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“Non è con piani che si crea sviluppo, ma con la volontà di fare impresa” foto

“Chi sono i motori dello sviluppo economico? Sono i soggetti, non i grandi piani. È sempre stato così, dal Dopoguerra in poi”.

Si apre con un invito al coraggio e al protagonismo imprenditoriale l’intervento del sociologo e Presidente di Censis, Giuseppe De Rita, ospite del primo Consiglio Congiunto Gruppo Giovani Industriali e Confindustria Piacenza. L’iniziativa, tenutasi via web nel rispetto delle normative anticovid, ha visto una vasta partecipazione di esponenti del mondo imprenditoriale piacentino. Dopo i saluti di Lorenzo Marchi, presidente Gruppo Giovani Industriali Piacenza e del Francesco Rolleri, presidente Confindustria Piacenza, il professore Francesco Timpano, docente di Politica Economica alla Cattolica del Sacro Cuore Piacenza ha dialogato con il presidente Censis sulle prospettive di ripresa del Paese e della nostra città.

“Quali sono i motori dello sviluppo economico? Sono i soggetti, non i grandi piani. È sempre stato così, dal dopoguerra in poi. La ricostruzione dopo la seconda guerra mondiale è stata fatta da tutti: abbiamo ricostruito un paese dal nulla. Ed eravamo sempre noi a essere promotori di sviluppo negli anni ’50 e ’60. Gli anni Sessanta sono stati anni di spesa sfrenata, tanto è vero che per alcuni il Sessantotto viene visto come invito all’austerità. Gli anni ’70 sono stati quelli dell’economia sommersa, con lo sviluppo della piccola impresa. Secondo l’Istat nel 1970 in Italia c’erano un milione di imprese. Dieci anni dopo abbiamo raddoppiato lo stock di imprese. Con questa carica di vitalità interna, siamo arrivati negli anni ’80-’90 con un sistema economico fortissimo” ha detto De Rita, ricordando la ” volontà quasi spietata di Bettino Craxi di aumentare il reddito degli italiani”.

A un certo punto “il meccanismo si è inceppato, ma la domanda che ci dobbiamo fare è questa: abbiamo ancora dentro quella carica, quella spinta dettata dall’egoismo individuale e collettivo?”. Potrà in buona sostanza, il mondo imprenditoriale ma non solo, trovare dentro di sè nuova energia propulsiva per mettersi in gioco e creare sviluppo per l’intero Paese, o “non vi sarà nessun gusto del futuro se non quello di godersi il proprio agio? Ci vuole carica vitale” è l’invito del presidente Censis, che parla di un ceto medio italiano ormai molto diffuso e trasversale, sazio del benessere conquistato negli anni, senza nessun ambizione o interesse nel fare nuovi passi avanti. “Questa è la sfida: quanto la nostra responsabilità soggettuale può rimettersi in gioco. Ed è su questa che anche i piacentini devono sfidarsi” – afferma De Rita.

E a proposito di recovery fund, il presidente Censis ricorda che anche “i piani anche i più belli del mondo non funzionano se non c’è spontaneità di dinamica di sviluppo. I piani fissano traguardi e danno scadenze, ma non innervano comportamenti di massa. Lo sviluppo non è fatto dai piani: ci vuole l’anima interna dello sviluppo che solo noi soggetti possiamo dare”. E proprio qui viene incalzato dal professor Timpano: ok ripartire dalle imprese, ma come e perché? “Se avessi dovuto scrivere io il recovery fund non mi sarei fissato su obiettivi di lungo periodo, ma avrei puntato su singole filiere di sviluppo del paese. È da lì che parte sviluppo. Pensate al Made in Italy, alla filiera enogastronomica. Si tratta di incentivare e rendere forte le filiere. Si è invece preferita una soluzione diversa. Al vizio del piano che fissa traguardi ma non dice da dove partire, io dico invece di partire dalla volontà di fare impresa. Altrimenti il recovery rischia di non produrre effetti sul nostro Paese”.

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