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“Ancora troppo amianto in Emilia Romagna, più impegno per attuare il piano regionale”

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“A 29 anni dalla sua messa al bando per legge, è ancora troppo l’amianto in Emilia Romagna. Nonostante la nostra Regione sia tra le poche in Italia ad essersi dotata di un piano specifico, rimane ancora molto da fare per la sua attuazione. Ma per farlo serve un impegno concreto e più incisivo da parte delle Multiutility, INAIL e dei Comuni”.

E’ quanto ha affermato Ciro Donnarumma, segretario regionale Cisl con delega alla salute e sicurezza sul lavoro, in occasione della Giornata mondiale vittime dell’amianto che si celebra oggi in concomitanza con quella della salute e sicurezza sul lavoro. “In Italia – ricorda il sindacato – l’amianto è stato messo al bando dal 1992, tuttavia tra il 1995 e il 31 dicembre 2020 tra i residenti in Emilia Romagna sono stati accertati 3.013 casi di mesotelioma maligno, la malattia professionale tipicamente associata all’esposizione professionale all’asbesto che si manifesta anche dopo 25-30 anni dall’ultimo contatto con le fibre maligne. Le province più colpite sono state Bologna (caratterizzata dall’industria della costruzione/riparazione delle carrozze ferroviarie) e Reggio Emilia (per la presenza di fabbriche di produzione del cemento amianto). I lavoratori più colpiti sono quelli dell’edilizia (15% circa), costruzione/riparazione materiale rotabile (10%), industria metalmeccanica (9%), zuccherifici (8%)“.

“E non illudiamoci molto e non abbassiamo la guardia se nel 2020 a livello regionale si è notato un rallentamento delle denunce di malattie professionali correlate all’amianto (la media 2015-19 è di 152 casi annui mentre l’anno scorso sono stati appena a 101) perché questo potrebbe essere un altro effetto dovuto a Covid-19”, ha proseguito il sindacalista.

Non ci sono dati certi sui metri quadri di amianto ancora presente in Emilia Romagna (si stima la presenza di 2,5 miliardi di m2 di coperture in cemento/amianto pari a circa 32 milioni di tonnellate e circa 8 milioni di m3 di amianto friabile), ma “la priorità è certamente quella di completare il censimento, facilitando al massimo grado l’asportazione e lo smaltimento, e ciò anche per evitare che finiscano tra i rifiuti indifferenziati”. Per questo la Cisl regionale sottolinea “l’assoluta necessità di dare piena attuazione al piano regionale puntando con decisione verso l’obiettivo di una regione ad amianto zero, così come indicato nello stesso Patto per il lavoro e per il clima. Ma per far questo il sindacato di via Milazzo indica almeno tre priorità”.

“La prima – afferma Donnarumma – è quella di dare piena attuazione alla delibera della Regione che prevede che i privati cittadini possano rimuovere da soli l’amianto dalle loro proprietà, a patto che si tratti di quantità modeste (fino a 500 chilogrammi), che il materiale non sia ad altezze troppo elevate (non oltre i tre metri) e che la persona sia protetta con guanti, mascherina e tuta”. Tuttavia, affinché ciò funzioni, è necessario che anche le aziende ex municipalizzate compiano il loro dovere, vale a dire quello di ritirare queste piccole quantità. Funzione che peraltro è prevista all’interno del servizio di gestione dei rifiuti urbani”. “La seconda priorità – prosegue – riguarda l’INAIL. E’ necessario che l’Istituto costruisca con la Regione un data base di tutti coloro che sono stati esposti a rischi professionali di natura cancerogena, come previsto da Testo Unico della salute e sicurezza sul lavoro. Bisogna andare oltre l’esposizione all’amianto e avviare azioni di tutela nei confronti degli esposti”.

Infine, il sindacalista della Cisl richiama “la responsabilità di ANCI, quindi dei Comuni, nell’applicazioni delle linee guida per la gestione delle segnalazioni e dei siti individuati dalle mappature locali relative alla presenza di materiali contenenti amianto”. “Si parla molto di semplificare la vita dei cittadini – conclude -, ebbene le linee guida sono un modo concreto per farlo: prevedono procedure semplici per chi deve segnalare la presenza di amianto e la collaborazione tra Comune e AUSL, evitando confusione e duplicazione di procedure, come avviene oggi”.

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