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“Lo smart working non basta, riattivare i congedi” L’ipotesi scuole chiuse preoccupa

Con l’aumento dei contagi, il rischio zona rossa in tutta l’Emilia Romagna – come paventato dal presidente Stefano Bonaccini – è sempre più concreto. Tra i provvedimenti più stringenti, c’è la chiusura di tutte le scuole, comprese nidi e materne, con la conseguente difficoltà nella gestione dei figli più piccoli da parte delle famiglie.

“Siamo preoccupati – afferma Gianluca Zilocchi, segretario provinciale della Cgil-, ci si sta avvicinando con  rapidità e in maniera un po’ caotica a questa decisione, senza aver affrontato preventivamente il tema di come famiglie e lavoratori possano gestirne le implicazioni. In questa situazione gli ammortizzatori – come la proroga del blocco dei licenziamenti – sono fondamentali. Inoltre, è necessario riattivare al più presto i congedi parentali, poiché lo smart working da solo non basta. Il governo e la regione devono accelerare in questa direzione; ovviamente le decisioni non spettano a noi – sottolinea -, ne prendiamo atto, ma segnaliamo, al contempo, l’urgenza assoluta di tenere in considerazione tutte le variabili in gioco”.

Quello dei congedi parentali è un tema fondamentale anche per Michele Vaghini, segretario di Cisl Parma e Piacenza. “I congedi sono stati in vigore fino al 31 dicembre 2020, dopodiché sono stati eliminati e non se ne fa menzione neanche nella legge di bilancio. Sono rimasti attivi solo per le famiglie dei ragazzi disabili, a prescindere dal colore delle regione in cui vivono, e per i genitori di studenti di seconda e terza media, ma solo in zona rossa. Adesso, però, se tutte le scuole chiuderanno è fondamentale riattivarli in maniera estesa, dato che in questo momento i genitori per stare a casa hanno a disposizione solo le ferie o i permessi, retribuiti o non. Non ci si può affidare solo al buon senso dei datori di lavoro – evidenzia Vaghini -, il problema va risolto a livello governativo. So che la Regione si è attivata, e l’auspicio è che si possano ripristinare i congedi covid entro fine marzo. Inoltre, sarebbe positivo che avessero valore retroattivo, ovvero che potessero essere utilizzati da quei genitori che, da gennaio ad oggi, sono stati costretti nelle scorse settimane a rimanere a casa con un figlio la cui classe o scuola è stata messa in quarantena”.

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