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“Identità di genere, un percorso di consapevolezza individuale e collettivo”

Un percorso complesso dal punto di vista intimo, psicologico e legale quello di ‘definizione di identità di genere’; un universo plurale, spesso fluttuante, sfuggente a categorie univoche.

Proprio questo tema in difficile, ma continuo divenire, sempre più rilevante per le giovani generazioni, è stato esplorato durante il quinto appuntamento on line della rassegna ‘Diritti e doveri in tempo di pandemia’ , promosso dal liceo Gioia di Piacenza e tenutosi il 12 marzo. Per l’occasione, ospite al Caffè letterario di viale Risorgimento, l’avvocato e primo sindaco italiano transgender Gianmarco Negri, intervistato da alcuni studenti e dalla docente di storia e filosofia Cristina Bonelli.

“Il diritto di essere se stessi. Diritto e diritti di genere” è stato il titolo dell’incontro, a evidenziare fin da subito quel nesso essenziale tra percezione individuale e realtà collettiva che è stato il focus dell’intero dibattito. A sottolinearlo, tracciando qualche importante coordinata tematica, la stessa Bonelli, che ha ricondotto i primi studi di genere al femminismo americano degli anni ’70. “È infatti in questo periodo – dice la professoressa-, che si inizia distinguere tra la nozione puramente biologica e anatomica di sesso e quella di genere, che racchiude una pluralità di significati: da un lato la cosiddetta identità di genere, ovvero la percezione che ciascuno ha di sé come maschio o femminina; dall’altro, e insieme, il sistema socialmente costruito intorno a questa identità, solitamente indicato come ruolo o stereotipo di genere. L’eventuale discontinuità tra dimensione biologica, percettiva e sociale apre la strada a nuovi diritti da garantire e limiti da superare, che oltrepassino rigide regole di genere sondando tutte le alternative possibili”.

E a interrogarsi problematicamente sul genere e sui suoi possibili o impossibili diritti è stato proprio l’avvocato Gianmarco Negri, primo cittadino di Tromello, in provincia di Pavia: non solo in qualità di esperto, ma soprattutto condividendo con gli studenti il suo percorso di transizione. “Il processo di transizione di genere non è mai una questione puramente individuale, ma sempre anche collettiva – ha detto subito Negri, sottolineando ancora una volta il legame tra autocoscienza e dimensione sociale -. Già quando io ho deciso di far emergere la mia identità di genere, ignota a tutti per ben 35 anni, mi sono posto il problema degli altri, perché la società che ci circonda in qualche modo ci influenza. Ma anche dopo, durante il percorso di trasformazione, si ha bisogno della vicinanza degli altri: l’autodeterminazione è infatti essenziale, ma l’identità di genere dipende anche inevitabilmente da come gli atri ti vedono. E le ostilità rendono più lento e doloroso l’intero processo”.

“Da questo punto di vista – spiega- una scuola aperta alle differenze e al confronto è fondamentale per due motivi: da un lato per non far sentire solo, sbagliato e impossibilitato a esprimersi chi vive un’incongruenza di genere; dall’altro, e di conseguenza, per scongiurare il frequente abbandono scolastico riscontrato tra queste persone, una piaga sociale allarmante che non si può ignorare. Per quanto riguarda poi il mio percorso, è avvenuto in modo molto graduale, con una famiglia nel complesso presente, un lavoro solido di grande aiuto e pieno di relazioni, ma purtroppo non per tutti è così. – ha precisato il sindaco-. Con gli altri? Ho sempre cercato di dialogare senza impormi, almeno finché non trovavo un muro dall’altra pare, e questo atteggiamento propulsivo spesso mi ha ripagato”.

Poi l’analisi della regolamentazione giuridica di diritti di genere, i diritti conquistati a fatica e la lunga strada ancora da fare: “Crediamo di essere un Paese arretrato, in realtà siamo stati i terzi in Europa a regolamentare incongruenza e transizione di genere – ha spiegato Negri-, fin dal 1982. Chiaramente ormai è legge obsoleta ma ha i suoi meriti”. E da qui arriva veloce il riferimento alla Suprema Corte di Cassazione, che nel 2015 ha abrogato l’obbligo di intervento chirurgico per il riconoscimento legale e sociale di genere. “Una svolta importantissima – sottolinea l’avvocato -, purtroppo giunta soltanto dopo quarant’anni. Il passo successivo e ancora da compiere sarà eliminare l’imposizione della terapia ormonale sostitutiva, sempre più spesso rifiutata tra le giovani generazioni, come vincolo per vedere riconosciuta la propria identità”.

Poi le tante sofferenze patite da chi non si identifica nel proprio sesso o genere di nascita: la famiglia che fatica a comprendere e spesso chiude la porta, il senso di colpa, i dettagli corporei percepiti come estranei, lo specchio che fin da bambini diventa il nemico più violento di sé stessi, la frustrazione amplificata di chi, in una gamma infinita di sfumature, fluttua a cavallo tra generi e sessi, non sentendosi né maschio né femmina, e facendo così ancora più fatica a ottenere ascolto.

Tutto questo si respira nel racconto personale e intensamente umano del sindaco di Tromello: un’energia in trasformazione che non si può recintare, ma ancora si fatica a comprendere. Perché, quindi, in una società dove i giovani sembrano sempre più propensi a dichiarare liberamente la propria identità, la tolleranza appare invece diminuita? Per Gianmarco Negri “c’è molta paura che i propri diritti vengano intaccati da quelli di qualcun altro, e ciò vale per la stessa comunità LGBTQ+ spaccata da molte rivalità interne. C’è poi anche la diffusa incapacità di ragionare adottando il punto di vista dell’altro spogliandosi del proprio”.

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