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FedEx lascia Piacenza “Hub non più centrale nella distribuzione”

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FedEx Express, società di trasporto che si occupa di spedizioni espresse, lascia Piacenza.

Una decisione che arriva a stretto di giro di posta dalla protesta inscenata davanti al magazzino logistico della Fedex-Tnt tra la fine di gennaio e l’inizio del febbraio scorsi, che ha portato all’indagine di 29 persone e all’applicazione di sette misure cautelari – due restrittive degli arresti domiciliari (poi revocati) e cinque divieti di dimora in Provincia di Piacenza – nei confronti di esponenti del sindacato Si Cobas di Piacenza e di membri del collettivo Controtendenza.

Al contempo, FedEx ha annunciato un aumento degli investimenti nel network italiano “a conferma – si legge in una nota – dell’impegno dell’azienda verso i clienti ed il personale, nonché a sostegno della ripresa economica delle imprese”. Gli investimenti previsti includono la volontà di assumere direttamente circa 800 lavoratori addetti al servizio di smistamento dei pacchi negli hub nazionali di Padova (dove le attività di reclutamento sono già iniziate), Ancona, Bari, Bologna, Fiano Romano, Firenze e Napoli Teverola. Attualmente, questo tipo di attività di smistamento viene svolta da fornitori esterni all’organizzazione di FedEx.

“Questo cambiamento – aggiunge la nota -, che avviene in un periodo di grande incertezza economica in Italia, riflette la fiducia di FedEx nel mercato italiano ma anche la sua ambizione di fornire un servizio affidabile, competitivo e agile, in grado di rispondere rapidamente alle richieste e ai trend del mercato”. Poi la spiegazione sul perché l’azienda ha deciso di lasciare Piacenza. “Il piano di investimenti” include “anche la riprogettazione del network italiano con l’obiettivo di renderlo più stabile ed efficiente – evidenzia la nota -. Nell’ambito della revisione del network, l’hub di Piacenza non svolge più un ruolo centrale nelle attività distributive: le attività di smistamento pacchi svolte presso questa struttura cessano dunque dalla data odierna, a seguito della chiusura del contratto di appalto sul sito. La cessazione dell’attività non avrà ricadute occupazionali sul personale dell’Azienda. FedEx sta inoltre dialogando con l’appaltatore per comprendere gli impatti occupazionali sui suoi dipendenti e le misure volte a ridurre o mitigarli”.

FedEx ha inoltre commissionato lo sviluppo di una nuova struttura all’avanguardia nel Nord Italia, nei pressi di Novara, che “prevediamo – spiega la società – avvii la propria operatività nella seconda metà del 2022. Questo nuovo sito consentirà l’ampliamento della capacità e dell’efficienza del network in tutto il Paese, per soddisfare le esigenze di un mercato in rapida crescita trainato da e-commerce ed evoluzione digitale”.

LA NOTA DEL SI. COBAS: “DISATTESO L’ACCORDO IN PREFETTURA DALL’AZIENDA” – In una nota il sindacato autonomo Si. Cobas spiega che “lo sciopero in gennaio aveva come punto prioritario l’impegno a mantenere in attività il magazzino di Fedex-Tnt, poiché era nota da un anno l’intenzione di chiuderlo in marzo, essendo stato annunciato dalla stessa Fedex. La vertenza aveva prodotto la stipula di un accordo davanti al Prefetto che garantiva la salvaguardia dei livelli occupazionali, che viene oggi disatteso con la decisione della chiusura”.

“Per tre settimane dopo la fine dello sciopero, l’azienda ha lavorato a pieno ritmo e tutto pareva avviato al meglio. A favorire la mai tramontata volontà di Fedex-TNT di giungere all’eliminazione dello stabilimento – sostiene nella nota il sindacato Si. Cobas è però intervenuta l’azione repressiva di Procura e Questura. L’obiettivo dichiarato della multinazionale è quello di ridurre il costo del lavoro, tornando a quella che non esitiamo a definire schiavitù, dimenticata ormai dal lontano 2011 a Piacenza. Contrariamente a quanto annunciato da Fedex-TNT, non stanno assolutamente avvenendo assunzioni nelle città indicate nel loro comunicato”.

“Il Si. Cobas investirà Fedex-TNT con tutta la sua forza d’urto – conclude la nota – per arrivare alla salvaguardia dei 300 posti di lavoro nel piacentino, colpendolo con scioperi e manifestazioni in tutta Italia”.

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