delle prossime generazioni e, oltretutto, genera bolle speculative, come quella legata alle auto elettriche (inefficienti e con batterie fortemente inquinanti, ma iperincentivate). Abbiamo torrenti lasciati liberi di erodere terreni fertili, oltre che di provocare alluvioni, nel nome di una distorta concezione di tutela ambientale. L’agricoltura troppo spesso viene danneggiata da misure che stizzano l’occhio al panteismo e al naturalismo e che, invece, ne ostacolano l’eterno compito di perpetrare ciclicamente i processi produttivi governando e preservando l’ambiente”.

Il Next Generation Eu può essere un’occasione unica che avrà un impatto del 3,5% sul PIL. “Serve un cambio di rotta – rimarca Gasparini – perché il “green deal” rischia di essere un “bad deal” che riducendo la produttività dell’agricoltura ci costringerà ad aumentare le importazioni da Paesi meno virtuosi. In generale, le politiche stanno portando in sofferenza tutto il tessuto delle piccole e medie imprese che soccombono sotto l’aumento dei costi, tendendo così a polarizzare l’economia tra grandi gruppi che resistono e una fascia di popolazione sempre più impoverita, dequalificata e senza futuro”. Gli obiettivi del Piano devono essere molteplici, in primis aumentare la capacità produttiva agricola del Paese verso l’autosufficienza alimentare, ma anche la competitività del settore primario. Importanti saranno gli interventi per le infrastrutture e per le riforme, in particolare della Pubblica Amministrazione, della giustizia e della fiscalità, senza le quali il Paese non potrà sfruttare l’occasione del Recovery Fund che, è bene ricordare, in buona parte è costituito da un prestito europeo che andrà ad aumentare il già cospicuo debito nazionale.

“Siamo disposti a contrarre altri debiti sono se si tramuteranno in un volano per tornare a fare reddito – sottolinea il presidente di Confagricoltura Piacenza -. Dobbiamo comprendere se oltre al debito materiale lasceremo ai nostri figli anche quello morale di aver compromesso il nostro bagaglio culturale. Oggi paghiamo già il conto di un immobilismo che ha azzerato lo sviluppo negli ultimi trent’anni rinunciando a realizzare infrastrutture e costantemente limitando le imprese. Basti vedere a quanto è accaduto in montagna per comprendere come senza la sostenibilità economica è venuto meno il costante presidio dell’uomo, si è destrutturato l’ambiente sociale e degradato il territorio. Nell’abbandono della collina e della montagna noi non vediamo la natura che riprende i suoi spazi ed ecosistemi in equilibrio, ma una crescita di terreni incolti, impoveriti e maggiormente soggetti al dissesto idrogeologico. Ci opponiamo alle politiche che possano in qualche modo perpetrare questi errori nel nome di una distorta visione di ambientalismo e di economia circolare. Non voglio – conclude – che venga cambiato nei mei figli il sangue del mio popolo con la rinuncia al compito dell’uomo di governare il creato”.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di PiacenzaSera, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.