Quantcast

A ventisette anni suona l’organo in San Sisto e in Cattedrale “Ogni volta è una sfida”

Se negli ultimi mesi – precisamente dallo scorso Natale – vi è capitato di assistere a una messa o a una celebrazione liturgica nella Cattedrale di Piacenza, forse vi sarete accorti, o magari rimarrete sorpresi a saperlo, che a scandire il rito con le note solenni e cariche di spiritualità dell’imponente organo, collocato sulla destra del presbiterio, c’erano le mani di un giovane musicista e compositore di soli 27 anni.

Si chiama Federico Perotti, alle spalle una formazione in alcuni dei migliori conservatori di Italia e d’Europa, dal 2015 direttore di coro nell’ensemble “Vox Silvae” e, più recentemente, organista titolare in due delle chiese più importanti di Piacenza: San Sisto e CattedraleLa sua passione ha una genesi ben precisa. “Prima della musica, a stregarmi fu lo strumento in tutte le sue diverse componenti – racconta -. Mi affascinò la sua dimensione, ma anche la sua complessità: è un’espressione dell’ingegno umano che tocca alti livelli. La tecnologia dell’organo è frutto di secoli di storia ed è curioso come sia rimasta inalterata dal momento del suo apice raggiunto in Italia tra il 1500 e il 1600. L’organo costruito da Giovanni Battista Facchetti nel 1544-45, che suono in San Sisto, ne è un chiaro esempio. Si tratta di un pezzo unico nel suo genere – evidenzia -: è il più antico conservato a Piacenza ed è il solo tra quelli costruiti da Facchetti ad aver mantenuto un numero di canne originali così ampio. Un patrimonio unico per la città”.

Recentemente l’organo di San Sisto è stato oggetto di un importante intervento di straordinaria manutenzione. Circa la metà della spesa è stata coperta dalla Chiesa italiana, ma possono dare un sostegno anche enti e persone con un contributo liberale. “La parte più consistente dei lavori, affidati a Daniele Giani, importante organaro italiano, è iniziata nell’estate del 2020 e si è da poco conclusa – spiega Perotti -. Oltre a combattere l’usura del tempo su diverse componenti – sia le parti in legno, sia le centinaia di canne – grazie a questa operazione l’organo ha ritrovato la sua voce brillante. Gli organi come questo – continua il musicista – si differenziano e spiccano rispetto ad altri di epoche posteriori, soprattutto per intonazione e sonorità: mettono in risalto gli armonici naturali attraverso il temperamento, e le canne producono suoni dal timbro unico, che si riverberano in tutte le navate”.

organo san sisto

L’organaro Giani al lavoro sull’organo di San Sisto

“La cosa bella di questo tipo di strumento – riflette in maniera più ampia – è che ogni esemplare ha la sua precisa identità, differente da tutte le altre. Non parliamo di un costruttore piuttosto che un altro: se, per esempio, in un pianoforte moderno il numero di tasti è quasi sempre lo stesso, gli organi hanno invece più o meno tasti di dimensioni e forme differenti, così come pedaliere mai uguali tra loro. Adattarmi ogni volta a uno strumento diverso è per me una sfida. Non si tratta infatti semplicemente di suonare, ma di farsi interpreti delle sensazioni specifiche valorizzando le peculiarità che quel singolo organo possiede. Per far ciò bisogna conoscerlo profondamente, quasi dominarlo”.

Anche il contesto è importante. “Ogni organo si lega in maniera indissolubile all’ambiente in cui si trova – evidenzia Perotti -, dato che passa lì tutta la sua esistenza: non puoi ovviamente portartelo a casa, come se fosse un flauto o una chitarra. Il luogo di ascolto – sia questo una chiesa o una sala da concerto – è la sua cassa di risonanza, da cui non si può astrarre il suono. Un’altra cosa unica – aggiunge divertito – è che spesso le persone non vedono l’esecutore della musica, poiché nascosto dallo strumento. Per me l’organo non è un corpo esterno, ma ci sono letteralmente dentro. Nel suo cuore”.

Uno strumento così ricco di tradizione può avere una chiave attuale? “In realtà è una questione che non mi pongo – afferma -. Recentemente sentivo una conferenza dello storico Alessandro Barbero, in cui, interrogato sull’importanza della Storia, diceva all’incirca che è vero che bisogna studiarla perché è importante per tante ragioni, ma che personalmente lui lo avrebbe fatto comunque, a prescindere, perché gli piace. Lo stesso – conclude – vale anche per me. Suono l’organo perché mi appassiona, non per un fatto di cultura. Certo, suonando cerco di trasmettere la mia passione e desidero che questo venga percepito dagli altri. Non esistono generi musicali o strumenti che possano piacere a tutti, ma sono abbastanza convinto che ascoltando le note di un organo non si possa non restarne affascinati”.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di PiacenzaSera, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.