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Rivaroli (Cna) “Servono misure strutturali a sostegno del lavoro”

I dati relativi al mercato del lavoro nel mondo delle piccole e micro imprese artigiane continuano a preoccupare.

L’ultima rilevazione effettuata dall’Osservatorio Lavoro del Centro Studi di CNA, relativa al mese di gennaio 2021, evidenzia infatti una tenuta artificiale, e non realistica, del mercato occupazionale. “L’andamento – evidenzia il Presidente provinciale di CNA, Giovanni Rivaroli – non subisce scossoni soltanto perché le cessazioni dei rapporti di lavoro sono frenate dai provvedimenti governativi dettati dall’attuale emergenza sanitaria: cassa integrazione guadagni e blocco dei licenziamenti. Purtroppo, però, continuano a ridursi le assunzioni, reale indice dello stato di salute della nostra economia. E in Italia diventa sempre più diffuso il timore di una bomba lavoro a scoppio ritardato, in coincidenza con il venir meno del divieto di licenziamento. A questo punto, credo non siano davvero più rinviabili misure concrete e strutturali, e non più a tempo determinato, a sostegno dell’occupazione”.

A gennaio 2021 – spiega Cna – l’occupazione nel mondo dell’artigianato e delle piccole imprese è aumentata dell’1%. Un dato non sorprendente: la crescita del primo mese dell’anno segue tradizionalmente il forte calo di dicembre, quando scadono numerosi contratti a termine. Quest’anno, però, si è registrato un risultato inusuale per gennaio: su base annua, infatti, l’occupazione è calata dello 0,1%, mentre a gennaio 2020 era stata rilevata una crescita dell’1,7%.Anche l’analisi delle varie tipologie contrattuali evidenzia elementi preoccupanti, ma comunque in linea con il recente passato. Anche a gennaio, infatti, si è registrato nei nuovi contratti un progressivo spostamento dal tempo indeterminato al tempo determinato, testimonianza della persistente incertezza socio-economica che grava sul nostro Paese.

“Negli ultimi sei-sette anni – commenta il Direttore di CNA Piacenza, Enrica Gambazza – il lavoro a tempo indeterminato è drasticamente calato lasciando sempre più spazio alle diverse forme contrattuali a termine. A fine 2020 in Italia solo il 55% delle persone occupate risultava contrattualizzata a tempo indeterminato, un dato su cui occorrerebbe fare una profonda riflessione considerando che nel 2014 erano più dell’86%. Sono numeri preoccupanti, che dimostrano la grande precarietà del mercato del lavoro nazionale”.

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