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Le Rubriche di PiacenzaSera - Universi

“Quella fra noi e i virus è una ‘never ending war’. Il SARS-CoV-2-2019 non è stato costruito in laboratorio”

Un’intervista della redazione di Universi a chi ha dedicato gran parte della propria a carriera allo studio dei microrganismi. Insomma possiamo dire che il professor Lorenzo Morelli dà del “tu” ai virus perchè ha una lunga frequentazione da studioso con loro. Le domande di Chiara, Roberta, Hassan, Alex e Micaela, coordinati da Fabio Franceschetti con il supporto di Davide Chiappini, toccano naturalmente anche il tema dei vaccini ma il prof Morelli non disdegna le incursioni nella storia e nell’economia. Perchè per comprendere quello che ci sta accadendo non basta soltanto la scienza.

Lorenzo Morelli è direttore del Dipartimento di Scienze e Tecnologie alimentari per una filiera agro-alimentare Sostenibile, DiSTAS, sede di Piacenza ed è stato preside fino al 2016 della Facoltà di Scienze Agrarie e Alimentari dell’ateneo piacentino.

Buongiorno professore, ci aiuta a conoscerla meglio? Si può presentare brevemente?

Ho 67 anni, sono nato a Genova, sono arrivato a Piacenza quando avevo 10 anni e sono stato studente della Facoltà di Agraria, laureandomi nel ’79. Dopodiché mi hanno spedito in mezzo mondo: negli Stati Uniti, Francia, l’Inghilterra. Quindi da precario sono diventato ricercatore, poi professore associato ed infine professore. Il mio lavoro è stato quello di studiare i batteri con cui facciamo gli alimenti fermentati, dallo yogurt, ai formaggi, al vino etc. Poi però mi è venuta un’idea un po’ malvagia, perché ho cominciato a studiare i batteri che vivono nell’intestino, e la cosa ha creato qualche problema. Ma quel filone di ricerca ha portato poi ad un sacco di pubblicazioni, a capire che cosa fanno i batteri che abbiamo nell’intestino. Pensate che nel nostro intestino abbiamo circa mezzo chilo di batteri, e menomale che ci sono, perché ci garantiscono la salute. Questo mi ha portato poi a lavorare per la FAO e per l’OMS. Adesso dirigo un dipartimento di 93 persone che fanno ricerca, metà a Piacenza e metà a Cremona dove stiamo per inaugurare la nuova sede.

Entriamo nel vivo dell’argomento dell’intervista: farci conoscere meglio il mondo dei virus. Cos’è la proteina Spike di cui si parla ultimamente?

Devo fare una premessa. Il virus è l’essere biologico più semplice che conosciamo. Non è chiaro se possiamo chiamarlo vivente o no, perché per vivere deve aggredire un altro essere vivente. Come fa? Dentro il suo corpo, piccolissimo, molto più piccolo dei batteri, ha un acido nucleico, ovvero quelle molecole che contengono le informazioni per la vita. Covid è il nome della malattia, il virus si chiama SARS-CoV-2-2019. L’acido nucleico al suo interno è un’RNA, che ha bisogno a sua volta di “schiavizzare” il DNA che abbiamo nelle nostre cellule. Immaginate di avere una scatola, con dentro qualcosa di molto prezioso, e volete trasferire questo contenuto in un’altra scatola, ma senza aprire il coperchio. È un problema, a meno che non riusciate a creare un canalino fra le due scatole.

Questo canalino sono le “proteine Spike”: spike vuol dire punta in inglese. Sono quelle punte che vediamo emergere da quei disegni che tutti i giornali ci stanno propinando come il ritratto di questo virus. Dentro ci sono delle informazioni, una specie di cervello elettronico, che vengono trasferite dentro le nostre cellule: e disgraziatamente, da quel momento, le nostre cellule diventano schiave del virus. Non fanno più quello che vogliamo noi: ad esempio, non ci aiutano più a respirare, se parliamo dei polmoni, ma producono milioni, miliardi di copie di questo virus. La cellula così infettata muore, esplode, liberando queste particelle che vanno ad infettare altre cellule. Diventa quindi estremamente pericoloso. Oggi abbiamo i vaccini. Io sono un microbiologo e posso dire che una delle più grandi scoperte della medicina sono stati gli antibiotici. Fino alla seconda guerra mondiale, fino a tutti gli anni ’50, si moriva di una qualunque infezione batterica: vi tagliavate un dito ed era possibile che vi venisse una infezione non controllabile.

Ora fortunatamente abbiamo gli antibiotici. Molti non sanno però che dalle infezioni non si guarisce con gli antibiotici: si guarisce perché noi abbiamo un sistema di difesa, ovvero il sistema immunitario, terribilmente potente. Gli antibiotici lo aiutano, gli danno un vantaggio: è come se barassero, in una corsa lo fanno partire più avanti degli altri. Senza sistema immunitario quindi si muore. I vaccini cosa fanno? Sono sostanzialmente dei segnali che avvisano il nostro sistema immunitario del possibile emergere di un’invasione da parte di un virus. Chi deve essere allora vaccinato per primo? Quelli che hanno il sistema immunitario più debole, cioè gli anziani: man mano che si va avanti negli anni, diventa sempre meno efficiente. Comincia a mostrare segni di indebolimento dai 65 anni circa in poi. Una volta vaccinate queste persone, bisogna procedere con quelle che hanno più probabilità di venire a contatto con altre persone, e quindi di essere infettate o di essere degli infettanti, dei diffusori: ad esempio il personale medico e gli insegnanti.

Quali sono le interazioni tra il microbiota intestinale e il coronavirus?

La risposta è molto semplice: non lo sappiamo. Ci vogliono anni per capire come succedono certe cose. Una delle cose che mi fa molto rabbia da un anno a questa parte, è vedere anche tanti colleghi che sono andati in televisione a sparare notizie. Arrivare a determinare cosa sia vero, per la scienza è un cammino lungo e faticoso, che richiede tanti piccoli mattoncini. Quello che sappiamo è che il microbiota intestinale è un elemento assolutamente importante del sistema immunitario. Il più elevato numero di cellule del sistema immunitario noi lo abbiamo nel nostro intestino. Qui arriva tutto quello che mangiamo: sembra che una sostanza importante sia la vitamina D, fatta dal nostro corpo sulla pelle. Sembrava che noi mediterranei non avessimo problemi di carenza di vitamina D, e invece non è così. Siamo carenti perché ci vestiamo e almeno nel nord abbiamo degli inverni lunghi. Sembra che la supplementazione con vitamina D possa essere positiva: si trova nei prodotti di origine animale, nel latte e nella carne principalmente.

Quali possono essere gli effetti collaterali più pericolosi per persone con patologie neurologiche o oncologiche?

La risposta nella pagina seguente.

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