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A Piacenza vicini a quota mille contagi da Covid sul lavoro. Quattro morti

I contagi sul lavoro da Covid-19 denunciati all’Inail superano quota 150mila in Italia e sfiorano i mille in provincia di Piacenza.

Le infezioni di origine professionale segnalate all’Istituto alla data del 28 febbraio nella nostra provincia sono aumentate del 4,8% rispetto al 31 gennaio per complessivi 969 casi, quattro di questi hanno avuto esito mortale. Di gran lunga le pià colpite anche a Piacenza sono le lavoratrici donne con 697 denunce contro le 271 relative a uomini. Un dato uniforme su tutto il territorio regionale e nazionale con le sole eccezioni di Campania e Sicilia.

I dati sono forniti all’interno del 14esimo report nazionale sui contagi sul lavoro da Covid-19 elaborato dalla Consulenza statistico attuariale dell’Inail, pubblicato sul sito web dell’Istituto. Le infezioni di origine professionale segnalate in Italia dall’inizio della pandemia alla data dello scorso 28 febbraio sono 156mila e 766, pari a circa un quarto del complesso delle denunce di infortunio sul lavoro pervenute all’Inail dal gennaio 2020 e al 5,4 % del totale dei contagiati comunicati dall’Istituto superiore di sanità alla stessa data. Rispetto alle 147.875 denunce rilevate dal monitoraggio mensile precedente, i casi in più sono 8.891 (+6 %).

In Emilia Romagna (LA SCHEDA) le denunce ammontano a 12mila 690, che equivale all’8,1 % del complesso nazionale. L’analisi nella regione per mese dell’evento individua marzo 2020 come il mese più critico per le denunce, concentrandone il 25,9% dei 12.690 pervenuti dall’inizio dell’epidemia, seguito da novembre e dicembre scorsi. L’andamento regionale dei contagi denunciati è analogo a quello nazionale ma ne differisce per intensità: superiore alla media italiana in occasione della prima ondata, inferiore all’inizio della seconda, superiore a dicembre 2020 e gennaio 2021 e ancora inferiore a febbraio 2021.

Le professioni più colpite in regione Emilia Romagna

– tra i tecnici della salute l’84% sono infermieri;
– tra le professioni qualificate nei servizi sanitari e sociali sono quasi tutti operatori socio sanitari;
– tra le professioni qualificate nei servizi personali ed assimilati, i due terzi sono operatori socio assistenziali;
– tra il personale non qualificato nei servizi di istruzione e sanitari, il 62% è ausiliario ospedaliero.

I settori

– la gestione Industria e servizi registra il 98,5% delle denunce, seguono la gestione per conto dello Stato (1,4%) e l’Agricoltura (0,1%);

– l’84,3% delle denunce codificate per attività economica (Ateco) riguarda il settore della “Sanità e assistenza sociale” (68,5% delle denunce) e gli organi preposti alla sanità, come le Asl, dell’”Amministrazione pubblica” (15,8%); le professionalità più colpite sono infermieri, medici, operatori socio sanitari e operatori socio assistenziali;

– il settore “Noleggio e servizi alle imprese” registra il 6,3% delle denunce codificate: circa i due terzi ha coinvolto le attività di ricerca, selezione, fornitura di personale con lavoratori interinali “prestati” a svariate attività e professionalità (principalmente di natura sanitaria e sociale) e un terzo l’attività di “Servizi per edifici e paesaggio”, principalmente in attività di pulizia e disinfestazione;

– il settore dei “Trasporti e magazzinaggio” (1,5%), oltre la metà (57%) in servizi postali e attività di corriere, il 22% in attività di magazzinaggio e supporto ai trasporti e il 21% in traposti terrestri;

– l’1,3% ha coinvolto le “Altre attività dei servizi”, l’81% ha riguardato le organizzazioni associative, il 12% i servizi alla persona e il 7% le riparazioni di computer e di apparecchiature per le comunicazioni;

I decessi riguardano per circa 1/3 il personale sanitario e assistenziale (medici, infermieri, operatori socio sanitari, operatori socio assistenziali); interessati anche operai e artigiani del manifatturiero.

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