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Lorenzo Magnani ospite al Gioia “Troppe regole creano conflitto e non benessere”

“Cos’è il diritto da un punto di vista filosofico e rispetto alla moralità? Come avviene il processo di attivazione e disattivazione di moralità e regole negli esseri umani? Cosa si intende per ipermoralità?”.

A queste e altre domande ha cercato di rispondere Lorenzo Magnani, filosofo e professore universitario, che con il suo contributo ha concluso il ciclo di incontri del Caffè Letterario 2020/2021 promosso dal liceo Gioia di Piacenza, esplorando la complessa relazione tra diritto, morale e regole. “Morale, regole, diritti” è stato infatti il titolo del suo intervento tenutosi venerdì 26 febbraio, ultimo tassello della rassegna“Diritti e doveri in tempo di pandemia” collocata all’interno di “conCittadini”, progetto di cittadinanza attiva dell’Assemblea regionale dell’Emilia Romagna.

“Sulla questione relativa all’origine del diritto si possono dare varie risposte – ha detto Magnani -, spaziando da Dio alla natura”. Ma lui, che – ha sottolineato la docente Patrizia Betti – “nasce inizialmente logico ed epistemologo, e approda nel tempo a studi sulla moralità connessa con il problema della violenza (a testimoniarlo il suo libro“Understanding violence”, oggi esaurito in Italia)”, non poteva non preferire un “approccio evoluzionistico” al tema del diritto, come il professore stesso l’ha definito, per cui fin dalle origini dell’uomo le prime regole protomorali sono sorte per “vivere meglio, favorire la cooperazione sociale e difendersi dalla violenza altrui”. “Tra l’altro – evidenzia lo studioso -, fin dal principio la religione ha avuto un’importanza enorme come veicolo di contenuti morali: è stata ed è tuttora un potente moral carrier”.

La moralità diventa poi diritto con la scrittura, quando alcune regole morali vengono incastonate nel corpo legislativo. Nella sua disamina Magnani parte quindi dagli ominidi, ancora senza scrittura, esposti al rischio di uccisione e violenze ogni volta che uscivano dalla caverna. Da qui scaturisce l’esigenza delle prime regole morali per la salvaguardia individuale, che si traduce poi in un’azione di cooperazione sociale per rendere più efficace la tutela dai soprusi del più forte: nel caso delle società primitive, ad esempio, chi è più bravo a cacciare e non spartisce il bottino. “Da notare – ha sottolineato lo studioso -, che le regole morali, nate per incoraggiare la collaborazione, si basano sempre su un atto di violenza, facendo prevalere un codice comportamentale rispetto a un altro. La regola morale comunitaria che impone di spartire il bottino prevarica infatti quella del più forte che non lo vuole condividere”.

“Ma noi costruiamo regole morali anche per poter prevedere i comportamenti umani – continua Magnani: solo condividendo alcuni orizzonti morali, a volte rispettati, altre disattesi, possiamo infatti essere costruttori e cementificatori del nostro destino; un principio fondamentale per l’uomo fin dal Rinascimento”. Ma cosa accade quando in una collettività qualcuno non rispetta una regola morale? “Tendenzialmente si presuppone venga punito – ha spiegato il professore -, ma anche la punizione è una forma di violenza, poiché si infrange contro l’orizzonte morale di chi la subisce, divergente rispetto a quello della collettività”. E questo inevitabilmente crea conflitto. “Un’alternativa è il perdono – continua-, ma se si perdona troppo le regole morali perdono valore, per cui il problema rimane aperto”

Dalle regole morali allo Stato di diritto poi, il passaggio non è breve e neppure scontato, ma è facile da comprendere, costituendo la trasformazione più incisiva della Storia occidentale: dall’Antica Grecia – ha continuato Magnani – si è ritenuto infatti inopportuno lasciare le regole all’arbitrio delle collettività e necessario incardinarle nella struttura del diritto, con leggi da rispettare, così che le punizioni venissero comminate soltanto attraverso la legge e perciò lo Stato avesse il monopolio della violenza”. Non tutte le regole morali vengono però incorporate in leggi dello Stato: “Un esempio significativo è quello della pena capitale, presente in alcuni Stati americani, ma non in altri, e di certo non in Italia. La pena di morte può quindi essere applicata solo dagli Stati in cui la norma è in vigore, a dispetto della convinzione morale. Viceversa  le norme di etichetta rimangono regole morali, senza trasformarsi in leggi, ma non per questo non creano conflitti tra individui”.

E come apoteosi di terreno conflittuale, che vede un profondo intreccio tra regole morali e norme di diritto, il filosofo cita ancora una volta i recenti scontri tra religioni. Ci sono poi fenomeni tipicamente umani per cui la morale individuale o il singolo paradigma morale adottato, entra inconsciamente in contrasto con quello altrui e lo danneggia: è il caso di quella che Magnani ha chiamato “bolla morale, per cui si agisce secondo una certa convinzione senza rendersi conto della violenza morale perpetrata ad altri”. Ma l’uomo è anche dedito ad attivare e dismettere la propria moralità a seconda di circostanze e convenienze: molto abile a rivendicare diritti per un torto subìto – sottolinea il filosofo -, lo è altrettanto a minimizzare il valore degli stessi diritti se solo non lo riguardano più da vicino, così come è spesso pronto a seguire contemporaneamente orizzonti morali contrastanti, dalla moralità cattolica, alla legge, all’onore, a patto che ciò si riveli vantaggioso per sé”.

Di ipercriminalizzazione e ipermoralità parla il professor Magnani in conclusione della sua lectio magistralis, denunciando un eccesso di regole e leggi, molte delle quali sanzionatorie: negli Stati Uniti, ma anche in Italia – ha detto – le leggi sono aumentate di 200 volte dagli anni Settanta ad oggi: ciò comporta un’eccessiva punibilità, anche per reati poco importanti, e una corrispondente perdita di valore delle regole; troppe per essere davvero rispettate”. “Lo dicevano anche gli Stoici che un eccesso di regole crea più conflitto che benessere alla comunità – ricorda il filosofo -, basta solo pensare al livello di burocratizzazione che abbiamo per rendersi conto dell’attualità del loro messaggio”.

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