Dal Governo stop agli spostamenti tra Regioni fino al 27 marzo

Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge ‘Ulteriori disposizioni urgenti in materia di contenimento dell’emergenza epidemiologica da Covid-19’. Il provvedimento proroga, tra le varie misure, il divieto di spostamento tra le Regioni al 27 marzo.

SPOSTAMENTI TRA REGIONI – La richiesta era stata avanzata durante l’incontro tra Stato – Regioni nella serata del 21 febbraio dagli stessi governatori. Tra le novità del nuovo testo, la limitazione delle visite nelle case private in zona rossa: non varrà più la regola della visita concessa una volta al giorno a due adulti con figli minori di 14 anni, valida invece per le zone gialle e arancioni. Le sollecitazioni dei territori sono state esplicitate da Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia Romagna e a capo della conferenza Stato – Regioni. “Avevamo chiesto al Governo un cambio di passo nella gestione dell’epidemia – ha scritto su Facebook Bonaccini -. Il documento unitario con le proposte delle Regioni sarà portato in Consiglio dei ministri dalla ministra Gelmini, che ringrazio per averci convocato assieme al ministro Speranza. Proposte che nei prossimi giorni saranno discusse tra governo e regioni in vista del nuovo Dpcm ai primi di marzo. Questo è ciò che come Regioni abbiamo proposto riguardo a vaccini, nuove regole per i cambi di fasce e certezza nell’erogazione dei ristori” .

“Punto primo: Vaccini priorità assoluta. Stiamo andando troppo lenti e il motivo è uno solo: la macchina è pronta, ma mancano le dosi. Al Governo chiediamo, dunque, di cambiare strategia per recuperare più vaccini possibili, valutando da subito di coinvolgere nella fase produttiva anche aziende e realtà italiane. Non c’è tempo da perdere, ne va della tutela della salute di tutti noi, a partire dai soggetti più deboli. Secondo: Mai più comunicazioni di chiusure all’ultimo minuto, come è accaduto la scorsa settimana con gli impianti da sci. È necessario che tutti i provvedimenti, compresi i cambi di fascia, vengano resi noti con un congruo anticipo ai cittadini e alle categorie economiche. È una questione di rispetto per chi da mesi sta facendo sacrifici senza precedenti. Terzo: semplificare i parametri del sistema a zone. Fermo restando che la tutela della salute resta l’obiettivo prioritario, occorre in questa fase un cambio di passo che consenta di coniugare le misure di sicurezza sanitaria con la ripresa economica e delle attività culturali e sociali”.

“Quarto: una nuova strategia che veda i tecnici produrre elaborazioni oggettive e scientifiche sulle quali la politica si assumerà la responsabilità delle decisioni. Fino a prevedere misure più stringenti per specifici contesti territoriali, ma sempre valutando le restrizioni che si sono rivelate più o meno efficaci, al fine di poter meglio soppesare quali attività sia necessario chiudere o limitare e quali invece possano essere riaperte. Quinto: ogni chiusura preveda l’erogazione di ristori adeguati nel medesimo provvedimento. Per questo abbiamo chiesto che nella Cabina di regia entrino anche i Ministri dello Sviluppo economico, dell’Economia e degli Affari regionali al fine di dosare gli impatti delle decisioni sui cittadini e le imprese. Sesto: qualificare l’attività scolastica ed universitaria (al pari delle altre attività) con un’apposita numerazione di rischio, anche tenendo conto dei dati oggettivi del contagio nelle istituzioni scolastiche e nel contesto territoriale di riferimento. Occorre, in ogni caso, implementare le forme di congedo parentale, nonchè prevedere ulteriori risorse economiche a sostegno dei genitori, nel caso di chiusura delle scuole di ogni ordine e grado per aggravamento della situazione epidemiologica”.

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