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Lutti negati in tempi di covid “Al dolore si è aggiunta la solitudine”

Vedere un proprio caro ammalarsi, entrare in ospedale e, dopo pochi giorni, apprendere della sua morte. Senza potergli stare accanto con una parola di conforto o un gesto di affetto, né dargli un ultimo saluto. Uno degli aspetti più tragici di quest’ultimo anno, sopratutto nel periodo del primo lockdown del 2020, è stato quello del lutto negato. Le restrizioni, lo stop alle visite nei reparti, la sospensione dei funerali hanno segnato profondamente centinaia di piacentini.

Ecco perché l’associazione La Ricerca, in collaborazione con la diocesi di Piacenza e Bobbio, ha deciso di dare vita a un percorso – intitolato “Avrà i tuoi occhi” – di elaborazione del lutto attraverso le sue varie fasi, dedicato a coloro – credenti e non – che hanno perso una persona cara in tempo di pandemia. “Si tratta di un progetto frutto di un’esperienza decennale della nostra associazione e di una serie di incontri che la diocesi ha fatto nei mesi scorsi su questi temi – spiega lo psicologo e psicoterapeuta de La Ricerca Sergio Bernazzani – Nelle scorse settimane abbiamo iniziato i colloqui selettivi e, al momento, abbiamo formato un gruppo di 12 persone che si è incontrato per la prima volta lunedì 22 febbraio presso la chiesa di San Giuseppe Operaio. Sono sia uomini che donne, persone che hanno perso un genitore o un coniuge, di età in prevalenza intorno ai 50 anni, anche se c’è qualcuno più giovane ed altri più anziani”.

Il metodo utilizzato negli incontri è quello dell’auto mutuo aiuto. “Nell’elaborazione del lutto – spiega Bernazzani – è fondamentale la condivisione dell’esperienza, attraverso un ascolto che favorisca l’accoglienza dell’altro. E’ importante che tutti possano esprimersi senza essere giudicati. Non si vogliono dare risposte, bensì accompagnare le persone nelle diverse fasi di questo percorso: crediamo che sia importante non fare finta di niente, attraversare quel dolore per dare un senso alla perdita”.

Ma quali sono gli aspetti inediti e più dolorosi di un lutto in tempi di covid? “Quest’anno, per molte persone, al dramma della morte si è aggiunta la privazione di quei riti fondamentali, come il funerale, per dire addio. Attraverso il nostro gruppo, cerchiamo di recuperare questi passaggi negati aiutando a venire a patti con tante domande che possono logorare: “Cosa potevo fare di più per il mio caro? Come avrà passato gli ultimi momenti prima di morire, in solitudine? Avrò fatto bene a farlo ricoverare? Il rischio – evidenzia Bernazzani – è ricordare il familiare solo nel momento di sofferenza, al contrario con i gruppi di auto mutuo aiuto si punta a recuperare anche i momenti belli”. Alla sofferenza si aggiunge la solitudine. “Questo è un aspetto venuto alla luce con particolare intensità in questo periodo – rileva -: vuoi per l’età o per le modifiche che sta subendo la società, sono sempre di più le persone sole. Questo progetto, in questo senso, può aiutare ulteriormente, perché favorisce la creazione di relazioni nuove e di vicinanza”.

A confermare l’emergere di questo senso di solitudine sempre più diffuso è anche Angela Fasoli, volontaria de La Ricerca che dopo aver frequentato un gruppo per l’elaborazione del lutto ha deciso di mettersi a disposizione delle persone che si trovano ad affrontare lo stesso dramma. “Partecipai ad un gruppo nel 2013 – spiega -, in seguito alla morte di mia madre: una scomparsa che mi aveva fatto soffrire immensamente e messo in grande difficoltà. Quell’esperienza mi ha aiutato ad andare avanti, spingendomi a restituire qualcosa agli altri. Attualmente – aggiunge – seguo un gruppo di persone che si riunisce online. In questo periodo di pandemia, ho notato che per molti alla sofferenza per la morte di una persona cara si aggiunta la difficoltà di non avere nessuno accanto, di aver perso relazioni, abitudini che c’erano prima del covid. Un altro sentimento comune è la paura, di uscire, andare al lavoro ed ammalarsi. Noi cerchiamo di essere un riferimento contro la solitudine”.

Il metodo dell’auto mutuo aiuto, tanto semplice quanto efficace, è il vero valore aggiunto. “Si tratta di una modalità di sostegno non tanto conosciuta – rileva Fasoli -, ma che consente alla persona che soffre di trovare risorse ed energie inaspettate. Nel confronto emergono le potenzialità che permettono di risollevarsi: spesso è più facile, infatti, trovare il conforto rivolgendosi all’altro, piuttosto che a sé stessi”. Per elaborare un lutto non esistono scadenze definite. “Ognuno deve prendersi il tempo necessario – sottolinea la volontaria de La Ricerca -. Spesso si banalizza la sofferenza: frasi come “ne uscirai” “tutti ce l’hanno fatta” non sono abbastanza. Così il gruppo diventa il luogo dove si può dire ciò che si prova, senza vergogna, stando insieme ad altri che vivono la tua stessa condizione”.

Il progetto “Avrà i tuoi occhi” proseguirà almeno fino a quest’estate. Per informazioni è possibile prendere contatti con l’Associazione La Ricerca telefonando o inviando un sms o una email a: Anna Papagni cell. 348/8557985, annapapagni@laricerca.net

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