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Moschea, il centrosinistra e M5s chiedono le dimissioni dell’assessore Opizzi

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Quel che sta accadendo a proposito della moschea mostra un modo di intendere l’agire amministrativo nella nostra città che dovrebbe allarmare, al di là degli schieramenti politici. Già è grave ignorare la tutela della libertà di culto sancita dalla Costituzione, ragione peraltro che ha spinto il Tar della Toscana ad annullare la delibera del consiglio comunale di Pisa con cui si negava il permesso a costruire da quelle parti. Addirittura intollerabile che un assessore, delegato dal Sindaco per tutelare gli interessi di tutti, batta i tacchi davanti ai diktat della politica di parte.

Avevamo apprezzato la sua affermazione: “Sono qua in veste di assessore per dare spiegazioni ai cittadini, dalla discussione politica mi tengo fuori. Sono l’assessore di tutta Piacenza. Lo spettacolo a cui ci hanno fatto assistere in queste ore (riferita alla Lega) lo lascio discutere agli altri. Ai partiti la libertà di prendere le proprie posizioni”. Oggi invece non possiamo che biasimare l’essersi rimangiata la parola. In men che non si dica è passata dal più che corretto ‘non avrei mai potuto avere un ruolo determinante in questo percorso’ (e ci mancherebbe, in Italia vige la netta separazione tra funzioni di indirizzo politico e funzione di gestione amministrativa, principio che non può essere citato a corrente alterna, secondo convenienza) alla categorica richiesta agli uffici, in aperta lesione dell’autonomia dirigenziale, della “attivazione di una esaustiva verifica di tutte le fasi (…), non solo per tabulas ma anche attraverso un sopralluogo all’interno del complesso immobiliare”. Tutto ciò, nonostante la pratica sia già arrivata alla conclusione del suo iter e l’autorizzazione sia già stata rilasciata.

Lascia poi esterrefatti la gogna mediatica della mail volutamente data alla stampa, i cui motivi sfuggono, a meno di non voler pensare a un’indebita pressione che pregiudica la serenità umana e professionale dei dipendenti che saranno chiamati a interessarsi di nuovo della vicenda. Chissà cosa ne pensa il segretario generale del Comune di Piacenza, Roberto Maria Carbonara, che si era esposto, solo qualche giorno fa, ad affermare: “Se l’assessore fosse intervenuta per bloccare, sarebbe stato scorretto il suo comportamento. Sono passaggi tecnici che non ammettono discrezionalità”. Adesso che l’assessore ha di ‘sua esclusiva iniziativa esaminato la pratica’ e di conseguenza disposto nuove verifiche e ispezioni, come la mettiamo sul piano della correttezza politica e amministrativa? Qualche profilo di eccesso di potere all’orizzonte?

Tutto ciò ci spinge a formulare qualche domanda all’Assessore Opizzi:

1. Rispetto alle sue affermazioni iniziali, cosa o chi le ha fatto cambiare idea?

2. Da quando riveste il ruolo di Assessore all’urbanistica, in quanti altri casi al di fuori dei sorteggi effettuati secondo normativa ha ritenuto di dover intervenire di sua “esclusiva iniziativa”?

3. Da quando riveste il ruolo di Assessore all’urbanistica in quanti altri casi ha ritenuto di dover inviare mail riservate ai dirigenti per avviare esaustive verifiche sui procedimenti urbanistici di competenza dell’Assessorato all’urbanistica?

4. Quali sono gli aspetti di carattere giuridico-amministrativo che ha rilevato dal suo “sommario esame”?

5. Essendo il procedimento in questione concluso, con un diritto perfezionato in capo al soggetto richiedente, attraverso quale procedura si pensa di riaprirlo?

6. Cosa si sente di dire a tutti quei cittadini che, in attesa del rilascio di un’autorizzazione, potrebbero temere qualche forma di accanimento, nel caso i suoi standard non fossero graditi da qualcuno?

Noi crediamo che senza un’esaustiva risposta a queste domande che evidenziano un comportamento ondivago per un pubblico amministratore, l’Assessore Opizzi non possa continuare a ricoprire il proprio ruolo nella Giunta Barbieri.

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