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“Nel 2020 operati pazienti oncologici in condizioni più gravi. Lasciatevi curare e partecipate agli screening”

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“Nel 2020 operati pazienti oncologici in condizioni più gravi degli anni precedenti. Il nostro invito ai piacentini è proprio questo: lasciatevi curare da noi, gli ospedali sono sicuri, e partecipate agli screening”.

Lo ha detto Patrizio Capelli, direttore del dipartimento di chirurgia generale dell’Ausl di Piacenza, a margine del bilancio settimanale sull’andamento dell’epidemia. “Abbiamo fatto due studi, dedicati alla chirurgia oncologica, confrontando i dati del 2019 con quelli del 2020 – dice Capelli -. I pazienti operati nel 2020 avevano una gravità, all’esame istologico, superiore a quella del 2019. Questo vuol dire che abbiamo operato pazienti con tumori in stato più avanzato, anche se l’attività non si è fermata, durante questi 9 mesi. Non è un caso, dovuto anche dalla sospensione degli screening. Questo ha fatto sì che si presentassero pazienti con tumori non più in fase iniziale, intercettati dallo screening, ma in stato più avanzato”.

“Da qui arriva la mia esortazione: i cittadini devono riprendere a venire in ospedale, non devono avere paura a farsi curare da noi, a farsi ricoverare per patologie che necessitano una presa in carico. Sappiamo che in Italia sono state sospese in questi mesi oltre 50mila interventi oncologici, ora se c’è la ripresa di questa attività ci deve essere, da parte della popolazione, la disponibilità a lasciarsi curare. Questo è molto importante. Tutto quello che abbiamo strutturato è completamente covid free, sia sui pazienti che per gli operatori, in modo da consentire sicurezza a tutti coloro che accedono alla struttura ospedaliera”. “A marzo, aprile, maggio siamo stati obbligati a sospendere i programmi di screening – afferma il direttore Luca Baldino -. Ora siamo ripartiti, ma abbiamo numeri, per quanto riguarda le percentuali di adesioni, che sembrano riportarci indietro di anni. Davvero invitiamo i piacentini a partecipare agli screening, è fondamentale”.

A margine della presentazione dei dati sull’epidemia a Piacenza, è stato dedicato ampio spazio all’approfondimento sull’attività chirurgica, rimodulata su più sedi per consentire di erogare le prestazioni sanitarie in condizioni di sicurezza. Dal 9 novembre è stata delocalizzata la chirurgia programmata, dall’ospedale di Piacenza in altre sedi: a Castelsangiovanni (tutta la chirurgia generale, urologia, ginecologia, odontoiatria, terapia del dolore, andrologia e chirurgia plastica) e in Casa di Cura Piacenza (chirurgia ortopedica, senologica, otorinolaringoiatrica). Una decisione opposta, rispetto alla prima ondata della pandemia, quando questa attività fu mantenuta al Guglielmo da Saliceto.

“Siamo riusciti ad eseguire il 60-70% degli interventi, un dato positivo se si pensa che nella fase acuta della pandemia l’attività è stata sospesa completamente per tre mesi e mezzo – ricorda Capelli -, con poi una ripresa parziale durante l’estate. In questi primi tre mesi (da novembre a oggi, ndr) tra Castelsangiovanni e la Casa di cura sono stati eseguiti 1280 interventi programmati, con una percentuale di abbandono – riferita a pazienti già pronti ma asintomatici positivi al tampone nelle 48 ore precedenti all’intervento – pari all’8%. Dati che ci hanno molto confortato, ma con dei sacrifici: è stata data priorità alla chirurgia oncologica e a quella non differibile”.

L’auspicio è che la pandemia si attenui, e il prossimo passaggio non è tanto quella di ritornare in ospedale, “perché una nuova impennata dei contagi ci obbligherebbe a uscire nuovamente” sottolinea Capelli, ma ripristinare almeno parzialmente alcune attività precedentemente sospesa, come la chirurgia pediatrica che può essere eseguita – per tutta una serie di necessità tecniche – solo al Guglielmo da Saliceto.

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