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Emergenza demografica e covid, in un anno “sparito” un comune come Calendasco

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Al 31 dicembre 2020 la popolazione residente in Italia è inferiore di quasi 384 mila unità (-0,6%) rispetto all’inizio dell’anno, come se fosse sparita una città grande quanto Firenze.

E’ la fotografia scattata dall’Istat, che in un report (SCARICALO QUI) immortala la dinamica demografica in Italia nell’anno della pandemia. L’effetto covid – evidenzia Istat – ha amplificato la tendenza al declino di popolazione in atto dal 2015. Nel 2020 si registra un nuovo minimo storico di nascite dall’unità d’Italia, un massimo storico di decessi dal secondo dopoguerra e una forte riduzione dei movimenti migratori. Numeri eloquenti si registrano anche nella provincia di Piacenza: al 31 dicembre 2020, rispetto ad inizio anno, la popolazione residente è infatti diminuita di 2358 unità (-0,81%). Il saldo è maggiormente negativo per le donne (-1198) mentre gli uomini sono diminuiti di 1130 unità.

Ad essere particolarmente colpita dalla perdita di popolazione è l’area del Nord Italia, che ha patito gli effetti del virus sopratutto nella prima ondata della primavera 2020. Se nel 2019 il deficit di popolazione era stato piuttosto contenuto sia nel Nord-ovest che nel Nord-est (rispettivamente -0,06% e -0,01%), nel corso del 2020 il Nord-ovest registra una perdita dello 0,7% e il Nord-est dello 0,4% – rileva il rapporto Istat -. Il Centro vede raddoppiare in termini percentuali il deficit di popolazione (da -0,3% del 2019 a -0,6% del 2020) mentre il Sud e le Isole, più colpite nella seconda ondata (da metà settembre), subiscono una perdita dello 0,7%, simile a quella del 2019, per effetto della tendenza allo spopolamento già in atto da diversi anni.

Lombardia ed Emilia Romagna registrano una inversione di tendenza in termini di variazione di popolazione, passando da un incremento nel 2019 (rispettivamente +0,2% e +0,1%) a un deficit nell’anno successivo rispettivamente di -0,6% e -0,4%. Anche la provincia autonoma di Bolzano, tradizionalmente caratterizzata da incrementi di popolazione, vede ridurre il saldo totale percentuale (dal +0,4% del 2019 al +0,2% del 2020). All’opposto le regioni del Mezzogiorno, anche quelle con il primato di saldo totale negativo (Molise -1,3% e Basilicata -1,0%), hanno perdite percentuali più contenute rispetto al 2019. L’impatto differenziale dell’epidemia sulla mortalità (maggiore al Nord rispetto al Mezzogiorno) e la contrazione dei trasferimenti di residenza spiegano queste differenze geografiche.

Crolla anche il numero dei matrimoni celebrati in Italia: 96.687, -47,5% sul 2019 (-68,1% i matrimoni religiosi e -29% quelli con rito civile).

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