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“Disabilità è di per sé fragilità. Vaccinazione non proceda per patologie e sia estesa ai familiari”

In attesa dell’avvio, dal 15 marzo, alla campagna vaccinale estesa anche ai ‘soggetti fragili’, la Fondazione Pia Pozzoli – Dopo di Noi interviene nel merito delle categorie obiettivo di questa nuova fase dell’attività di prevenzione, che riguarderà solo i portatori di alcuni tipi di patologie.

Ecco l’intervento integrale

Nel panorama ancora pieno di incognite della campagna di vaccinazione sono incominciate in città anche le vaccinazioni delle persone disabili che frequentano i centri residenziali, i diurni e i CSO (Centri Socio Occupazionali) senza però che la categoria delle persone con disabilità sia presa in esame per se stessa, ma facendola rientrare nella genericità delle persone fragili e adottando un criterio basato su singole valutazioni patologiche di vulnerabilità e di rischio di sviluppare forme gravi o letali di Covid. Questo metodo di differenziazione è stato ampiamente contestato a livello nazionale da diverse associazioni, tra cui Fish (Federazione italiana per il superamento dell’handicap), in quanto non tiene conto del criterio base secondo cui la disabilità in toto è già di per sé una condizione di fragilità.

L’incapacità infatti di distinguere e di riferire adeguatamente eventuali sintomi della malattia, la frequente impossibilità di osservare i protocolli di sicurezza vigenti in materia di distanziamento sociale, d’igiene delle mani e d’uso dei dispositivi di protezione individuale espone la persona disabile e chi lo assiste al rischio di contagio, che appare in questi giorni aggravato anche dalla rapidità di diffusione della variante inglese.

Negli ultimi incontri in Fondazione Pia Pozzoli, i familiari sottolineano l’urgenza di prendere in considerazione il mondo della disabilità in base alle sue criticità e non a categorie di patologie, chiedono con preoccupazione se e per quando è prevista la vaccinazione per chi è impegnato in attività di tirocinio e in stages aziendali, non frequenta i servizi e vive in famiglia. I genitori esprimono altresì una forte inquietudine che deriva dall’immaginare di potersi ammalare loro stessi di Covid, poiché questo significherebbe venire meno alle cure quotidiane dedicate ai figli con disabilità. Emerge di conseguenza un’accorata richiesta alle autorità, intese come coloro che prendono decisioni e organizzano il piano vaccinale, di tenere in considerazione con urgenza anche la vaccinazione dei caregivers, cioè dei familiari che si fanno carico dell’assistenza della persona disabile.

“Le famiglie sono un presidio sociale che tutela la salute delle persone disabili al pari di educatori, infermieri e forze dell’ordine, per questo è necessario venga data loro priorità nell’accesso al vaccino”, esprime con forza un padre, aggiungendo anche, “qualora venisse meno la famiglia, la persona con disabilità si troverebbe sola”. Con la stessa preoccupazione i genitori del Centro Autismo ci hanno comunicato che stanno chiedendo all’Ausl attraverso l’ufficio disabilità del Comune di Piacenza di vaccinare in tempi brevi anche i genitori o chi genericamente si occupa di persone disabili come sono i loro figli, aggiungendo che “stare loro accanto implica essere in prima linea in caso di infezione e molti di noi sono ormai anziani in fascia a rischio”.

Appare quindi evidente la necessità di sanare la disparità tra struttura sanitaria e nucleo familiare: come infatti nelle strutture sanitarie è stata riconosciuta la priorità della vaccinazione agli operatori, s’impone di conseguenza d’ inserire in tale priorità anche i caregivers ed i nuclei familiari, tanto più che in assenza del prestatore di cura la persona con disabilità rimarrebbe priva del necessario supporto. Secondo un recente comunicato, dopo l’invio di insistenti istanze da parte di Fish, dal dicastero del Ministro della Salute sono giunte risposte rassicuranti su una revisione dei criteri del piano vaccinale già fissato per le persone disabili, al momento invece non è stata ancora ufficialmente espressa nessuna disponibilità a prendere in considerazione i caregivers.

L’auspicio è che le autorità istituzionali e sanitarie del territorio s’impegnino per le vaccinazioni a farsi carico dei bisogni che esprime questa fascia di popolazione particolarmente fragile, potenzialmente più esposta al contagio e che per questo ha diritto a maggiore attenzione.

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