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Le Rubriche di PiacenzaSera - Cooperazione

Arriva la zona rossa? Confcooperative ” Concordare la continuità di alcuni servizi”

La situazione epidemiologica della Regione Emilia-Romagna è precaria, con dati che spingono verso la necessità di limitare ulteriormente mobilità ed attività delle persone.

“Non siamo ancora, come provincia, in zona rossa – la posizione di Confcooperative Piacenza -, ma giorno per giorno cambia l’orizzonte, e non è escluso che prima o poi, ci si arrivi. Già da tempo, per affrontare questa possibile evenienza, abbiamo organizzato tavoli con le nostre associate, in special modo le cooperative che offrono servizi socioassistenziali ed educativi. Ciò per non farsi trovare impreparati anche nello scenario più critico”.

Il primo lock-down dello scorso anno – ricorda infatti la direttrice di Confcooperative Piacenza Nicoletta Corvi – ha, dalla sera alla mattina annullato le possibilità operative delle nostre cooperative sociali (e di molte altre, ovviamente) che si sono trovate all’improvviso impossibilitate a continuare a fornire i propri servizi, con grande disagio delle persone e delle famiglie che ne fruivano (bambini, diversamente abili, anziani) e immensa frustrazione degli operatori. Purtuttavia, con tutti i mezzi possibili i nostri educatori, insegnanti, formatori hanno tenacemente mantenuto i contatti con i propri assistiti, grazie anche al supporto delle tecnologie che, seppur a distanza, hanno permesso di non interrompere un filo umano di enorme valore”.

“Ora, questo patrimonio di esperienze non deve andare perduto e oggi siamo a rassicurare chi fruisce dei nostri servizi (nidi per l’infanzia, centri educativi) che siamo nuovamente pronti ad operare con tutti gli strumenti possibili. per non interrompere la nostra azione. Abbandonare le famiglie vorrebbe dire aggiungere danno a danno, sotto il profilo economico, sociale, della salute fisica e mentale. Vogliamo quindi con forza condividere, in primis con le amministrazioni comunali, le nostre proposte di intervento che mirano a sostenere i bisogni dei bambini e delle famiglie della nostra città e dell’intero territorio provinciale”.

“In questo tempo che si fa nuovamente pesante, occorre non interrompere l’attività educativa nei nidi d’infanzia, per mantenere il legame con i bambini e sostenere le famiglie, soprattutto le donne (mamme), sulle quali graverà l’onere dell’impegno lavorativo e familiare. Noi siamo pronti a fare questo sia attraverso interventi a distanza sia domiciliari. Non solo, occorre anche fornire continuità educativa e formativa agli alunni disabili ai quali è consentita la frequenza scolastica, confidando che la scuola in presenza a questi ragazzi venga garantita”.

Confcooperative Piacenza è quindi pronta ad attivare “forme di flessibilità nell’erogazione dei servizi in grado di garantire risposte puntuali”. “La pluralità dei servizi all’infanzia nei comuni della nostra provincia – evidenziano – rappresenta un modello virtuoso di integrazione tra pubblico e privato in grado di dare efficace risposta ai bisogni delle famiglie. Questa consolidata esperienza di integrazione garantisce agli enti amministrativi il governo e il coordinamento complessivo dell’offerta dei servizi, ed ai soggetti gestori la possibilità di sviluppare e applicare in modo efficace le proprie competenze”.

Per questo – conclude la Corvi – ritenendo di poter portare un significativo contributo, esprimiamo piena disponibilità alle amministrazioni comunali per un confronto relativo alle proposte avanzate, sia valutando il merito delle stesse sia contemperando i correlati aspetti economici e organizzativi.”

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