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“Lo Sputnik è affidabile ed efficace, ma oggi le multinazionali contano più degli Stati”

Vittorio Torrembini, originario di Alseno, vive in Russia da tanti anni ormai ed è un fonte diretta e preziosa su tutto quanto accade in quella sterminata nazione che confina con l’Europa e intrattiene relazioni quanto meno problematiche con il nostro continente.

Con Torrembini, che si occupa di rapporti imprenditoriali tra l’Italia e Mosca ricoprendo da anni ruoli di primo piano nella diplomazia economica del nostro paese, abbiamo voluto parlare della pandemia e della questione vaccini. Le difficoltà di approvvigionamento del nostro Paese e dell’Unione Europea sono sotto agli occhi di tutti, lo Sputnik messo a punto dai ricercatori russi può essere una valida alternativa alle multinazionali farmaceutiche? Molto interessante, come sempre, quello che ci racconta.

Ecco l’intervista:

Come è la situazione dell’epidemia in Russia? Le notizie ci dicono che sono stati superati i 90mila morti, sono state adottate misure restrittive come qui in Italia (obbligo di mascherina, coprifuoco alle 22, limiti agli spostamenti)?

Nelle ultime settimane la situazione è nettamente migliorata, tanto che le autorità sanitarie hanno ulteriormente alleggerito le misure restrittive che erano state adottate nei mesi precedenti. Di fatto resta obbligatorio l’uso delle mascherine, e la limitazione per cinema e teatri con la possibilità di presenze di pubblico al 50% dei posti disponibili. I ristoranti funzionano regolarmente con l’obbligo di 1,5 metri di distanza tra i tavoli. I musei funzionano regolarmente con prenotazione delle fasce orarie e limitazione del numero di visitatori. Occorre dire che in generale le misure restrittive rigide adottate nel nostro Paese sono state adottate solo nei primi mesi della pandemia e in modo selettivo nelle Regioni più colpite. Quanto alle statistiche sui decessi credo che la Russia, forse per il suo clima o per le caratteristiche genetiche della popolazione si collochi a livelli molto al di sotto della media mondiale.

La vicenda del vaccino Sputnik: annunciato prima di tutti e accolto con diffidenza, ora si sta scoprendo anche in Occidente (tanto che un’azienda italiana si è detta pronta a produrlo). Ma qui si legge che in realtà in Russia la campagna di vaccinazione non sarebbe decollata e Putin non l’avrebbe neppure fatto. Come stanno le cose?

Purtroppo, come ormai accade negli ultimi anni, tutto quello che riguarda la Russia viene regolarmente politicizzato, senza che si abbia la chiara realtà dei fatti e della situazione. La Russia vanta una importantissima scuola scientifica, in particolare nel settore delle infezioni e dei vaccini. Anche nel caso del COVID 19 gli scienziati russi hanno messo a punto in tempi molto rapidi tre vaccini. Sia il primo SPUTNIK V, che gli altri due, hanno seguito tutte le procedure di verifica previste dai protocolli internazionali. Il vaccino ha dimostrato una forte affidabilità e efficacia, che gli specialisti inglesi, americani e italiani hanno classificato al 93% di media e al 100% per i casi gravi. Occorre poi considerare che la Russia non possiede alte capacità produttive e per questo si accorda on i vari stati acquirenti, sulla base della cessione della licenza o di produzione in joint venture. I valori di cessione e di vendita, sono pubblici e sono inferiori a quelli delle Big Pharma occidentali. Relativamente alla diffusione del vaccino tra la popolazione, non si sono ancora raggiunti livelli adeguati. Il tradizionale scetticismo dei russi per tutto quello che viene raccomandato dallo Stato, limita per il momento i livelli di diffusione del vaccino. Con ogni probabilità Putin si farà iniettare il vaccino nell’ambito di una forte campagna di sensibilizzazione della popolazione. Devo per correttezza aggiungere che più del 90 % degli stranieri presenti in Russia, compresi i diplomatici hanno usufruito del vaccino gratuitamente.

Come giudichi la situazione dei vaccini a livello internazionale? Non pare che ognuno stia pensando per sè senza fare i conti con una pandemia che è mondiale? Va in scena la debolezza degli Stati contro le multinazionali del farmaco?

Considero la situazione una ulteriore testimonianza della debolezza degli organismi internazionali e della ormai totale invadenza delle multinazionali, comprese quelle del farmaco nella politica dei vari Stati. Per essere più chiari, appare assai evidente che se il vaccino russo dovesse avere una grande diffusione a livello internazionale, le quote di mercato che controllano oggi le Big Pharma subirebbero una forte contrazione anche nel dopo pandemia. Ergo: dagli ai Russi, se poi muoiono qualche centinaia di migliaia di persone in più “riposino in pace”.

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