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Chiusura FedEx, tavolo in Prefettura. Si Cobas “Anche per istituzioni è inaccettabile”

Chiusura FedEx-Tnt: incontro in Prefettura tra il sindacato Si.Cobas e le istituzioni locali: oltre al prefetto Daniela Lupo sono intervenuti – tra gli altri – il sindaco di Piacenza Patrizia Barbieri e l’assessore regionale Vincenzo Colla.

“Tutti i soggetti al tavolo – Regione Emilia-Romagna, Prefettura-Governo, Sindaco di Piacenza, ispettorato del lavoro – hanno condiviso il fatto che la chiusura è un inaccettabile affronto alla dignità di chi vive e paga le tasse a Piacenza, imputabile unicamente all’arroganza della multinazionale americana (e non certo agli scioperi di gennaio, che anzi si sono rivelati assolutamente avveduti, a differenza di quanto sostenevano CGIL e UGL, che parlavano di “posti di lavoro non a rischio”) – il duro commento degli esponenti del sindacato, a margine dell’incontro, pubblicato su facebook -. Ora è il momento dell’unità dei lavoratori, insieme possiamo fermare questa schifezza, che di certo rivela come le motivazioni esternate dalla procura per giustificare gli arresti delle settimane scorse fossero destituite di ogni legittimità”.

All’esterno delle Prefettura erano presenti anche Carlo Pallavicini e Mohamed Arafat, i due sindacalisti del SiCobas finiti agli arresti domiciliari a seguito degli scontri dello scorso 1 febbraio davanti al magazzino FedEx-Tnt di Piacenza e poi tornati in libertà, il 26 marzo, dopo la revoca della misura da parte del Tribunale del Riesame di Bologna. “Autisti, facchini, tutti i lavoratori si uniscano per cambiare questa chiusura illegale – le loro parole -. Il sindaco Barbieri, la Prefettura, la Questura, la Regione sono stati chiari: è una chiusura inaccettabile, dovuta unicamente alla volontà della multinazionale americana di fare ciò che vuole, facendo carta straccia di un accordo sottoscritto in Prefettura, cioè col Governo italiano, che ha valore legale. L’annuncio della chiusura, inoltre, disinnesca quelle dichiarazioni della Procura che dicevano che gli scioperi non avevano valenza sindacale. Oggi tutti sanno che non era così”.

“E’ importante inquadrare anche a livello politico generale questa decisione di FedeEx – proseguono i sindacalisti -. Si tratta di una multinazionale americana che segue il modello di Amazon: vogliono fare una “amazonizzazione” di tutto il mercato italiano. Invitiamo a schierarsi non solo le organizzazioni sindacali, ma anche tutte le persone che hanno una coscienza civile”.

“Il S.I.Cobas ha ricordato – spiega una nota stampa – come già un anno fa in un incontro a Milano, avessimo manifestato una forte preoccupazione per la situazione occupazionale del sito Fedex-Tnt di Piacenza, essendo cosa nota e pubblica che il piano di ristrutturazione continentale annunciato dalla multinazionale investisse in pieno il magazzino piacentino. In quell’occasione, Fedex-Tnt aveva rifiutato di esporre il suo piano industriale sostenendo di non poter dare garanzie, e ciò aveva innescato la vertenza nazionale tradottasi in scioperi e manifestazioni in tutti i magazzini in Italia, volti prioritariamente alla difesa del sito piacentino”.

“Abbiamo quindi contestato la “serrata” – prosegue il Si Cobas – messa in atto da parte di Fedex-Tnt, avvenuta oltretutto senza il preavviso in termini di legge previsto dal contratto nazionale di riferimento. Il sindacato ha inoltre evidenziato come le dichiarazioni rilasciate dalla Procura in merito agli arresti di Arafat e Pallavicini, ovvero l’inesistenza di reali motivazioni sindacali negli scioperi di gennaio, siano destituite di ogni fondamento di fronte all’evidenza dei fatti, e come quegli scioperi fossero invece avveduti e sostenuti da ragioni purtroppo solidissime”.

“Di fronte all’intransigenza di Fedex-Tnt, che scarica i lavoratori, accollando al fornitore Alba – proseguono – la messa in campo degli ammortizzatori sociali, il S.I.Cobas risponde sostenendo che non devono essere pagate dalle casse italiane le operazioni di un’azienda americana che non attraversa nessuna crisi e sta anzi assumendo ed espandendo il suo fatturato con questa ristrutturazione. Nel frattempo metteremo in campo tutte le azioni sindacali e legali volte alla riapertura immediata del magazzino e al far valere l’accordo che escludeva esuberi sottoscritto l’8 febbraio scorso”.

USB “La TNT risponde allo sciopero con la serrata. Se il facchino protesta il padrone chiude il magazzino” – “Le dichiarazioni della TNT circa l’inaffidabilita’ e la “non centralità” del magazzino piacentino nelle strategie industriali della multinazionale olandese hanno tutto il sapore di una ritorsione e di una intimidazione nei confronti dei lavoratori che hanno osato scioperare”. È questa la convinzione che USB ha rappresentato alla Prefettura di Piacenza nell’incontro tenutosi – scrive il sindacato in una nota –  “per discutere del destino di 280 facchini (che con i nuclei famigliari assommano a circa 1.000 persone) che FedEx/TNT vuol buttare in mezzo ad una strada. La multinazionale della logistica afferma di voler consolidare la propria presenza sul territorio nazionale andando ad aprire nuovi magazzini o potenziandone altri penalizzando però una provincia come Piacenza che nella logistica ha una collocazione geografica di assoluta importanza”.

“Il magazzino piacentino – afferma Usb – non solo ha una posizione baricentrica rispetto le rotte di movimentazione delle merci, ma ha pure dotazioni, quali il “sorter” e le rulliere che sono in grado di smistare oltre 200.000 (duecentomila) colli al giorno. La scelta di chiudere l’impianto prevedendo per i lavoratori la cassa integrazione risulta pertanto strumentale ed artificiosa, tutta indirizzata ad utilizzare lo spauracchio dei licenziamenti per poter affermare un dominio autoritario sui lavoratori ed annichilire qualunque loro richiesta di miglioramento delle condizioni di lavoro e sicurezza”.

USB richiede “con fermezza che si ripristini un terreno di confronto serio e veritiero, che il magazzino riapra immediatamente. Nella pandemia la logistica è l’unico settore che ha avuto un incremento a due cifre (+30%); i lauti profitti dei providers devono avere una ricaduta anche sui lavoratori che li hanno prodotti anziché essere accaparrati e gelosamente conservati col ricatto e le intimidazioni”. “In questo quadro – conclude il sindacato – le istituzioni territoriali, regionali e nazionali non possono accettare senza reagire l’arroganza di Fedex-TNT. USB chiederà l’apertura di un tavolo di crisi al MISE per garantire stabilità occupazionale”.

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