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Il cedro ai Giardini Margherita verrà sostituito “Dal suo legno un’opera che lasci il segno”

Si è tentato di tutto per un recupero e conservazione, anche parziale, del Cedro del Libano, schiantato la notte del 27 dicembre scorso ai Giardini Margherita a causa dell’eccezionale precipitazione nevosa, ma come indicato anche dalla Soprintendenza a cui era stato richiesto un parere, la sostituzione appare “la soluzione più indicata”, evidenziando come la pianta monumentale presenti “indubbie criticità in rapporto alle istanze di tutela del giardino storico”.

Nei prossimi giorni, quindi, si procederà attraverso la ditta incaricata alla sua rimozione e al ripristino dei giardini, in modo da garantirne una riapertura in sicurezza. “Immediatamente dopo lo schianto – sottolinea l’Assessore all’Ambiente, Paolo Mancioppi – ci siamo attivati per mettere in sicurezza la pianta monumentale, oltre che l’intera area che, infatti, ad oggi risulta ancora interdetta all’accesso del pubblico. Voglio ringraziare, a tal proposito, l’Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali, che hanno seguito i vari interventi e le perizie con estrema attenzione e professionalità, formulando la richiesta di parere alla Soprintendenza per le Belle Arti e Paesaggio – essendo la pianta vincolata – che ci è giunto in questi giorni. Purtroppo, anche la Soprintendenza evidenzia le criticità della pianta e ne consiglia la rimozione anche in relazione alla tutela dell’intero giardino. Per salvaguardare il valore storico di questa pianta, che era un simbolo dei Giardini, destineremo il legno, grazie alla preziosa disponibilità di diverse realtà cittadine, in particolare degli studenti del Liceo Artistico “Cassinari”, alla realizzazione di un’opera che lasci il segno, affinché non si disperda il suo valore di memoria storica”.

Nel parere inviato al Comune di Piacenza in relazione alla proposta di conservazione del Cedro del Libano, la Soprintendenza evidenza come lo stesso presenta “indubbie criticità in rapporto alle istanze di tutela del giardino storico. La conservazione in piano dell’albero – di per sé già mutilato dalle dolorose perdite dello schianto e dai tagli eseguiti a seguito dell’evento – infatti, in virtù dell’estensione dello stesso e dell’evidente esigenza di transennare il perimetro, comporterebbe un non trascurabile impatto sul disegno del giardino”. “Si aggiunga, inoltre – prosegue il parere – che il consistente volume di terra necessario per ricoprire le radici ora esposte, comporterebbe la realizzazione di una sorta di “montagnola”, di altezza probabilmente non inferiore a 3 metri, a sua volta di significativo impatto”. Ciò premesso, sottolinea la Soprintendenza, “si ritiene che l’ipotesi di conservarlo nello stato attuale – per altro con molti dubbi sulla riuscita dell’intervento, così come evidenziati anche dal competente Ordine provinciale – non tenga in debita considerazione le istanze di tutela del giardino nel suo complesso”.

“Gli alberi, certamente parte integrante e non secondaria del Giardino, in quanto organismi viventi sono purtroppo soggetti a deperibilità, spesso accelerata da interventi di manutenzione non di rado errati e come tali oggetto alla fine del proprio ciclo vitale di sostituzione. Intervento, quest’ultimo, certo non incompatibile con le istanze di tutela e che, nella fattispecie, si ritiene la soluzione più indicata”.

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