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“Camera di Commercio, tempo non ancora scaduto per evitare l’accorpamento”

Intervento dei Liberali Piacentini

L’Associazione dei Liberali piacentini rileva che, pur non essendosi mai detto con precisione nella nostra provincia, per la Camera di commercio di Piacenza il cammino della sopravvivenza rispetto all’incorporazione in quella di Parma e di Reggio Emilia è oggi oltremodo irto di difficoltà. Sostanzialmente, si potrebbe infatti operare solo attraverso una modifica di legge che riaprisse il termine, tempo fa scaduto, per la costituzione di Camere di commercio con meno di 75.000 imprese per territori omogenei.

Dal decreto di nomina a Commissario straordinario del Presidente uscente della vecchia Camera di commercio di Piacenza dott. Filippo Cella risulta infatti, a chiare lettere, che, oggi come oggi, l’unico percorso previsto è quello della costituzione della Camera (che si intitolerebbe “dell’Emilia”) di Parma, Reggio Emilia e Piacenza. Per la costituzione specifica di quest’ultima Camera, è infatti stato nominato un Commissario ad acta differente dal Commissario straordinario, il quale ultimo ha solo il compito di svolgere le attività già di competenza del Consiglio e della Giunta fino alla nascita della nuova Camera di commercio.

L’Associazione dei Liberali ricorda di non essere mai stata favorevole alla rinuncia ad una Camera di commercio autonoma e di aver più volte rilevato che, in mancanza di iniziative con una generale o comunque importante rappresentatività, il risultato sarebbe stato quello che appunto andrà ora a realizzarsi. Invero, tempo fa, era invece possibile accorpare circoscrizioni limitrofe anche al di fuori della stessa regione in presenza di motivate eccezioni che, a parere dei Liberali, si sarebbero facilmente rinvenute nella stessa posizione geo-economica della nostra terra. Inoltre, per un lungo periodo, gli accorpamenti erano previsti esclusivamente da un decreto del Ministero dello sviluppo economico del 2018 che, per il suo rango normativo, poteva essere modificato con atto amministrativo. Invece, oggi non è più sufficiente la modifica di un mero decreto ministeriale perché, con un provvedimento di legge dello scorso anno, il Governo Conte ha legificato le circoscrizioni territoriali possibili ed incluso Piacenza nell’ambito della Camera di commercio “dell’Emilia” di cui s’è detto.

Purtroppo, come già detto, oggi, per non essere accorpati a Parma e a Reggio Emilia, il tempo è pressoché scaduto, ma non del tutto, e, per evitare l’accorpamento in parola, sarebbe necessaria una forte iniziativa legislativa che la classe politica piacentina non ha purtroppo fino ad oggi né promosso né tantomeno portata a compimento, ad evitare quello che sembra oggi l’unico sbocco di una vicenda che ha visto Piacenza in posizione di supina acquiescenza nell’ambito di una vicenda partita con una legge del 1993 e portata avanti con diversi provvedimenti sia amministrativi che normativi, che hanno sempre visto la nostra città solo in posizione subordinata.

Oggi, come detto, e in mancanza (come per il passato) di nostre iniziative, “siamo costretti a sperare che altre province più capaci di noi, come Reggio Emilia, si oppongano alla fusione delle tre Camere di commercio”.

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